Eppur si muove
In relazione alla Terra, Sirio ogni 4 anni stava lì, nella stessa medesima posizione, la quale cosa generò il sospetto che il rapporto – o relazione mediante il moto tipico di un trapano o zangola – fosse di numero non fisso o costante, ma, alla scadenza del ciclo quale che fosse, una sorta di “eterno ritorno” e, quindi, un ossimoro.
Dato che, di “Anno” (anno = sacrificio) in anno e, cioè, secondo la misura dei calendari religiosi o civili in uso fin dall’inizio, il ritorno non poteva consumarsi nell’eternità. L’eternità esclude il moto e viceversa.
Rispetto a Sirio, differente la relazione della Terra con la posizione occupata dal Sole, per via della Precessione degli equinozi: la Terra e Sirio si incontravano nello stesso punto ogni 4 anni, la Terra e il Sole ogni quasi 26.000 anni.
Gli antichi astronomi decisero allora di puntare “l’occhio” su Sirio per scoprire se esistesse un ordine nell’intero universo, e pertanto l’additarono agli uomini come La Stella “portatrice del giogo”. Perché di un giogo comunque si trattava e continuerà a trattarsi.
Infatti: dal latino iugum, il giogo è un antico attrezzo di legno sagomato che veniva posto sul collo o sulle corna di una coppia di bovini, solitamente buoi, per unirli tra loro e permettere il traino di carri o aratri. Nient’altro che i sette buoi da trebbia dell’Orsa maggiore, i sette Rsi o stelle dell’Orsa, i sette pianeti o cani di Persefone, etc., etc.
Ma, prima di addentrarci oltre nel caos o gurges primordiale (ndr: il nulla non esiste, non è né puoi pensare che lo sia!), è doveroso chiedersi perché sia gli antichi che noi moderni ci poniamo alla ricerca dell’esistenza di un rapporto o misura tra tutte le cose che, dice Protagora, sono e non sono.
Originariamente, dice anche Aristotele, gli dèi sono astri e in continuo movimento, e solo su questa seconda parte del detto dovremmo continuare a mettere conto o fare di conto. E tuttavia Pitagora – dicendo che tutte le cose sono numeri e che l’Uno genera tutte le cose – “trascende”, per così dire, lo stesso moto: il moto esclude l’eternità e soltanto l’eternità è unità.
Parmenide dirà allora che tutto è eterno e Platone, giocando con le parole, distinguerà il moto “secondo numero” dal moto “per generazione” (proprio dei pianeti), prima che il cristianesimo trasferisca questo presunto moto generativo nella sfera della creazione di Un-ente (l’Uno unente a cui fa riferimento anche Heidegger), mettendo insieme l’uno e il tutto e oracolando (altro che la fine degli oracoli di Plutarco, che pur si manifesta tuttavia con l’editto di Teodosio, ma solo nel 380 e.m.), con Paolo, che “alla fine dei tempi (plurale) Dio sarà tutto in tutti”. E allora Il Grande Pan non è morto, egli è e non è altro che l’eterno ritorno del tutto.
Ma: quando c’era il caos, il tempo non c’era. Che sia stato Dio o l’uomo a introdurlo nel Tutto è una diatriba che dura solo da qualche sporadico millennio. E alla quale nemmeno l’Anno “millenario” (mille e non più mille) ha dato soluzione.
E, quindi, fatto sta che: (ciò che sia o è) eppur si muove.
E allora è forse solo un caso che le popolazioni scandinave del nord o settentrione abbiano conservato memoria del più antico racconto?
Ecco, infatti cosa, leggiamo nell'”Edda” di Snorri Sturluson, a cura di Giorgio Dolfini.
Dice Gangleri: “E cosa fu fatto dai figli di Borr, se tu credi che siano dei? (…) Poi parlò Thridhi: … A ogni luce assegnarono la sua sede, ad alcune nel cielo, mentre altre si muovevano libere al di sotto di esso; e diedero loro un luogo e definirono il loro corso” (pf. 8).
Di queste luci, Snorri ci dice in particolare, alla fine del Poema (pf. 53), che: “potrà apparirti meraviglioso che la stella solare ha generato una figlia non meno bella di sua madre, e percorre la via di sua madre, come qui si dice” e cioè “quando morranno gli dèi”.
La madre della stella solare è Hlin, la dodicesima di ventisette Asinnie o Dee (ndr: che siano le 27 Nakshatra degli hindu? Ma qui non importa saperlo). Ciò che conta è che Hlin percorra lo stesso cammino o moto della figlia del Sole, nel tempo in cui tutti gli dei moriranno, uno dopo l’altro.
Ma chi è Hlin?
Nel pf. 35 è detto che ella è “preposta alla protezione di quegli uomini che Frigg (la maggiore delle Asinnie che dimora nella meravigliosa Fensalir) vuole preservare da qualche pericolo”.
E, tuttavia, la sua protezione in due casi non avrà potere, prima con la morte di Baldr, figlio della luce, e poi con la morte di Odino, suo padre.
Non è solo un sospetto: Hlin è Venere, la Madre di tutti, uomini, dei e semidei. Ella è Sirio, che nasce e appare all’orizzonte della volta celeste prima che appaia il Sole. Secondo il metodo di misura originario della “levata eliaca”. Ave stella maris!
Prima che il caos ricevesse ordine, al di fuori di quell’Uno, c’erano le Acque.
Sirio è Pan (= Tutto).
Dopo la morte del Sole, la figlia riprese il cammino della madre della stella solare. In Occidente, “i pitagorici dicono invece che “l’allontanarsi del sole e dei pianeti dall’antico cammino, sia l’investitura di Eridano e Auriga che vengono ad assumere le funzioni già della Via Lattea” (“Il mulino di Amleto”, Adelphi 2000, p. 302).
In origine, dice Macrobio, si trattava della Via che consentiva alle anime di ascendere per il Capricorno e poi, per rinascere, ridiscendere per la porta del Cancro.
Un’unica Via percorsa continuamente da tutti: astri, dei, semidei, uomini, cose.





