
di Marco Palombi
Capitolo 1: La sensazione di solitudine.
L’isolamento sociale nelle antichissime aggregazioni umane – così come nei primati – significava la differenza tra la vita e la morte. Senza il supporto della comunità, un individuo era vulnerabile agli attacchi dei predatori, alle condizioni ambientali avverse e alla carenza di risorse. Questa realtà ha plasmato profondamente la nostra psicologia, facendo sì che il nostro benessere dipendesse dalla connessione con gli altri. Il legame tra la solitudine e la sopravvivenza ha influenzato l’evoluzione dei Sapiens, portandoci a sviluppare un’intensa avversione per l’isolamento La sensazione di solitudine si è evoluta in questo contesto, come un funzionale indicatore di pericolo imminente. Il nostro cervello è stato programmato dall’evoluzione per percepire la solitudine come una minaccia. Lo stesso meccanismo evolutivo che ci ha spinto a cercare la socializzazione per garantire la nostra sopravvivenza ci avvisa quando questa rischia di venire meno attraverso questo allarme. La neuroscienza moderna conferma che la solitudine attiva nel cervello umano le stesse aree che legate al dolore fisico, suggerendo che e; stata proprio l’evoluzione a plasmare il nostro sentire, affinché evitassimo l’isolamento sociale a tutti i costi. Gli autori di “Feeling of Loneliness” dell’NIH sono espliciti in questo: la sensazione di solitudine è un adattamento evolutivo progettato per promuovere la ricerca della connessione sociale. Lo storico e antropologo Yuval Noah Harari, nel suo libro “Sapiens: Da Animali a Dei”, spiega che i gruppi di cacciatori-raccoglitori erano estremamente interdipendenti, e l’esclusione dal gruppo era una delle punizioni più severe. La solitudine, che segnala il rischio di esclusione sociale, provoca nell’individuo una reazione: la tensione alla ricerca della compagnia degli altri, a ristabilire legami sociali e a integrarsi nuovamente nel gruppo. Nell’articolo “The Origins of Loneliness” pubblicato da John T. Cacioppo e William Patrick, si sottolinea come la solitudine, sebbene spiacevole, serva a motivarci a cercare relazioni sociali e a mantenere il contatto con la comunità. Questo legame tra solitudine e sopravvivenza è ancora presente nel nostro cervello. Il Covid-19 e le misure di isolamento sociale hanno risvegliato queste antiche paure, amplificando la percezione di pericolo associata alla solitudine. Studi neuroscientifici dimostrano che l’isolamento sociale attiva le stesse aree del cervello coinvolte nella percezione del dolore fisico, sottolineando come la solitudine sia profondamente radicata nella nostra biologia.
Capitolo 2: La sensazione di solitudine ed il lockdown.
Durante il lockdown imposto per contenere la pandemia, le persone di tutto il mondo hanno sperimentato livelli senza precedenti di isolamento. La chiusura delle attività sociali, la necessità di distanziamento fisico e le restrizioni sulla mobilità hanno creato una situazione in cui il contatto sociale diretto era severamente limitato. Queste misure hanno esacerbato la sensazione di solitudine, poiché hanno interrotto le routine quotidiane che normalmente soddisfano i nostri bisogni di appartenenza e connessione sociale. Per molti, la solitudine si è manifestata non solo come un’assenza di interazioni sociali, ma anche come una percezione di disconnessione e vulnerabilità. Il lockdown ha anche messo alla prova la capacità degli individui di gestire la solitudine. Studi hanno mostrato che la solitudine prolungata può portare a una serie di effetti negativi sulla salute mentale e fisica, tra cui depressione, ansia e declino cognitivo.
Capitolo 3: La soddisfazione dei bisogni di base durante la pandemia.
La teoria dei bisogni di Abraham Maslow, sviluppata negli anni ’40, descrive una gerarchia di necessità umane che inizia con i bisogni fisiologici di base: cibo, acqua, riparo e sicurezza. Solo quando questi bisogni primari sono soddisfatti, gli individui possono focalizzarsi su livelli superiori come la sicurezza, l’appartenenza, l’autostima e infine l’autorealizzazione. Durante la pandemia, il modo in cui le persone soddisfano i loro bisogni di base ha subito trasformazioni significative. Le piattaforme digitali hanno giocato un ruolo cruciale nel facilitare l’accesso ai beni e servizi fondamentali. – Cibo: Servizi di consegna come Glovo e Uber Eats sono diventati disponibili e diffusi, permettendo di continuare ad accedere al cibo senza dover uscire di casa. –
Casa: Durante il lockdown, sono state introdotte misure per sostenere le persone economicamente vulnerabili, come la sospensione dei pagamenti degli affitti. Questo ha contribuito a ridurre lo stress legato alla sicurezza abitativa, anche se temporaneamente. –
Sessualità: Piattaforme come OnlyFans hanno offerto un mezzo per soddisfare i bisogni di intimità e connessione, diverso dai tradizionali siti pornografici. La possibilità di interagire direttamente con le persone dall’altra parte dello schermo ha fornito un senso di connessione sessuale equivalente, sebbene in un ambiente virtuale. Quando i bisogni di base sono soddisfatti, la percezione di solitudine viene ad essere privata della base biologica. Nonostante la soddisfazione dei bisogni, la sensazione di solitudine è comunque continuata, dato il perdurare del lockdown, fino a far scattare quel meccanismo di autoprotezione che, a fronte della soddisfazione dei bisogni, ha segnalato al nostro sistema neurologico che la sensazione di solitudine andava diminuita, per non “soffrire inutilmente”. La paradossale permanenza della sensazione ha vissuto la stessa parabola di quando piano piano ci si dimentica del dolore della perdita di una persona cara. Era quindi una sensazione falsa, in quanto priva di basi e quindi inconsciamente percepita non più utile?
Capitolo 4: L’erosione del valore dei comportamenti sociali fondamentali.
Se vediamo la società come una matrice dinamica all’interno della quale agisce l’individuo, nella propria casella, la disconnessione brutale dalla società – matrice ha portato sic stantibus rebus l’individuo a mettere in discussione non tanto la matrice stessa – della quale non ha sempre presente coscienza -, ma la natura della casella in cui era inserito, in quanto i confini della casella stessa non erano più né funzionanti né funzionali.
Mettendo in discussione la casella, cade l’adesione alla matrice. L’imposizione per legge di nuove tipologie di relazione senza dar tempo alla società di evolverle dal proprio interno, ha portato appunto alla sostituzione della matrice per un tempo – in quel momento – indefinito, quindi potenzialmente eterno. Questo ha contribuito sicuramente a far crollare l’importanza della sensazione di solitudine, in quanto non vi era più una matrice sociale implicita sul quale applicarla. Ma nonostante ciò, questa nuova matrice consentiva il soddisfacimento dei bisogni del primo gradino della scala di Maslow. Venendo meno il campanello d’allarme, e costretti all’isolamento pandemico, ci siamo trovati di fronte al fatto che molti dei comportamenti e delle interazioni che erano alla base della costruzione della società hanno diminuito la loro importanza. Anche la necessità di mantenere la distanza fisica ha ridotto la frequenza e la qualità delle interazioni faccia a faccia, portando a una percezione diminuita dell’importanza di questi comportamenti a causa del ridotto apporto di stimoli liminali e subliminali provenienti dall’altro che consentono l’emissione di un feedback. La parte più evidente è stata la sensazione di benessere di molti, per i quali l’isolamento prolungato ha portato a rivalutare le proprie relazioni sociali e la necessità di mantenerle. La parte meno evidente, era che le persone si stavano abituando a fare a meno della società.
Capitolo 5: Le conseguenze sull’integrità sociale.
La ridotta importanza dei comportamenti sociali fondamentali, quale la capacità di impersonare il proprio ruolo con coerenza, oppure la reciprocità (che è alla base della esigenza di dire la verità e della fiducia ha portato a diverse conseguenze negative. Ha, ad esempio, diminuito il senso di responsabilità verso la comunità, portando a un aumento di comportamenti dissociali come il mancato rispetto degli impegni presi e la creazione di ruoli e qualifiche non supportati da competenze reali. Lo vediamo tutti i giorni, tra persone incompetenti che si improvvisano in un lavoro (millantatori), e persone competenti che iniziano a parlare di cose non di loro pertinenza (tuttologi). Quanto tempo fanno perdere? Quante energie si sprecano? Questi cambiamenti hanno avuto un impatto significativo sulla società. Mentre l’adozione di ruoli e mansioni non sostenuti da competenze ha creato instabilità economica, la perdita di coesione sociale ha minato la fiducia nelle istituzioni e nei rapporti interpersonali, generando preoccupazioni per il futuro della società civile post-pandemica.
Capitolo 6: Il contrasto tra la civilizzazione Illuminista e l’altro modello di civilizzazione.
Nella tradizione illuminista, la solitudine è vista come una conseguenza della violazione del “patto sociale”. Secondo filosofi come Jean-Jacques Rousseau e John Locke, il contratto sociale è alla base della legittimazione dello Stato e delle relazioni sociali. Rousseau, nel suo “Contratto Sociale”, descrive come gli individui uniscano le loro forze per proteggere i loro beni e libertà sotto la direzione della volontà generale. La coscienza di aver violato o di voler violare questo patto, può portare ad una sensazione (anche anticipata) di isolamento e disconnessione dalla società (solitudine). In contrasto, nelle società non illuministe, la solitudine deriva non dalla percezione dell’assenza del tuo pari, ma dall’assenza di direttive provenienti da un’autorità superiore. In queste civiltà, la coesione sociale non è basata sulla reciprocità, ma sull’identità dei membri, come in uno sciame, e sull’esistenza di un’autorità a loro superiore. Gli individui sono abituati a operare come parte di un “gregge” sotto la guida di un ente superiore, che morde ma nel contempo protegge. Ricordiamo la persona arrestata perché da sola prendeva il sole in spiaggia? Ricordiamo la velina che obbligava le ambulanze ad andare in giro con le sirene spiegate in modo da generare apprensione nei cittadini? Ricordiamo l’esodo di massa dalla Lombardia all’annuncio ch’essa sarebbe stata chiusa a causa del Covid-19, finalizzata ad equilibrare il carico sul SSN attraverso il rientro dei fuorisede? Durante il lockdown, le misure appartenenti alla seconda categoria, e talvolta fuori dalla logica, ci hanno fatto vivere in un ambiente di secondo tipo. Eravamo tutti uguali (chiusi in casa), tutti privati di poter esplicare socialmente la nostra personalità, tutti nutriti ed in salute – ma non liberi. Come in un allevamento di ovini. E la cultura illuministica non si è ribellata. La paura l’ha piegata, sconfitta, trascinando con il suo cadavere anche le istituzioni ed i capisaldi che conformavano la nostra vita sociale: la partecipazione democratica, la centralità dell’Uomo, la libertà, la fratellanza e l’uguaglianza.
Capitolo 7: Il monito In breve.
Cari lettori, la pandemia ha compromesso in modo significativo la connessione sociale dell’Occidente post-illuminista, forse in maniera irreversibile, almeno per le generazioni che l’hanno vissuta direttamente e per quelle immediatamente future. L’isolamento forzato e la disgregazione delle convenzioni sociali hanno messo in crisi i fondamenti stessi della nostra civiltà basata sul patto sociale e sulla reciproca coesione, portando a una frammentazione sociale e a un aumento della sfiducia nelle istituzioni e nell’efficacia delle relazioni interpersonali, di tutto il nostro ambiente. Ora, imponiamoci una domanda: questa pandemia e il conseguente isolamento sociale sono stati solo una tragedia inevitabile o possiamo intravedere, dietro questi eventi, un attacco deliberato alla nostra civilizzazione? Un attacco progettato per minarne le basi e renderla meno resistente e più tollerante alla permeazione di valori autoritari e non propri? Questa domanda, che rimane aperta, vuol essere un invito a riflettere su come proteggere e rafforzare i valori che definiscono la nostra civilizzazione, garantendo ch’essa, grazie alla coesione sociale, possa esprimere quello sforzo – inimmaginabile – necessario per resistere alle impegnative future sfide.
i Bibliografia: 1. Articoli e Studi Accademici o Cacioppo, J.T., & Patrick, W. (2008). Loneliness: Human Nature and the Need for Social Connection. New York: W.W. Norton & Company. o Hawkley, L.C., & Cacioppo, J.T. (2010). Loneliness Matters: A Theoretical and Empirical Review of Consequences and Mechanisms. Annals of Behavioral Medicine, 40(2), 218-227. doi:10.1007/s12160-010- 9210-8. o Hawkley, L.C., Thisted, R.A., & Cacioppo, J.T. (2009). Loneliness Predicts Reduced Physical Activity: Cross-Sectional & Longitudinal Analyses. Health Psychology, 28(3), 354-363. doi:10.1037/a0014400. o Masi, C.M., Chen, H.-Y., Hawkley, L.C., & Cacioppo, J.T. (2011). A Meta-Analysis of Interventions to Reduce Loneliness. Personality and Social Psychology Review, 15(3), 219-266. doi:10.1177/1088868310377394. o Maslow, A.H. (1943). A Theory of Human Motivation. Psychological Review, 50(4), 370-396. doi:10.1037/h0054346. 2. Libri e Trattati Filosofici o Hobbes, T. (1651). Leviathan. London: Andrew Crooke. marco.palombi.research@





