Home Politica TIMMERMANS, SIMBOLO DI UNA CRISI SISTEMICA

TIMMERMANS, SIMBOLO DI UNA CRISI SISTEMICA

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Eliminare gli Stati e sostituirli con le multinazionali.

Eliminare la democrazia e sostituirla con la tecnocrazia.

Dietro le quinte, a decidere e a tirare i fili dei pupazzi in vista sul teatrino della politica, la finanza.

Questo in sintesi il sistema, la cui crisi è impersonata dalla cocente sconfitta di Franciscus Cornelius Gerardus Maria “Frans” Timmermans alle recenti elezioni politiche olandesi.

L’ex presidente socialista della Commissione europea è stato l’avanguardia fondamentalista dell’ideologia green, cavallo di Troia per ridurre il welfare, impoverire i cittadini degli Stati membri, ridurre gli spazi di democrazia, a tutto vantaggio delle multinazionali e della cupola finanziaria internazionale.

Nell’Olanda, paradiso fiscale, eden europeo delle multinazionali, ha vinto la destra di Geert Wilders con il 23,5 per cento dei voti e con 37 seggi in Parlamento.

Il socialista Timmermans, alleato dei verdi, si è dovuto accontentare di 25 seggi.

Che governo si formerà in Olanda? Un pateracchio del socialista Sanchez come quello che si è formato in Spagna?

Sembra che i liberali di Rutte siano per l’appoggio esterno a un governo Wilders. Vedremo.

Cosa farà l’Olanda non ha molta importanza ai fini della svolta che si sta determinando in tutta Europa.

Una svolta che mette in crisi una logica che si è sviluppata nel tempo, che ha avuto come protagonisti i Dem americani e in Europa i socialisti (si fa per dire) come punta avanzata, con al seguito il Partito popolare e che ha tentato di instaurare un regime elitario, tecnocratico, funzionale agli interessi finanziari e non a quelli dei cittadini.

Le crepe del sistema sono ormai evidenti e continuano ad allargarsi.

La guerra in Ucraina, frutto di una politica improvvida della sinistra Usa, che ha attivato la risposta violenta della Russia, non ha portato al risultato sperato, ossia quello di fiaccare Mosca. A rimetterci è stata l’intera Europa e, in particolare la Germania, che ha visto interrompersi il gioco favorevole di avere gas a poco prezzo per le sue industrie, mentre al contempo, delocalizzava in Cina. Oggi Russia e Cina sono impraticabili e Sholz, nonostante i trucchi sul bilancio, naviga in pessime acque.

Non se la cava meglio Macron, pupillo dei Rothschild, espulso dai Paesi africani ex colonie e avvolto in una crisi pesante economica e di credibilità.

L’asse franco tedesco è ormai un ricordo.

Ci sono poi elementi di crisi meno visibili, come il contenzioso tra Pfizer e la Polonia.

Varsavia è la miglior alleata attuale degli Usa nella Nato e, come è noto, le multinazionali del farmaco finanziano i Dem. Un contenzioso tra il colosso Pfizer e la Polonia investe i rapporti con il deep state Usa, ma anche quelli con la Germania, che non sono dei migliori. Il vaccino Covid, infatti, è stato prodotto dalla tedesca  BioNTech e, quindi, il contenzioso si trasferisce, inevitabilmente in quello tra Polonia e Germania. Chiaramente si capisce per quale motivo Ursula Von der Leyen, tedesca, abbia concordato una mostruosa dose di vaccini, attualmente inutilizzabili. Accordo, quella della von der Leyen con Pfizer al vaglio del Parlamento europeo che vuole far chiarezza. Qui le incrinature del sistema sono multiple.

Un’altra incrinatura riguarda l’entrata a gamba tesa dell’Oms, che vorrebbe dettare agli Stati le regole sanitarie, essendo ormai, di fatto, un’espressione di interessi privati.

Uno degli elementi interessanti delle faglie che stanno disarticolando il sistema è l’alleanza tra Tucker Carlson e Elon Musk, che significa anche che una parte del deep state Usa, segnatamente il Pentagono, dissente ormai dalle politiche di Joe Biden e della sinistra americana e guarda a Trump.

Timmermans, portabandiera del socialismo europeo in caduta libera, è il simbolo di un fallimento sistemico che, però, potrebbe mettere in atto colpi di coda pericolosi.

In cauda venenum. Meglio essere vigili.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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