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Yemen. La guerra che covava sotto la cenere

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guerra in Yemen

La parte della storia che spesso dimentichiamo

Sono stata nello Yemen nel 2001, quando la guerra degli Houthi ancora non esisteva.
La nostra guida era un ingegnere che lavorava come guida turistica.
Ebbe una breve relazione con una mia amica e, attraverso quella confidenza, emerse qualcosa che allora non riuscivo a decifrare.

Diceva di discendere dalla precedente famiglia regnante dello Yemen e parlava degli americani con un odio profondissimo.

Avevo la sensazione che sotto la superficie apparentemente tranquilla del Paese qualcosa stesse fermentando.

Oggi so che non posso stabilire se quell’uomo avesse rapporti con il movimento Houthi. Ma il terreno dal quale gli Houthi sarebbero emersi esisteva già.

Le loro radici sono nello Yemen settentrionale, soprattutto nella regione di Sa’da, e nello zaidismo, una corrente dell’Islam sciita profondamente legata alla storia dello Yemen e all’antico imamato rovesciato nel 1962.

Negli anni Novanta nacque un movimento di rinascita zaidita. Una delle sue figure fondamentali fu Hussein Badreddin al-Houthi, sempre più ostile al presidente Ali Abdullah Saleh, all’influenza americana e a quella saudita.

Dopo l’11 settembre, mentre Saleh rafforzava la cooperazione con Washington nella lotta al terrorismo, quella contrapposizione diventò ancora più radicale.

Nel 2004 esplose la prima insurrezione.

Hussein al-Houthi venne ucciso, ma il movimento non morì.
Tra il 2004 e il 2010 furono combattute sei guerre nel nord dello Yemen e nel 2009 lo scontro coinvolse direttamente anche l’Arabia Saudita.

Poi arrivò il terremoto delle Primavere arabe.

Saleh cadde, lo Stato yemenita si disgregò e gli Houthi avanzarono fino a conquistare Sana’a nel 2014.

Per l’Arabia Saudita diventò un incubo strategico: sul proprio confine meridionale si era insediato un movimento armato ostile a Riyadh e sempre più legato all’Iran.

Nel 2015 l’Arabia Saudita intervenne militarmente alla testa di una coalizione araba, convinta di poter respingere rapidamente gli Houthi.

Non accadde.

La guerra devastò lo Yemen e provocò una gigantesca crisi umanitaria.
Gli Houthi, invece di scomparire, divennero una forza militare sempre più sofisticata, capace di utilizzare droni e missili balistici contro l’Arabia Saudita.

E qui la guerra yemenita cessò definitivamente di essere soltanto yemenita.

Gli Houthi sono un movimento autonomo, con radici profondamente locali:
definirli semplicemente una creazione iraniana sarebbe storicamente sbagliato.

Ma negli anni l’Iran ne ha sostenuto e accresciuto le capacità militari, inserendoli sempre più nel confronto regionale con Arabia Saudita, Stati Uniti e Israele.

Fino al passaggio decisivo degli ultimi anni: il Mar Rosso e Bab el-Mandeb.

Uno dei punti nevralgici del commercio mondiale è diventato il luogo nel quale un movimento nato sulle montagne dello Yemen settentrionale può minacciare navi, lanciare missili verso Israele e costringere potenze occidentali a intervenire militarmente.

Questa è la parte della storia che spesso dimentichiamo.

Gli Houthi non sono comparsi improvvisamente con Gaza e non sono nati dall’Iran.

Sono il risultato di una storia yemenita molto più antica, diventata prima guerra civile, poi guerra con l’Arabia Saudita e, infine, uno dei fronti della grande contrapposizione mediorientale tra Iran, monarchie del Golfo, Israele e Stati Uniti.

Una guerra cominciata nelle montagne di Sa’da e arrivata, vent’anni dopo, sulle rotte attraverso cui passa una parte essenziale del commercio mondiale.

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