L’intreccio tra nazismo bianco e radicalismo islamista descritto nel primo articolo ha origini nel secolo scorso
I Fratelli Musulmani
La Muslim Brotherhood fu fondata da Hassan al-Banna in Egitto nel 1928.
La Fratellanza e il nazismo non erano la stessa organizzazione e non possedevano la stessa ideologia, ma durante gli anni Trenta e Quaranta si verificarono contatti, convergenze propagandistiche e rapporti con esponenti dell’Asse.

La convergenza derivava soprattutto da alcuni interessi comuni: opposizione al dominio britannico; ostilità al progetto sionista; antisemitismo crescente in alcuni ambienti politici; opposizione al comunismo; rifiuto dell’ordine coloniale europeo; ricerca di un nuovo ordine politico nel Medio Oriente.
Husseini era principalmente un nazionalista palestinese e leader religioso-politico; al-Banna dirigeva invece un movimento islamista egiziano con una propria struttura e una propria evoluzione.
Esistono studi che sottolineano la convergenza tra nazismo, nazionalismo arabo militante e islamismo nel periodo bellico; altri insistono maggiormente sulle differenze e sulla natura strumentale dell’alleanza.
Il nazismo non inventò l’ostilità verso gli ebrei nel mondo arabo e non si può ridurre l’antisemitismo mediorientale al nazismo. Esistevano già conflitti politici arabo-ebraici, antigiudaismo religioso di origine precedente, nazionalismo arabo, opposizione all’immigrazione ebraica in Palestina, reazioni alla Dichiarazione Balfour, opposizione al mandato britannico.
Quello che il nazismo fece fu però inserire dentro questi conflitti una forma moderna di antisemitismo europeo, basata sulla teoria della cospirazione ebraica internazionale, sulla fusione fra ebraismo, capitalismo, comunismo e potere mondiale.
La propaganda nazista in arabo cercò deliberatamente di fondere questi elementi con riferimenti islamici selezionati.
Il nazismo può essere considerato uno dei precedenti storici della contaminazione ideologica fra antisemitismo europeo, nazionalismo arabo e alcune correnti islamiste.
Nel periodo 1945 – 1980 è il possibile trasferimento di elementi dell’antisemitismo europeo-nazista dentro alcune correnti dell’islamismo.
Il Muftì non è semplicemente “sparito” nel 1945. Amin al-Husseini non ha rappresentato soltanto un episodio della collaborazione con Hitler. Durante la guerra aveva partecipato alla propaganda dell’Asse, trasmettendo da Berlino messaggi anti-britannici e antiebraici e nel dopoguerra ha continuato a produrre propaganda anti-sionista e antiebraica.
I rapporti fra Husseini e la Fratellanza Musulmana erano iniziati prima della guerra. Nel 1935 la Fratellanza aveva inviato propri esponenti in Palestina, dove avevano incontrato Husseini.
Quindi abbiamo già una prima rete: Fratellanza Musulmana, Husseini, nazionalismo arabo, Germania nazista.
Non significa che la Fratellanza fosse nazista. Significa che esistevano contatti politici e ideologici tra questi ambienti e che Husseini costituì uno dei principali ponti.
Dopo la guerra cambia il linguaggio
L’antisemitismo nazista era basato in larga parte su una concezione razziale-biologica dell’ebreo. L’islamismo radicale del dopoguerra tende invece a trasformare l’ebreo in un nemico religioso, storico e geopolitico.
In altre parole, il nemico viene reinterpretato attraverso una grammatica islamica. Non si dice necessariamente più che gli ebrei sono una razza biologicamente inferiore, ma che gli ebrei costituiscono una forza storicamente ostile all’Islam.
È una trasformazione molto importante, perché consente di incorporare materiale proveniente dall’antisemitismo europeo dentro una struttura ideologica diversa.
Uno studio dedicato proprio ad Amin al-Husseini descrive questo processo come una combinazione di antigiudaismo islamico, tradizioni cristiane medievali, Protocolli degli Anziani di Sion e antisemitismo europeo.
Se vogliamo capire la continuità ideologica, il Mein Kampf non è necessariamente il documento più importante.
I Protocolli degli Anziani di Sion lo sono probabilmente di più, perché offrono una struttura narrativa estremamente adattabile: gli ebrei possiedono un’organizzazione segreta, controllano finanza, politica, stampa e cultura e perseguono il dominio mondiale.
I Protocolli sono un falso prodotto nell’ambiente antisemita russo dell’inizio del XX secolo ed erano già stati smascherati come falsi nel 1921. Ciononostante, Hitler e la propaganda nazista li utilizzarono come strumento per alimentare la teoria del complotto ebraico internazionale.
E qui avviene qualcosa di storicamente significativo. Il materiale dei Protocolli può essere trasferito quasi senza modifiche nella narrativa politica mediorientale: complotto ebraico internazionale, sionismo come manifestazione del complotto, Israele come avamposto del complotto, Occidente/sionismo/ebraismo come sistema coordinato.
Con Sayyid Qutb abbiamo il vero snodo.
Sayyid Qutb fu uno dei principali ideologi della Fratellanza Musulmana e venne giustiziato dal regime egiziano nel 1966. Il suo testo “La nostra lotta contro gli ebrei” (Ma’rakatuna ma’a al-Yahud) è particolarmente importante.
Uno studio accademico dedicato al testo osserva che Qutb costruisce la propria ostilità verso ebrei ed ebraismo utilizzando contemporaneamente argomentazioni religiose, storiche e politiche, e individua elementi riconducibili alla letteratura antisemita europea.
La cosa interessante è che Qutb non si limita a importare il nazismo; fa qualcosa di diverso: prende una struttura di pensiero e la islamizza. Gli ebrei diventano, nella sua rappresentazione, un soggetto storico che si oppone all’Islam fin dalle origini.
Uno studio recente sulla ricezione dell’antisemitismo in ambienti musulmani descrive proprio questa costruzione: Qutb presenta la storia come una contrapposizione permanente fra Islam ed ebrei e attribuisce agli ebrei un ruolo causale nella crisi del mondo islamico.
Il concetto centrale di Sayyid Qutb è quello di una società governata dalla sovranità divina, contrapposta alla jahiliyya, cioè una condizione di ignoranza/realtà non governata secondo la sovranità di Dio.
L’antisemitismo viene quindi inserito dentro una concezione molto più ampia della storia e nella sua rappresentazione degli ebrei come presunta ostilità ebraica permanente. È pertanto plausibile parlare di sincretismo ideologico.
Il 1948 è un acceleratore
La nascita di Israele e la guerra del 1948 cambiano radicalmente il contesto. Per molte correnti arabe, la sconfitta militare diventa una questione identitaria, si produce la domanda sul motivo della sconfitta del mondo musulmano e la risposta è che esiste una cospirazione ebraica internazionale che spiega la sconfitta.
Uno studio recente osserva proprio che gli eventi militari e politici del dopoguerra contribuirono alla diffusione di spiegazioni complottiste e al successo di testi come quello di Qutb.
Da Qutb al jihadismo ad al-Qaida ad Hamas
Qutb muore nel 1966, ma le sue idee vengono lette e reinterpretate da generazioni successive di militanti islamisti. Una delle cose più importanti è il concetto di jahiliyya contemporanea: il mondo moderno può essere considerato sostanzialmente non islamico, anche quando si definisce musulmano.
Questo permette di sviluppare una teoria rivoluzionaria: la società è corrotta, il regime è illegittimo, occorre una trasformazione, la violenza può diventare strumento politico.
Non tutti i qutbisti sono arrivati al terrorismo, ma alcune organizzazioni jihadiste successive hanno utilizzato elementi del suo pensiero. Ed è qui che arriviamo, molto più avanti, a figure come Ayman al-Zawahiri e Osama bin Laden.
La genealogia diventa: al-Banna, Qutb, radicalizzazione jihadista egiziana, al-Qaida, non tanto come successione organizzativa diretta, ma come trasmissione e reinterpretazione di concetti.
Hamas nasce nel 1987, durante la Prima Intifada, come espressione palestinese collegata alla Fratellanza Musulmana.
Quindi la genealogia è: Fratellanza Musulmana, movimento islamista palestinese, Hamas, mentre quella jihadista internazionale è più propriamente: Fratellanza – Qutbismo, correnti jihadiste, al-Qaida e altri movimenti. Sono genealogie che si intersecano, ma non sono la stessa cosa.
Ed è interessante che uno studio di Cambridge del 2022 abbia esplicitamente studiato le connessioni fra antisemitismo della Fratellanza, antisemitismo nazionalsocialista, Husseini e testi di vari ideologi jihadisti.
È, però, una specifica interpretazione storiografica, e va distinta dai fatti documentali sui singoli autori.
La questione centrale: “trasmissione” o “reinvenzione”?
È accertato che alcune correnti islamiste del XX secolo hanno prodotto una nuova forma di antisemitismo attraverso la fusione di elementi autoctoni islamici con materiale proveniente dall’antisemitismo europeo moderno. Non è semplicemente importazione; è ibridazione.
Dobbiamo pertanto chiederci quali componenti dell’antisemitismo europeo sono state assorbite, trasformate e rese compatibili con l’ideologia islamista.
Qui troviamo soprattutto la teoria del complotto ebraico internazionale, l’idea degli ebrei come forza storica transnazionale, l’associazione ebrei/finanza/politica, la rappresentazione dell’ebraismo come potere occulto, l’idea che il conflitto con gli ebrei non sia semplicemente politico ma esistenziale, l’uso dei Protocolli come “prova” documentale.
Questi elementi hanno una genealogia europea ben documentata e sono distinguibili dalle categorie dell’antigiudaismo religioso tradizionale.
La ricostruzione più seria è la seguente

Le frecce non significano che ogni passaggio sia una relazione causale diretta. In alcuni casi abbiamo influenza documentata; in altri abbiamo circolazione di testi; in altri ancora abbiamo somiglianze ideologiche o reinterpretazioni indipendenti.
Un confronto tra i testi
Un confronto interessante tra testi: Hitler, Mein Kampf e Husseini, propaganda radiofonica da Berlino – scritti del periodo bellico e Sayyid Qutb, “La nostra lotta contro gli ebrei”, consente una comparazione concetto per concetto: complotto ebraico, rapporto ebraismo-comunismo, controllo della finanza, rapporto con il cristianesimo, Palestina, natura del conflitto, ruolo della religione, idea di sterminio/espulsione.
Questo ci permette di vedere concretamente che cosa viene dal nazismo, che cosa viene dalla tradizione islamica e che cosa viene elaborato autonomamente da Qutb.
La sequenza storica è importante:
Hitler, Mein Kampf — 1925-26: antisemitismo razziale, cospirazione mondiale, finanza e marxismo, nazionalismo biologico.
al-Husseini, propaganda da Berlino – 1941-45: saldatura fra antisemitismo europeo, conflitto palestinese, lessico islamico e mobilitazione panaraba/panislamica.
Sayyid Qutb, La nostra lotta contro gli ebrei – primi anni Cinquanta: rielaborazione islamista successiva alla Shoah e alla nascita di Israele, nella quale elementi coranici e della tradizione islamica vengono combinati con stereotipi antisemiti moderni di origine europea.

Hitler: il nucleo moderno dell’antisemitismo cospirativo
In Mein Kampf il punto decisivo è che l’ebreo non è semplicemente un seguace di una religione.
Hitler costruisce una categoria essenzialmente razziale: l’ebreo sarebbe una comunità biologicamente distinta, capace di infiltrarsi nelle altre nazioni mantenendo intatta la propria identità. La religione sarebbe addirittura una copertura della natura razziale.
Da qui deriva una struttura estremamente moderna: ebrei, finanza internazionale, stampa, marxismo, bolscevismo, dissoluzione della nazione, dominio mondiale.
È importante perché questa configurazione non deriva semplicemente dalla polemica cristiana medievale contro gli ebrei; è un antisemitismo politico-razziale moderno, nel quale capitalismo finanziario e comunismo – apparentemente opposti – diventano contemporaneamente strumenti della medesima cospirazione.
Hitler arriva persino a utilizzare i Protocolli dei Savi di Sion come presunta conferma documentaria della cospirazione, nonostante fossero un falso.
Al-Husseini: il punto di saldatura
Al-Husseini non è semplicemente un «nazista arabo», ma ha una propria agenda: indipendenza araba; opposizione alla Gran Bretagna; opposizione al sionismo; eliminazione del progetto di patria ebraica in Palestina; costruzione di un ordine arabo-musulmano.
Già nel gennaio 1941 aveva chiesto alla Germania di riconoscere l’indipendenza degli Stati arabi e il diritto delle autorità arabe palestinesi di eliminare il progetto della patria ebraica.
A Berlino la grammatica nazista viene islamizzata. Nel discorso del dicembre 1942 all’Islamic Central Institute di Berlino, al-Husseini presenta gli ebrei come: nemici irriducibili dei musulmani; elemento sovversivo; organizzatori di intrighi; provocatori di guerre; forza capace di manipolare Gran Bretagna, Stati Uniti e comunismo.
È praticamente una traduzione della teoria cospirativa nazista in un vocabolario islamico.
Ed è particolarmente significativo che la propaganda nazista stessa lavorasse deliberatamente sulla combinazione di tradizionalismo islamico con l’antisemitismo nazista e con una promessa di rinascita araba/islamica.
Quindi abbiamo un antisemitismo europeo moderno, che si collega ad un conflitto palestinese, ad un nazionalismo arabo, alla tradizione islamica in una nuova sintesi propagandistica.
Il rapporto ebraismo/comunismo. Questo è uno degli indicatori più forti della convergenza tra Hitler e al-Husseini. Per Hitler il paradigma è: ebraismo uguale capitalismo finanziario più marxismo e più bolscevismo.
La contraddizione apparente non costituisce un problema per la teoria cospirativa: capitalismo e comunismo sono entrambi strumenti attraverso i quali l’ebreo dominerebbe il mondo.
Per al-Husseini lo schema è simile e viene sostanzialmente ripreso nel discorso del 1942, dove accusa gli ebrei di controllare Gran Bretagna, Stati Uniti e «comunisti senza Dio».
È un passaggio importante perché dimostra che il nesso ebraismo–comunismo–potenze occidentali compare esplicitamente nella propaganda del Mufti.
Sayyid Qutb trasforma la cospirazione politica in una spiegazione globale della modernità.
Marx, Freud, Durkheim e altre figure della modernità vengono presentati come prodotti o strumenti di una presunta influenza ebraica. La letteratura accademica identifica precisamente questo aspetto come una fusione fra polemica islamica tradizionale e antisemitismo occidentale moderno.
Quindi:
Hitler: l’ebreo è connesso al capitalismo e al marxismo.
Husseini: l’ebreo è connesso al capitalismo, al comunismo e alle potenze coloniali.
Qutb: l’ebreo è connesso con la modernità occidentale, il materialismo, la dissoluzione morale e il capitalismo/comunismo.
È una progressiva estensione del modello cospirativo. Qutb eredita un modello cospirativo europeo nel quale l’ebraismo viene utilizzato come spiegazione totalizzante dei fenomeni moderni e lo reinserisce dentro una teologia islamista.
Per Qutb gli ebrei sono una delle forze fondamentali della jahiliyya moderna, ma la critica di Qutb investe anche l’Occidente cristiano, il materialismo e la modernità.
Palestina: il passaggio dalla geopolitica alla teologia
Questa è probabilmente la trasformazione più importante.
Per Hitler la Palestina è principalmente una questione del problema ebraico internazionale, per Husseini diventa territorio nazionale arabo, luogo sacro islamico, terreno di guerra contro il sionismo.
Per lui l’eliminazione della patria ebraica è una condizione politica essenziale della futura indipendenza araba.
Per Qutb la Palestina diventa qualcosa di ancora più ampio ossia la prova contemporanea che la guerra fra ebrei e musulmani continua.
La storiografia sul testo sottolinea proprio questa operazione: Qutb trasferisce il conflitto contemporaneo dentro la memoria delle relazioni fra Muhammad e le tribù ebraiche di Medina.
Secondo le traduzioni e gli studi sul testo, Qutb arriva a inserire Hitler stesso nella storia della punizione divina degli ebrei: dopo le punizioni inflitte agli ebrei nella storia islamica, Dio avrebbe mandato Hitler contro di loro; quindi, dopo Hitler, sarebbe arrivata Israele come ulteriore fase del conflitto.
Hitler diventa quasi uno strumento inconsapevole della storia provvidenziale raccontata da Qutb.
È quindi una appropriazione teologica di una figura nazista, non una semplice adesione al nazismo.
Per quanto riguarda al-Husseini, la documentazione mostra che egli perseguì la rimozione/eliminazione della patria ebraica in Palestina, diffuse propaganda anti-ebraica e incitamenti alla violenza e collaborò inoltre al reclutamento musulmano per unità militari dell’Asse.
Qutb utilizza un linguaggio è eliminatorio e assolutizzante: gli ebrei vengono trasformati in un nemico trans-storico dell’Islam. Uno studio di Nettler sottolinea proprio l’intensità senza precedenti con cui Qutb trasforma il conflitto in una sorta di guerra cosmica.
E Qutb utilizza anche I Protocolli dei Savi di Sion, cioè uno dei prodotti più importanti dell’antisemitismo cospirativo europeo moderno.
Qutb non è semplicemente un nazista musulmano, ma un autore che prende una tradizione islamica reale, la combina con categorie moderne europee – comprese alcune provenienti dall’antisemitismo nazista – e le ricostruisce in una teoria religiosa della storia.
Il rapporto tra “White Jihad” e Sayyid Qutb.
Il fenomeno è emerso soprattutto negli anni 2010 e viene studiato come forma di fused extremism.
Il punto di contatto con Qutb diventa più chiaro se separiamo dottrina e grammatica del conflitto:

Qutb, soprattutto nella fase tarda, riprende da Abul A’la al-Mawdudi e da Ibn Taymiyya una concezione nella quale la jahiliyya non è soltanto una condizione dell’Arabia preislamica, ma può caratterizzare anche la società contemporanea; da qui deriva l’idea di una comunità di credenti che deve ristabilire la hakimiyya, la sovranità divina.
Ed è proprio questa struttura “avanguardia, comunità pura, società corrotta, lotta, nuovo ordine” che può essere riutilizzata da ambienti ideologicamente completamente diversi.
Ma c’è un paradosso importante: il suprematista bianco che adotta il White Jihad non diventa qutbista, ma secolarizza e razzializza una grammatica originariamente religiosa.
In particolare, il White Jihad contemporaneo può prendere dal jihadismo estetica, terminologia, concezione del martirio, teatralizzazione della violenza e modello dell’avanguardia, senza accettare la teologia islamica.
Lo studio del 2023 documenta proprio questa appropriazione, compreso l’uso di simboli jihadisti da parte di gruppi neo-nazisti.
La ricerca sul White Jihad individua, tra gli elementi che facilitano la convergenza, nemici percepiti come comuni, in particolare ebrei e Stati Uniti.





