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Maria, Augusto, le suore e il “velo”

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Maria, Augusto, le suore e il "velo"

Quando una stoffa cancella la storia

C’è un modo molto semplice per produrre cattiva storia: prendere due immagini, trovare una somiglianza visiva e dichiarare che rappresentano la stessa cosa.

Una donna con il capo coperto? “È il velo”.

Una statua romana con una stoffa sulla testa? “Anche Augusto portava il velo”.

Una suora con il copricapo? “E allora qual è la differenza?”

La differenza, per fortuna, si chiama contesto storico (e studio).

Maria visse nel I secolo, nell’ambiente ebraico della Giudea e della Galilea, dentro il mondo romano. I Vangeli non descrivono in dettaglio il suo abbigliamento e certamente non dicono che portasse un velo religioso assimilabile all’hijab contemporaneo.

Le immagini della Madonna con il capo coperto appartengono soprattutto alla successiva tradizione iconografica cristiana. In area bizantina Maria viene spesso rappresentata con il maphorion, un ampio mantello che copre anche il capo.

Un dipinto medievale o bizantino non è una fotografia di Nazareth.

Nel Mediterraneo antico, inoltre, coprirsi il capo con mantelli, scialli o lembi di tessuto era comunissimo, per ragioni climatiche, sociali o di decoro. Farne automaticamente un equivalente dell’hijab significa leggere l’antichità con categorie nate molti secoli dopo.

La cronologia diventa imbarazzante per il meme: l’Islam nasce nel VII secolo, circa seicento anni dopo Maria. La conquista arabo-musulmana della Palestina avviene anch’essa nel VII secolo.

Certo, popolazioni arabe erano presenti nel Vicino Oriente già prima, basti pensare ai Nabatei. Ma presenza araba, conquista araba e islamizzazione non sono la stessa cosa.

Poi c’è Augusto.

Nelle statue in cui appare con il capo coperto, non sta sfoggiando un “velo romano”. È rappresentato capite velato, cioè durante un rito religioso: il celebrante tirava un lembo della toga sopra la testa.

Augusto, anche in qualità di pontifex maximus, veniva raffigurato così proprio per sottolinearne la funzione sacerdotale.

E le suore?

Anche qui la somiglianza visiva inganna. Il velo monastico cristiano appartiene a una tradizione religiosa precisa, con significati di consacrazione, appartenenza all’ordine e disciplina. Non diventa equivalente all’hijab solo perché copre i capelli.

Se il criterio fosse semplicemente “stoffa sulla testa = stessa cosa”, allora dovremmo mettere insieme Maria, Augusto, suore, matrone romane, contadine mediterranee e celebranti religiosi di epoche lontanissime.

È il problema della storia ridotta a meme: si guarda la forma e si dimentica il significato.

Una toga rituale non è un hijab.
Un maphorion non è un niqab.
Il velo di una suora non nasce dalla stessa tradizione del velo islamico.

La storia comincia proprio quando si smette di guardare soltanto la fotografia, rimango basito che siano colleghi a far circolare meme e storielle false su “Augusto con il velo”, mi auguro che certe fesserie non raccontate dinanzi alle classi… sarebbe una vergogna.

Autore

  • Marco Pugliese

    Marco Pugliese, docente di ruolo area STEAM, giornalista economico scientifico, analista per il CISINT, cura corsi di geopolitica, geoeconomia, politica energetica. Docente di coding, ambito didattico, e nuove tecnologie, IA applicata alla didattica. Presidente di OpenIndustria.

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