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DIFENDERE I BAMBINI, TUTTI I BAMBINI

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di Antonino Macri Pellizzari

Ho molto esitato prima di scrivere questa nota perché il Medio Oriente è un’area geografica che conosco meno dei Paesi di cui scrivo abitualmente. Ci ho lavorato, è vero, ma non ho mai provato quell’empatia che mi ha spinto a “conoscere” altri Paesi. Non ho niente contro quei popoli, ho avuto colleghi ed ho anche oggi amici che appartengono a quelle aree geografiche e professano quelle religioni che hanno tantissimo in comune con noi. Non posso però tacere ulteriormente al cospetto dell’orrore destato in me (come in tutti noi) dai fatti che si sono succeduti e si succedono ancora dal 7 ottobre in poi. Quella mattina, come ogni giorno appena alzato e in attesa di colazione, leggevo sul cellulare le notizie della notte ed esse sono state per me un pugno allo stomaco! Come immaginare un orrore, una violenza, una ferocia così improvvisa. Migliaia di giovani, colpevoli solo di festeggiare la propria gioventù cantando e ballando all’aria aperta, attaccati improvvisamente da terra e dal cielo da sconosciuti che li hanno trucidati, hanno devastato i loro corpi nei modi più crudeli, li hanno rapiti e portati i prigionia! E poco dopo altri uomini armati hanno invaso alcuni kibbutz, cercando e trucidando casa per casa uomini, donne, bambini, che, ignari di tutto, ancora dormivano. Anche loro uccisi nei loro letti, tranne pochi che erano riusciti fortunosamente a rintanarsi nelle “panic rooms” blindate per sfuggire al massacro. Cercavo disperatamente, consultando i vari giornali a cui sono abbonato, inglesi, americani, cinesi, ed alla fine anche israeliani ed arabi, di trovare un barlume di giustificazione, di spiegazione per ciò che era successo. Nessuna giustificazione sarebbe stata accettabile, ma almeno, forse, avrei voluto leggere una dichiarazione di qualcuno che avesse il coraggio di rispondere alla domanda “perché? e perché in quel modo?”. Quanto odio, quanta disperazione, quale pazza ideologia ha potuto spingere degli esseri umani a macchiarsi di delitti così atroci. Non vi racconto la cronaca di quel giorno perché è nota a tutti. Passata l’emozione di quel momento, due domande mi sono balzate in mente: quale sarà ora la reazione, naturale, inevitabile, giusta, di Israele, colta nel momento di una sua notevole divisione e debolezza interna che forse spiega perché, contrariamente a tutta la sua storia, sia stata colta così impreparata e abbia reagito in soccorso dei malcapitati solamente dopo molte ore. E l’altra: quando interverrà la corte internazionale di giustizia per raccogliere subito, a caldo, le prove di questi delitti e dei loro responsabili. Alla prima domanda è inutile che risponda, perché io stesso sapevo già cosa sarebbe successo, bombardamenti violenti, ovunque sulla striscia di Gaza. Chiunque avrebbe reagito allo stesso modo ed è giusto che sia così. Quanto all’altra domanda, silenzio, silenzio assoluto, come per altro era successo giorni prima per i fatti del Nagorno-Karabakh. Perché? Perché la corte, così pronta a porre sotto inchiesta in Ucraina ogni fatto, sia esso evidente come le fucilazioni di massa o gli stupri, sia altri, se vogliamo marginali, come la morte di qualche persona nel bombardamento di un edificio, perché non si è fatta viva in questo caso? perché non ha reagito? perché nessun giornale o talk show ne ha fatto cenno? Come prevedibile e comprensibile Israele ha avuto una reazione furiosa. Violentissimi bombardamenti su tutta la striscia di Gaza, principalmente su Gaza City da dove partono i razzi palestinesi, ma anche altrove; concentrazione di soldati e di carri armati sulla frontiera terrestre, con frequenti incursioni e anche bombardamenti da terra; controllo armato della costa con alcune incursioni anche da quella via. Inoltre, fatto abbastanza nuovo, blocco di qualsiasi rifornimento in ingresso al territorio, mi riferisco a cibo, acqua, elettricità, combustibile, medicinali etc. nel tentativo ufficialmente dichiarato di annientare per sempre tutti i militanti di Hamas. E poi il 18 ottobre Era il tardo pomeriggio, quando “qualcosa”, un missile, un proiettile o altro ancora è piombato nel cortile antistante un ospedale di Gaza, provocando un incendio con centinaia di morti (poi definiti 471) ed un numero altissimo di feriti (molti dei quali morti qualche giorno dopo), per lo più civili che avevano trovato rifugio vicino l’ospedale pensandolo un luogo sicuro, ma anche, ovviamente malati o feriti lì ricoverati. Un ospedale, un luogo che dovrebbe essere considerato sacro perché consacrato a salvare la vita di chi, colpevole o innocente che sia, ha diritto di essere salvato, e non rischiare ulteriormente la morte per mano altrui. Tutti i media del mondo hanno trasmesso in diretta le immagini di questa nuova strage: nel buio causato dalla mancanza di elettricità, alla sola luce giallo-rossastra delle fiamme, parenti e infermieri si aggiravano per rintracciare, aiutare, o ricomporre quei poveri resti umani! Un altro shock gigantesco, inenarrabile, indimenticabile per chiunque lo abbia visto. Sul momento la responsabilità di questa tragedia fu attribuita a Israele (che qualche giorno prima aveva già colpito un altro ospedale con danni fortunatamente minori); in seguito Israele ha mostrato alcuni filmati che indicherebbero la responsabilità in un errore di un razzo palestinese. il 25/10 il New York Times ha mostrato alcuni filmati, risultato di uno studio approfondito fatto triangolando i filmati dei militari israeliani con altri filmati contemporanei da altre angolazioni. Il risultato sarebbe che non è stato un razzo palestinese ma probabilmente di nuovo un proiettile israeliano. La verità è conosciuta, in maniera diretta, solo da Americani, Israeliani e Palestinesi. Nessuno dei tre è credibile per la lunghissima sequela di gigantesche, disastrose bugie di cui si sono macchiati tutti negli ultimi decenni in situazioni analoghe. Non la sapremo MAI in maniera credibile. Ma credete che ciò sia importante per chi è morto in quel disastro e per i parenti? La morte è qualcosa di IRREPARABILE e solo chi ne parla dalla poltrona di casa sua può sproloquiare che si tratti di “danni collaterali”, da qualsiasi parte siano quei morti. Nel disastro di quel giorno abbiamo tutti ignorato che, nello stesso giorno, era stata colpita una scuola gestita dall’ONU che ha determinato la morte di 6 bambini. Anche quella, una scuola, un luogo che dovrebbe essere considerato protetto e intangibile. Ma non finisce qui. Israele ha intimato a tutti gli abitanti della fascia nord della striscia di Gaza di evacuare immediatamente quell’area e spostarsi al sud in modo da potere invadere e distruggere da terra, oltre che dall’aria, i guerriglieri, le loro armi, i loro rifugi sotterranei e liberare gli ostaggi, anch’essi vittime innocenti, come ho detto sopra, di questo massacro. Per darvi un’idea di ciò che significa questa evacuazione, sappiate che la striscia di Gaza ha un’estensione pari a circa un terzo del comune di Roma e in essa vivono 2,3 milioni di persone, di cui circa la metà bambini e ragazzi. Le persone da evacuare sarebbero oltre un milione. L’idea è in linea di principio corretta, ma chi impedisce ai militanti di Hamas di nascondersi fra i fuggitivi e spostarsi anche al sud? E chi impedisce loro di portare con sé al sud le armi e gli ostaggi, prigionieri e forse anche feriti? Ovviamente Israele non è stupida e quindi con droni e altri aggeggi elettronici cerca di scovare “le mele marce” in questo fiume umano e colpirli. Da qui, nuovi bombardamenti su poveri disgraziati in fuga, inermi. Una giovane donna intervistata ha detto che si erano mossi in un gruppo familiare di diciassette persone, di essi oggi sono sopravvissuti in quattro. Inoltre il corrispondente di Al Jazeera dalla striscia di Gaza si era uniformato all’ultimatum di Israele, aveva abbandonato la casa in cui abitava, e aveva trasferito la famiglia in un campo gestito dall’ONU in area “sicura” a sud della linea rossa. L’altra notte la moglie e i due bambini sono morti in un bombardamento. Non esiste un posto sicuro neanche per i civili. E’ una roulette contro la morte ogni minuto! Due prestigiosi giornali internazionali, l’Inglese Guardian e l’americano Washington Post, si sono distinti, con i loro corrispondenti nella striscia, nell’analisi della situazione sul campo. Credetemi, leggere i loro reportage è una cosa straziante che peggiora giorno dopo giorno. Una bimba molto piccola, seduta su una panca, e che aveva perduto entrambi i genitori, chiedeva “come farò senza la mia mamma?” Un chirurgo diceva che non avevano più anestetici e operavano senza alcuna anestesia. Un altro raccontava che, fra poco, non avranno più energia elettrica neanche per le incubatrici dei neonati. Gli edifici civili distrutti erano, giorni addietro, oltre il 40%. L’UNICEF aveva dichiarato che giorni fa, quando i morti palestinesi erano 4500, i bambini morti erano 2000. Oggi i morti totali sono quasi 9000 e fra di essi i bambini sono oltre 3000. Quanti diverranno fra qualche giorno? Sento il dovere di leggere quelle notizie, come una forma di partecipazione, ma vi assicuro che ogni volta mi alzo dalla scrivania con le lacrime. Certamente, come ho detto, il disastro del 7 ottobre è gravissimo e inescusabile, ma esso si è abbattuto su Israele come uno Tsunami o un terremoto. Ha colpito ed è finito lì. Uno strazio enorme, ma subito dopo sono arrivati i soccorsi, i malati hanno potuto essere curati, i morti ricomposti e sepolti con le onoranze dovute, i superstiti aiutati a superare il trauma. Ma c’è oggi un trauma ben più grave, incommensurabilmente più grave a mio avviso. Esso colpisce due gruppi: gli ostaggi, che da una festa o da i loro letti sono stati catapultati come prigionieri nel buio di cunicoli dove passano ogni minuto senza sapere cosa succederà loro e se saranno ancora vivi il minuto successivo, e, ovviamente, i loro parenti. L’altro gruppo è quell’immensa moltitudine di civili palestinesi che vivono nelle stesse condizioni, e fra di essi, moltissimi bambini. Il trauma e l’odio accumulato in questi giorni perseguiterà entrambi, milioni di persone, per il resto della vita, senza alcuna possibilità di cura. Questa è la tragica situazione che colpisce entrambe le parti. Ora, come ho detto, Israele, e con loro tutta l’opinione pubblica internazionale, non hanno alcuna voglia di fare l’analisi storica e politica di torti e ragioni che si sono accavallati e incrociati da tutte le parti, includendo alcuni Paesi europei, da quando, caduto l’impero Ottomano, si decise, esclusivamente in Europa, cosa fare dei territori lasciati liberi dagli sconfitti, e, in seguito, quando, finita la seconda guerra mondiale, per lavarsi dalle colpe causate verso il popolo ebraico si decise, sempre in Europa, di aiutarlo a trovare una nuova patria senza preoccuparsi di chi lì già viveva da migliaia di anni. Sono responsabilità irrisolte in decenni e non è questo il momento, né l’atmosfera giusta per discuterne. Ora è la guerra! Ma, mi chiedo, nell’arco degli ultimi secoli si è cercato di porre delle regole anche alla guerra. Non tutto è permesso. Per esempio se Israele, o Hamas, usasse l’Yprite, il gas che fece stragi nelle trincee della Prima guerra mondiale, tutto il mondo griderebbe allo scandalo e probabilmente deciderebbe di intervenire direttamente per far cessare questo massacro. Ma non è una violazione di qualsiasi regola, legge, diritto di guerra, ciò che ha fatto Hamas (come ho detto all’inizio di questa nota) e ciò che sta facendo Israele da più di venti giorni? LO E’ CERTAMENTE. Non è accettabile che un intero popolo sia chiuso in gabbia, privato di tutto ciò che è strettamente necessario per vivere, e bombardato giorno e notte, senza alcuna possibilità di scampo. Quando una famiglia perde in maniera così orrenda più della metà dei suoi membri (come nell’esempio che ho indicato) cosa pensate che diventino i suoi membri residui se non terroristi disposti a tutto visto che non hanno più niente da perdere, più orrori a cui assistere? Faccio un altro esempio: se un gruppetto di terroristi a Roma, dopo aver fatto un attentato, trovasse rifugio in un palazzo di una decina di appartamenti e prendesse in ostaggio gli abitanti, considerereste accettabile la decisione di distruggere l’intero palazzo per evitare la morte degli eventuali poliziotti che cercassero di entrare per liberare gli ostaggi? E’ più o meno questo oggi il rapporto fra terroristi uccisi e “vittime collaterali” a Gaza. Leggi di guerra ho detto, che condannino entrambe le parti, non per la guerra in sé ma per come entrambi la stanno conducendo. E ho trovato un supporto neutrale a ciò che dico. Il Washington Post ha intervistato Luis Moreno Ocampo che fu il primo procuratore capo della Corte Penale internazionale nel 2003 e si è ritirato nel 2012 per dedicarsi all’insegnamento universitario. Egli ha detto che la decisione di svolgere inchieste sarà a discrezione del pubblico ministero oggi in carica. Afferma però che la corte ha giurisdizione per giudicare, perché la Palestina è diventata per la Corte uno stato nel 2015, e che nel 2021 i giudici della corte hanno confermato che Gaza, Gerusalemme Est e la Cisgiordania ne fanno parte. Secondo lui, oggi osservatore esterno, l’attacco di Hamas è chiaramente un crimine contro l’umanità, ovvero un attacco diffuso e sistematico contro una popolazione civile, come pure la presa di ostaggi è un crimine di guerra. Dall’altro lato il blocco di Gaza potrebbe costituire un genocidio, come pure potrebbe essere un crimine di guerra l’uccisione indiscriminata di civili nel tentativo di colpire Hamas. Oggi, quasi tutti gli osservatori sono d’accordo che in questo momento il solo obiettivo di Israele è la distruzione totale di Hamas, anche se per molti questo è un obiettivo praticamente impossibile. Israele stesso non si pone in questo momento il problema di cosa farà “dopo”, quando avrà di fatto occupato la striscia di Gaza, e la stessa Cisgiordania sarà in subbuglio. Non ne parlerò in questa nota, però torno su un argomento che mi sta a cuore e su cui mi muovo con una cera competenza: L’ONU, il suo ruolo e le sue (in)decisioni. Nel 1795 Immanuel Kant scrisse un saggio, “Per la Pace Perpetua”, un ipotetico trattato di pace capace di impedire i conflitti. Non voglio addentrarmi in disquisizioni storico-filosofiche ma è singolare che egli disegnò la creazione di un’autorità terza, diversa e superiore, a cui fosse delegato dai vari Stati il diritto di risolvere i conflitti sorti fra di essi. E’ il concetto sul quale fu creato l’ONU e che purtroppo si è rivelato un fallimento assoluto. Infatti esso diede poteri di intervento non all’assemblea generale, ma ad una struttura più ristretta e in teoria più agile, il Consiglio di sicurezza, costituito da 15 membri. Purtroppo, e qui è il problema, si tratta di un sistema oligarchico e assolutamente antidemocratico in cui esistono 5 membri permanenti, USA, Inghilterra, Francia, Russia e Cina, ciascuno dei quali individualmente può paralizzare l’intera organizzazione. Ciò ne paralizza il funzionamento e rende inutile l’intera organizzazione, salvo in pochissimi casi in cui i cinque “padroni del mondo” siano d’accordo. E’ quello che sta succedendo in questi giorni. Cito il sito dell’ONU 16 ottobre 2023. “ Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite lunedì sera non è riuscito ad adottare una risoluzione proposta dalla Russia che avrebbe chiesto un cessate il fuoco umanitario a Gaza, che è stata devastata da quasi 10 giorni di combattimenti tra Israele e il militanti d Hamas. Il testo ometteva qualsiasi menzione del gruppo estremista…. I membri si sono divisi sulla mancanza di una condanna specifica del gruppo estremista Hamas, che ha iniziato l’attuale escalation di violenza, inviando centinaia di combattenti a compiere massacri negli insediamenti vicino alla striscia di Gaza il 7 ottobre. Affinché il consiglio adotti una risoluzione, la proposta deve ricevere almeno 9 voti a favore, senza che nessuno dei suoi cinque membri permanenti si opponga o ponga il veto. La bozza del testo chiedeva un cessate il fuoco umanitario, il rilascio di tutti gli ostaggi, l’accesso agli aiuti e l’evacuazione sicura dei civili.” La proposta aveva avuto 5 voti a favore, 4 contro e 6 astenuti Cito ora il sito dell’ONU del 18 ottobre 2023 “mercoledì gli Stati Uniti hanno posto il veto a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che avrebbe chiesto “pause umanitarie” per fornire aiuti salvavita a milioni di persone a Gaza. Mentre 12 dei 15 membri del Consiglio hanno votato a favore del testo a guida brasiliana, uno (Stati Uniti) ha votato contro e due (Russia e Regno Unito) si sono astenuti. Un no da parte di uno dei 5 membri permanenti del Consiglio blocca l’azione su qualsiasi misura che gli viene sottoposta. …. L’ambasciatrice USA ha spiegato il veto del suo Paese nella camera del Consiglio dicendo che questa risoluzione non menziona il diritto di Israele all’autodifesa… Israele ha la visione intrinseca dell’autodifesa come si riflette nell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite ….. questa risoluzione avrebbe dovuto fare lo stesso.” E mentre i diplomatici, chiamati a risolvere almeno momentaneamente il massacro che genera ogni giorno più di mille morti (essenzialmente civili), giocano con le parole, la strage continua. E’ questa l’essenza del genere umano? I rappresentanti di 8 miliardi di persone non riescono a fermare circa 8 milioni (un millesimo) che si uccidono fra di loro. Ma non è finito qui. Sempre dal sito dell’ONU del 26 ottobre: Sulla base di una storica risoluzione del 1950, è stata convocata una “sessione speciale di emergenza” nel caso in cui il Consiglio di Sicurezza “non eserciti la sua responsabilità primaria” per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. In questo caso il Consiglio, come vi ho detto, non è stato capace di giungere a una soluzione e l’Assemblea generale, cioè i rappresentanti del mondo intero, prende in mano la situazione per arrivare almeno a una dichiarazione formale, anche se essa non avrà alcun potere impositivo. Serve una maggioranza di 2/3. Molti dei partecipanti sono intervenuti nel dibattito in rappresentanza delle posizioni dei loro Paesi. Particolarmente toccante da un punto di vista emotivo è stato il discorso di Riyad Mansour “osservatore permanente dello stato di Palestina” riconosciuto dall’ONU. E’ importante dire che egli è in quella posizione fin dalle origini, nominato dal Presidente dell’autorità nazionale palestinese (non da Hamas). Tutti i discorsi, bisogna dirlo, si sono mantenuti su un tono abbastanza elevato in entrambi i fronti, come ad esempio quello del rappresentante israeliano. Alla fine, la mozione presentata dalla Giordania, dopo un riconteggio dei voti per un errore, ha raggiunto la maggioranza dei due terzi con 121 voti a favore, 44 astenuti, e 14 contrari. Essa, molto lunga e articolata (vedi allegato), chiede una “tregua umanitaria immediata, duratura” fra Israele e Hamas; chiede una fornitura “continua, sufficiente e senza ostacoli” di forniture e servizi salvavita per i civili. Devo purtroppo segnalare che importanti rappresentanti della stampa italiana hanno commentato “è noto che l’ONU è pregiudizialmente favorevole agli arabi e contrario a Israele”, con ciò svilendo il ruolo delle organizzazioni internazionali. E’ perciò opportuno analizzare questo voto. I contrari sono stati USA, Israele, Tonga, Papua Nuova Guinea, paraguay, isole marshall, Micronesia, Nauru, Guatemala, Ungheria, fiji, cechia, Croazia, Austria . A parte USA e Israele quindi, ci sono 4 Paesi europei, 4 Paesi latino americani e un gruppo di isole del Pacifico. Gli astenuti sono di più: Albania, Bulgaria, Capo Verde, Australia, Cameroon, Canada, Cipro, Danimarca, Estonia, Etiopia, Finlandia, Georgia, Germania, Grecia, Haiti, Islanda, India, Italia, Giappone , Kiribiati, Lituania, Lettonia, Monaco, Olanda, Nord Macedonia, Palau, Panama, Filippine, Polonia, Korea, Moldavia, Romania, San Marino, Serbia, Slovacchia, Sud Sudan, Svezia, Tunisia, Tuvalu, Ucraina, Regno Unito, Uruguay, Vanuato, Zambia. In sostanza: 25 Paesi europei, 5 Paesi nord americani e asiatici stretti alleati degli USA, l’India, 4 gruppi di isole del Pacifico, 3 Paesi latino americani, 6 Paesi Africani. A favore: 2 Paesi europei (Francia e Belgio), sostanzialmente tutta l’Africa e l’America latina (con poche eccezioni), tutta l’Asia continentale con le eccezioni indicate, che per altro si sono astenute. A mio avviso non è credibile che i Paesi dell’Africa, dell’America latina e dell’Asia continentale, nessuno dei quali ha mai avuto contatti con Israele, l’ebraismo e la sua storia possano avere preconcetti verso Israele e la guerra in corso. Resta il fatto che due terzi del mondo hanno votato a favore di questa mozione, una significativa minoranza si è astenuta e solo una sparuta minoranza si è schierata “senza se e senza ma” con Israele. Sono questi, e gli opinionisti che sostengono la tesi del “preconcetto” che dovrebbero fare una riflessione sulla giustezza della loro intransigenza. Chiudo con la dichiarazione del Segretario Generale dell’ONU Guterres, che aprendo la sessione speciale del Consiglio di Sicurezza ha detto “La guerra a Gaza infuria e rischia di estendersi a tutta la regione…..Ho condannato in modo inequivocabile gli orribili e inauditi atti di terrore compiuti da Hamas il 7 ottobre in Israele. Nulla può giustificare l’uccisione, il ferimento e il rapimento deliberato di civili o il lancio di razzi contro obiettivi civili… E’ importante notare che gli attacchi di Hamas non sono avvenuti nel vuoto. Il popolo palestinese è stato sottoposto a 56 anni di soffocante occupazione. Hanno visto la loro terra costantemente divorata dagli insediamenti e tormentata dalla violenza; la loro economia soffocata; la loro gente sfollata e le loro case demolite. Le speranze di una soluzione politica alla loro situazione sono svanite. Ma le rimostranze del popolo palestinese non possono giustificare gli spaventosi attacchi di Hamas. E questi terribili attacchi non possono giustificare la punizione collettiva del popolo palestinese… Anche la guerra ha delle regole. Dobbiamo chiedere a tutte le parti in causa di sostenere e rispettare gli obblighi derivanti dal diritto umanitario internazionale; di prestare costante attenzione, nella conduzione delle operazioni militari, a risparmiare i civili; di rispettare e proteggere gli ospedali e di rispettare l’inviolabilità delle strutture della nazioni Unite che oggi ospitano più di 600.00 palestinesi. L’incessante bombardamento di Gaza da parte delle forze israeliane, il livello di vittime civili e la distruzione di quartieri continuano a crescere e sono profondamente allarmanti. Piango e onoro le decine di colleghi dell’ONU che lavorano per l’UNRWA – purtroppo almeno 35 – uccisi nei bombardamenti su Gaza nelle ultime due settimane. Devo alle loro famiglie la mia condanna di queste e di molte altre uccisioni simili. La protezione dei civili è fondamentale in ogni conflitto armato. Proteggere i civili non può mai significare usarli come scudi umani. Proteggere i civili non significa ordinare a più di un milione di persone di evacuare a sud, dove non ci sono ripari, cibo, acqua, medicine e carburante, e poi continuare a bombardare il sud stesso. Sono profondamente preoccupato per le chiare violazioni del diritto umanitario internazionale a cui stiamo assistendo a Gaza. Voglio essere chiaro: nessuna parte di un conflitto armato è al di sopra del diritto internazionale umanitario.

Insiste poi sulla necessità di aumentare i pochissimi aiuti umanitari a cui è consentito di entrare… Per alleviare le sofferenze epiche, rendere più facile e sicura la consegna degli aiuti e facilitare il rilascio degli ostaggi, rinnovo il mio appello per un immediato cessate il fuoco umanitario… Insiste sulla necessità della formazione di due stati.. dobbiamo opporci alle forze dell’antisemitismo, del bigottismo antimusulmano e di tutte le forme di odio… Oggi è la giornata delle Nazioni Unite che segna i 78 anni dall’entrata in vigore della carta dell’ONU .., faccio appello a tutti affinché ci si ritiri dall’orlo del baratro prima che la violenza mieta altre vie e si diffonda ancora di più”

Credo che nessuno meglio di Guterres abbia saputo interpretare la richiesta che si leva dai popoli di tutto il mondo perché si fermi questa catastrofe. Il rappresentante di Israele ha però chiesto, via social, le dimissioni immediate del Segretario Generale dell’ONU. Peggio, durante la riunione il ministro degli esteri israeliano, mostrando le foto dei bambini rapiti da Hamas, ha urlato “ma lei in che mondo vive? Di certo non nel nostro.”

ECCO I LINK AL DIBATTITO DELL’ASSEMBLEA GENERALE DELL’ONU ED ALLA RISOLUZIONE ADOTTATA

https://www.dropbox.com/t/Nbn8FYpxhjPCxGss

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