Ora è di nuovo sotto attacco la corona – Dal padre della duchessa di York, accusato di pedopornografia ai subaffitti delle residenze reali di Andrea. Il libro di Spencer su Carlo e Diana – Ormai siamo alla frutta
Gli inglesi non si arrendono. Vogliono continuare con la loro idea di essere, tramite la City, i padroni del mondo.
Dietro le quinte c’è la Hybris delle famiglie reali Gotha -Sassonia – Coburgo, le quali hanno gestito il colonialismo europea oggi sotto tiro dalla Triade Trump – Putin – Xi Jiuping.
Uno degli aspetti controversi è l’Ucraina, con Zelensky chiaramente in balia di Londra e sempre più in contrasto con Washington.
Va così che, guarda caso, il padre di Meghan Markle è arrestato per pedopornografia.
L’82enne, ex direttore della fotografia di Hollywood, è stato fermato in una residenza per anziani in Florida.
Thomas Markle, padre della duchessa del Sussex, è stato arrestato dall’FBI in Florida con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico. Lo riporta il quotidiano britannico Daily Mail.
L’uomo, 82 anni, si trovava nella residenza per anziani Maravida Senior Living a Lakeland e ha negato ogni accusa.
Il materiale era stato trovato in abitazioni che l’ex direttore della fotografia di Hollywood aveva affittato in Messico. Secondo il Daily Mail, gli agenti federali hanno rinvenuto circa 20 scatole con fotografie, pubblicazioni, apparecchiature informatiche e videocassette VHS, tra cui materiale raffigurante abusi su minori.
Le autorità messicane hanno sequestrato computer, chiavette USB e altre prove per analisi forensi.
Un’indagine parallela è stata aperta nelle Filippine dopo che il figlio Thomas Markle Jr. ha trovato materiale sospetto tra gli effetti personali dell’ex residenza di famiglia a Cebu. La polizia filippina ha confermato il ritrovamento di materiale esplicito su dispositivi elettronici.
Andrea subaffittava case reali
Nel frattempo, un’altra tegola arriva sulla testa della corona inglese, con lo scandalo Royal Lodge che vede l’ex principe Andrea che intascava 2.400 euro al mese di subaffitto.
Secondo i revisori britannici, l’ex principe subaffittava tre cottage della storica residenza di campagna, dove risiedeva gratis. Più in basso di così dove vuole andare la corona inglese?
L’ex principe Andrea Mountbatten-Windsor avrebbe percepito fino a 2.000 sterline, circa 2.400 euro al mese, per il subaffitto di tre cottage del Royal Lodge.
Secondo l’organismo di controllo sulla spesa pubblica, i soldi sarebbero stati incassati quando ancora risiedeva nella dimora di proprietà della famiglia reale, per la quale non era tenuto a pagare alcun canone di locazione.
L’indagine della Commissione per i conti pubblici (Public Accounts Committee) sul Crown Estate, riporta la BBC, rivela che l’ex principe Andrea non ha sempre concesso in locazione tutti gli immobili; pertanto, non è possibile determinare l’ammontare complessivo incassato nel corso degli oltre vent’anni in cui ha risieduto nella proprietà.
I proventi dei subaffitti andavano a lui, anziché al proprietario, il Crown Estate. I parlamentari membri della commissione hanno raccomandato che, in futuro, i contratti di locazione di questo tipo vietino il subaffitto, a meno che non vi sia un accordo specifico con il proprietario.
Mountbatten-Windsor ha lasciato la Royal Lodge, a Windsor, nel mese di febbraio, in seguito alle rivelazioni sui suoi legami con Jeffrey Epstein. Ha sempre negato qualsiasi illecito in relazione a Epstein.
La Commissione per i conti pubblici ha esaminato i contratti di locazione di tali residenze reali nell’ambito di un’indagine più ampia sulla gestione del Crown Estate, una società immobiliare indipendente che versa i propri profitti al Tesoro, precisa l’emittente britannica.
Nel 2003, Mountbatten-Windsor aveva stipulato un contratto di locazione di 75 anni per la Royal Lodge, versando circa 7,5 milioni di sterline per la ristrutturazione e altri oneri; ciò lo esonerava dal pagamento di un canone d’affitto.
È emerso, tuttavia, che in qualità di locatario egli subaffittava periodicamente tre cottage facenti parte della proprietà, originariamente destinati al personale e offerti a un canone inferiore a quello di mercato, trattenendo per sé i relativi guadagni.
Il Crown Estate ha riferito ai parlamentari di non esercitare alcun controllo sugli importi richiesti da Mountbatten-Windsor, precisando che il subaffitto era consentito dal suo contratto di locazione.
I parlamentari hanno tuttavia raccomandato che, in futuro, la regola generale per gli immobili del Crown Estate preveda il divieto di subaffitto, salvo specifica deroga.
Il debito e l’intervento di re Carlo
Il rapporto della Commissione per i conti pubblici conferma inoltre quanto accaduto in seguito alla partenza di Mountbatten-Windsor dalla Royal Lodge.
Egli aveva diritto a un pagamento di circa 300mila sterline per la riconsegna anticipata dell’immobile, ma, a causa del cattivo stato di conservazione dell’edificio, è emersa una spesa per riparazioni pari a 1,8 milioni di sterline.
Di conseguenza, è maturato un debito di 1,5 milioni di sterline nei confronti della Crown Estate, somma che re Carlo ha versato per conto del fratello.
Gli alloggi dei membri della famiglia reale
Il documento dell’organismo di controllo ha sollevato dubbi anche sull’entità degli affitti richiesti ai membri della famiglia reale che non svolgono funzioni ufficiali, ai quali è stato concesso un alloggio in tre proprietà della Corona.
Si tratta, nello specifico, delle figlie di Mountbatten-Windsor, le principesse Beatrice ed Eugenia, nonché del principe e della principessa Michael di Kent.
Un rapporto della National Audit Office, l’ente pubblico di controllo contabile, aveva rivelato, all’inizio di quest’anno, che le principesse Beatrice ed Eugenia non pagano nulla di tasca propria per gli alloggi occupati rispettivamente presso St James’s Palace e Kensington Palace.
È il re a coprire il costo dell’affitto, versandolo alla Casa Reale attingendo alle proprie entrate private. I parlamentari hanno espresso preoccupazione riguardo all’adeguatezza delle valutazioni immobiliari su cui si basano gli affitti applicati a tali membri della famiglia reale, raccomandando un approccio più coerente per garantire un uso efficiente delle risorse.
Sono state mosse critiche anche alla Crown Estate per aver concentrato una quota eccessiva del proprio portafoglio immobiliare urbano a Londra e nel sud-est dell’Inghilterra, osserva la BBC; i parlamentari hanno auspicato una distribuzione geografica più equilibrata a livello regionale.
È stato inoltre sollevato un allarme per il significativo aumento dei costi amministrativi della Crown Estate, in una fase in cui, come osservato dai parlamentari, i bilanci pubblici sono sotto pressione.
Il rapporto indica che i costi di gestione sono cresciuti del 129% dal 2020/2021 e che, nello stesso periodo, la retribuzione dell’amministratore delegato, Dan Labbad, è aumentata del 106%, raggiungendo nel 2025/2026 un valore complessivo di 2,3 milioni di sterline.
In merito, una portavoce della Crown Estate ha dichiarato: “Il rapporto della Commissione per i conti pubblici costituisce un elemento importante del nostro dovere di rendicontazione nei confronti del Parlamento. Stiamo esaminando le conclusioni e le raccomandazioni ivi contenute e risponderemo alla Commissione a tempo debito”.
Swan Song: Diana, My Sister
Un tegolone arriva dal libro scritto dal fratello di Lady Diana, Charles Spencer (IX Conte Spencer), in cui vengono riportate queste scottanti rivelazioni:
Nel libro, Charles Spencer ripercorre il rapporto con la sorella e analizza le complesse dinamiche con la famiglia reale britannica.
Tra i passaggi più discussi dalla stampa al momento dell’uscita del volume figurano le accuse dirette verso l’allora Principe Carlo (oggi Re Carlo III), tra le quali la presunta reazione alla notizia della morte di Diana.
Spencer afferma che, nelle ore immediatamente successive al tragico incidente di Parigi del 31 agosto 1997, Carlo avrebbe espresso toni che il Conte descrive come stranamente “sollevati” o persino “allettati/eccitati” (giddily elated), quasi a percepire la morte di Diana come la fine di un ingombrante problema d’immagine per la corona e una soluzione definitiva alla guerra mediatica tra i due.
Il memoir racconta di una “telefonata mostruosa” (monstrous call) avvenuta durante i preparativi per il funerale, in cui Spencer accusò Palazzo Reale di insensibilità e manipolazione («gaslighting») nei confronti suoi e della memoria di Diana.
Buckingham Palace ha rigettato le accuse contenute nel saggio, definendole una ricostruzione distorta e dolorosa di un momento di profondo lutto nazionale e familiare.





