Home editoriali «White Jihad»: nazismo bianco e radicalismo islamista – Parte 3

«White Jihad»: nazismo bianco e radicalismo islamista – Parte 3

0
radicalismo islamista

Ibridazione di ideologie e comunità online – Chi c’è che manovra? La logica della destabilizzazione – Misure Attive –

Dai ragionamenti sin qui fatti nei due articoli precedenti, si può dedurre che dietro ai fenomeni di terrorismo nazista, islamico, accelerazionista, compresi i vari attentati ottusamente definiti frutto di follia, e compreso il fenomeno dei maranza, ci sia una regia che viene giocata sui social e sul web e che ha come obiettivo il caos in Occidente e la destrutturazione dello Stato.

Non siamo alle BR, ma la logica è la stessa in forma attualizzata.

Il tema è: chi manovra?

Dai fenomeni sin qui descritti si può dedurre con una certa solidità l’esistenza di un ecosistema digitale di radicalizzazione e destabilizzazione, forse non un’unica regia centrale, o forse, con più probabilità, più regie che convergono nell’obiettivo.

La cosa nuova, comunque, è il sistema. Le evidenze istituzionali più recenti sono piuttosto significative. Europol descrive un ambiente nel quale jihadismo, estremismo violento di destra, accelerazionismo e ideologie nihilistiche possono intersecarsi, soprattutto negli ambienti online.

Il TE-SAT 2025 parla esplicitamente di «ibridazione» delle ideologie e di comunità online che coinvolgono giovani e minori.

Ancora più interessante è il quadro 2026. La Commissione europea segnala la crescente sovrapposizione fra terrorismo, criminalità organizzata, cybercrime e ingerenze straniere, oltre all’utilizzo di social, gaming, piattaforme cifrate e criptovalute.

Quindi il modello può essere: ecosistema digitale, radicalizzazione, imitazione, micro-comunità, individuo, attentato.

Questo cambia completamente la natura del problema, in quanto l’accelerazionismo non richiede necessariamente un’organizzazione politica tradizionale.

Il principio può essere: aumentare il conflitto, esasperare le contraddizioni, provocare violenza, delegittimare le istituzioni, accelerare la crisi. In questo possono convergere soggetti che non hanno la stessa ideologia.

Un jihadista può volere il collasso dell’ordine occidentale per ragioni religiose, un suprematista può voler provocare una guerra razziale, un accelerazionista può voler distruggere lo Stato perché considera il collasso stesso un obiettivo, un nihilista può non avere neppure un progetto politico coerente.

Il punto di convergenza può quindi essere il risultato.

Violenza giovanile, bande, emulazione criminale, devianza, provocazione sui social e radicalizzazione terroristica possono interagire, ma non essere automaticamente la stessa cosa.

Europol documenta effettivamente reti online che reclutano minori, li espongono sistematicamente alla violenza e li spingono verso comportamenti estremi.

Il fenomeno è abbastanza concreto da aver prodotto nel 2025 il progetto europeo COMPASS, dedicato proprio alle reti decentralizzate che sfruttano giovani vulnerabili.

Europol descrive inoltre comunità online che perseguono esplicitamente violenza, caos e destabilizzazione sociale, con reclutamento attraverso social, videogiochi e piattaforme di streaming.

Il problema è che oggi può esistere una strategia senza necessariamente esistere un’organizzazione strategica unica. E questo rende molto più difficile individuare il «nemico».

La domanda fondamentale è: chi c’è dietro?

Escludendo lo spontaneismo, che consente le varie giustificazioni psicologiche e sociologiche della sedicente sinistra (disagio sociale, mancata integrazione, e via discorrendo) e dando lo spazio necessario anche all’intervento di reti criminali, cominciamo ad avvicinarci alla realtà quando prendiamo in esame gli estremismi organizzati (jihadisti, neonazisti, suprematisti, accelerazionisti ecc.) che possono utilizzare lo stesso ecosistema digitale.

Tuttavia rimane forte l’impressione che ci siano “manine” che tirano i fili. Siamo alle Misure attive, inventate dalla Russia sovietica e oggi patrimonio di tutti i servizi di tutti i Paesi.

La logica con la quale si potrebbero muovere le manine è quella di identificare fratture sociali, amplificarle, diffondere narrazioni antagonistiche, alimentare radicalizzazione, sfruttare gli effetti prodotti autonomamente dagli estremisti.

La stessa UE considera ormai il rapporto fra foreign information manipulation/interference e radicalizzazione un problema concreto; il rapporto 2025 sul fattore geopolitico parla esplicitamente di dinamiche di influenza esterna, estremismi ibridi e spillover digitali.

conflitti geopolitici

Questa è una spirale, non necessariamente una catena di comando.

Il problema è chi produce, finanzia, amplifica, coordina o sfrutta i diversi anelli della spirale?

Che cosa sono le Misure Attive

Proviamo a partire dalle Misure Attive, di invenzione sovietica, ma attualmente applicate da tutti i servizi del mondo, la qual cosa impedisce di pensare solo a possibili manine moscovite. Il parco manine è ampio e vario.

Nel lessico sovietico, le aktivnye meropriyatiya comprendevano operazioni di influenza: disinformazione, propaganda, manipolazione, operazioni clandestine, sostegno a gruppi armati e tentativi di modificare il comportamento politico di un Paese bersaglio.

La ricerca recente sul KGB conferma che il Medio Oriente fu uno dei principali teatri di queste attività.

L’Unione Sovietica non inventò l’antisemitismo moderno: la Russia zarista aveva già prodotto, tra l’altro, i Protocolli dei Savi di Sion. Ma negli anni della Guerra fredda il KGB e l’apparato sovietico poterono riutilizzare e trasformare elementi di quella tradizione.

Dopo il 1967, il KGB sviluppò una massiccia campagna contro Israele e il sionismo. Una recente ricostruzione archivistica individua persino l’operazione SIG (“Zionist State”), finalizzata a diffondere ostilità verso Israele e Stati Uniti, utilizzando anche concetti di panarabismo e panislamismo.

La trasformazione fondamentale era che il complotto ebraico, con la sua espressione statuale di Israele (avamposto imperialista americano) non fosse altro che sionismo imperialista e colonialista.

In altri termini, una parte della vecchia grammatica antisemita poteva essere ricodificata in linguaggio marxista e anti-imperialista. La letteratura storica documenta infatti l’uso sovietico di accuse di cospirazione sionista mondiale, collegamenti fra sionismo e nazismo e campagne anti-israeliane.

Qutb non è un prodotto delle Misure Attive sovietiche, non deriva dalla propaganda sovietica post-1967, ma esiste un fenomeno successivo molto più interessante, ossia che una stessa struttura narrativa potesse essere alimentata da sorgenti differenti.

Il KGB poteva sfruttare una narrativa che non aveva creato

Questo è il concetto di weaponization di una narrativa preesistente, in quanto l’apparato sovietico (qualsiasi apparato) non deve necessariamente inventare da zero quella convinzione, ma può trasformarla, per cui gli ebrei controllano la fi e, infine, i sionisti controllano il capitalismo e poi Israele è lo strumento del capitalismo americano.

Questa trasformazione è particolarmente potente perché consente di prendere una narrativa proveniente dall’estrema destra europea e renderla utilizzabile dalla sinistra radicale e dal Terzo Mondo postcoloniale.

Un documento del Dipartimento di Stato statunitense, basato anche sul materiale Mitrokhin, descrive proprio l’impiego sovietico di active measures per delegittimare il sionismo e alimentare sentimenti antisemiti negli Stati Uniti e in Medio Oriente.

La “White Jihad” mostra infatti che alcuni ambienti suprematisti contemporanei hanno preso dal jihadismo terminologia, estetica, narrativa e modalità di mobilitazione, pur mantenendo una propria ideologia razziale.

C’è un punto ancora più profondo: Qutb e il KGB (oggi qualsiasi servizio) appartengono a due processi indipendenti che possono convergere sulla stessa struttura propagandistica.

Il KGB (oggi qualsiasi servizio) dispone di una tecnologia politica della disinformazione; il jihadismo dispone di una teologia politica del nemico; il suprematismo bianco dispone di una ideologia razziale del nemico.

E tutti possono utilizzare cospirazione, nemico assoluto, comunità assediata, mobilitazione, violenza, redenzione.

Questa è precisamente la logica che oggi la letteratura sul fused extremism cerca di descrivere. Ma uno studio del 2025 è anche importante come correzione: confrontando sistematicamente pubblicazioni jihadiste e quelle del network Terrorgram, trova somiglianze soprattutto simboliche e comunicative, non una vera convergenza ideologica profonda.

La distinzione fondamentale è quindi tra genealogia ideologica e genealogia della propagazione. La prima spiega da dove nasce un’idea; la seconda spiega come una determinata narrativa può essere presa, modificata e riutilizzata da soggetti completamente diversi.

In ragione del contesto di partenza di questa riflessione, possiamo documentare una convergenza accelerazionista tra jihadismo, estrema destra e comunità nichiliste online.

In questo scenario l’accelerazionismo è effettivamente un nodo

L’accelerazionismo suprematista contemporaneo parte da un’idea molto semplice: il sistema è irriformabile, bisogna accelerarne il collasso, dal caos nascerà un nuovo ordine.

È una componente documentata dell’estremismo suprematista bianco, in particolare nell’ecosistema derivato da Siege di James Mason e successivamente sviluppato online.

Europol oggi descrive esplicitamente la sovrapposizione online tra accelerationism, jihadismo, estrema destra e perfino satanismo/occultismo.

Nel TE-SAT 2025 parla di comunità online che reclutano minori e giovani per atti di violenza e di una vera e propria hybridisation delle ideologie terroristiche tradizionali.

Lo studio sul White Jihad è particolarmente significativo perché individua esplicitamente l’accelerazionismo come una delle aree di intersezione fra estremismo suprematista bianco e jihadismo.

Documenta appropriazioni di: linguaggio jihadista; simboli; estetica; propaganda; tattiche; modello dell’attacco individuale.

Ed ecco dove entrano e agiscono le Misure Attive

Qui si devono separare tre livelli:

ideologia

 

Le Active Measures appartengono soprattutto al terzo livello.

La dottrina russa contemporanea (non solo quella russa) continua a considerare strumenti non militari e indiretti – disinformazione, sabotaggio, cyber e manipolazione – come componenti della competizione strategica.

Quindi la struttura potrebbe essere:

ideologie radicali

 

Il fenomeno dei quindicenni è forse la parte più nuova

La novità documentata da Europol è che l’età dei soggetti coinvolti nelle attività estremiste sta scendendo.

Il TE-SAT 2025 segnala una crescita del coinvolgimento di minori e giovani nelle attività terroristiche ed estremiste e identifica comunità online nelle quali jihadismo, estrema destra, accelerationism e altre forme di estremismo si sovrappongono.

Europol segnala inoltre comunità online violente che reclutano e manipolano minori, normalizzano la violenza e promuovono l’idea del collasso della società attraverso caos e atti violenti.

E nel progetto COMPASS Europol documenta anche l’intersezione fra alcune reti giovanili estremamente violente e ambienti satanisti o accelerazionisti.

Questo produce qualcosa di diverso dal terrorismo classico.

Il terrorista del Novecento era ideologia, organizzazione, comando, militante, attentato.

Il radicalizzato digitale contemporaneo è: meme, comunità, identità, trasgressione, violenza, video, emulazione

La seconda catena è molto più difficile da controllare.

Le bande “mara”

Il fenomeno delle bande giovanili, della criminalità di strada o delle subculture mara può entrare nell’ecosistema più ampio della violenza giovanile e della radicalizzazione digitale.

Il vero elemento comune non è necessariamente l’ideologia, ma violenza, identità, appartenenza, spettacolarizzazione, rete digitale, imitazione.

Ne consegue che sta emergendo un ecosistema di destabilizzazione nel quale ideologie differenti possono produrre comportamenti convergenti e nel quale soggetti statali possono, in alcuni casi, sfruttare o amplificare fratture già esistenti.”

segue

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui