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L’Occidente cristiano ultimo baluardo della libertà

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L'Occidente cristiano

Ma sono in pochi a capirlo e difenderlo

Mentre l’Occidente discute di inclusione, multiculturalismo e accoglienza, sta progressivamente perdendo la consapevolezza della propria identità, della propria storia e dei valori sui quali ha costruito le sue democrazie.
L’Occidente sembra aver smarrito la volontà di difendersi.

C’è una contraddizione sempre più evidente nelle società occidentali: da una parte popolazioni che invecchiano, fanno sempre meno figli, perdono progressivamente il legame con le proprie radici culturali e religiose; dall’altra flussi migratori provenienti da società con strutture demografiche più giovani e, caratterizzate dalla centralità della religione nella vita pubblica.

È un fenomeno che meriterebbe un dibattito politico serio, ma che troppo spesso viene affrontato attraverso slogan, moralismi e accuse di intolleranza rivolte a chiunque osi porre domande.

La demografia, le differenze nei tassi di natalità, nella struttura per età e nei flussi migratori producono conseguenze concrete sulla composizione futura delle società.

Ignorare questi cambiamenti non significa essere tolleranti: significa rinunciare a comprenderli.

Europa, Stati Uniti, Canada e Australia sono società nate attraverso percorsi storici profondamente influenzati dalla tradizione cristiana, dalla filosofia greca, dal diritto romano e dall’Illuminismo.

Da questa complessa eredità sono maturati principi fondamentali: libertà individuale, uguaglianza davanti alla legge, separazione tra potere politico e religioso, libertà di coscienza, emancipazione femminile e pluralismo.

Eppure, oggi una parte delle classi dirigenti occidentali sembra considerare queste conquiste come patrimonio acquisito, quasi indistruttibile. Le libertà del liberalismo classico e delle sue radici cristiane non si conservano automaticamente. Sono conquiste che vanno continuamente difese.

Il problema non è l’immigrazione in sé, ma l’islamismo politico.
Occorre avere il coraggio di affrontare una questione che spesso viene elusa: esistono correnti dell’islamismo politico che non considerano la democrazia liberale un valore universale, ma uno strumento utilizzabile finché è funzionale ai propri obiettivi.

L’idea che la legge religiosa debba prevalere sulla legislazione civile, che la libertà individuale possa essere subordinata ai precetti religiosi o che uomini e donne debbano avere diritti differenti è incompatibile con i principi costituzionali occidentali.

Sarebbe irresponsabile fingere che l’islamismo radicale e politico non rappresenti una minaccia concreta per le democrazie.

Le società occidentali hanno costruito sistemi assistenziali attraverso decenni di lavoro e tassazione che vengono pesantemente drenati dalla nuova accoglienza di immigrati mentre al contempo assistiamo al silenzioso arretramento dell’identità cristiana co la progressiva perdita di riferimenti religiosi, culturali e comunitari.

Le chiese si svuotano, la natalità crolla, la trasmissione delle tradizioni si indebolisce e una parte delle nuove generazioni conosce sempre meno la storia della propria civiltà.

Non si può pretendere che una cultura continui a essere vitale se rinuncia a trasmettere se stessa. Non si tratta di imporre il cristianesimo a chi non lo professa, ma di riconoscere che le radici cristiane costituiscono una componente fondamentale della storia europea e occidentale.

Una società può essere pluralista senza essere culturalmente indifferente. Può rispettare tutte le religioni senza rinunciare alla propria identità.

La vera domanda che l’Occidente deve porsi è se il futuro delle nostre democrazie non può essere affidato all’ingenuità che ogni differenza culturale sia automaticamente compatibile con i principi costituzionali.

Occorre una politica migratoria governata e capace di selezionare e anche di interrompersi , una lotta determinata contro ogni forma di estremismo religioso, la difesa senza compromessi dei valori libera li classici ritrovare la consapevolezza di ciò che siamo.

L’Occidente non deve odiare nessuno, né rinnegare i propri principi di libertà. Ma deve smettere di confondere la tolleranza con la rinuncia alla propria identità.

Una civiltà non viene difesa soltanto attraverso le frontiere. Viene difesa anche attraverso la cultura, l’educazione, la demografia, la partecipazione e la volontà di trasmettere alle generazioni future i valori che l’hanno resa libera.

La domanda, dunque, non è se l’Occidente debba diventare ostile alle altre culture e religioni.

La domanda è un’altra: quanto a lungo potrà sopravvivere una civiltà che non sembra più avere il coraggio di difendere, spiegare e trasmettere i propri stessi valori?

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