E nell’odierna società, l’essere in evidenza è molto più utile di essere validi
La mia più che scettica idea sulla serietà del giornalismo così come da qualche decennio lo conosciamo è espressa, praticamente, in quasi ogni mio scritto.
Perché lo ritengo, il giornalismo, fondamentale per il miglior funzionamento della democrazia.
Allora, detto ciò, mi permetto osservazioni che ad alcuni non piaceranno, e questo è normale.
Partiamo da una “sponda”.
I giornali di area centrodestra pare abbiano l’ossessione per alcuni personaggi cosiddetti “dell’altra parte”.
Per altro, fornendo un’esposizione sproporzionata ai meriti e al merito, ma incredibilmente utile per i soggetti interessati.
A una prima osservazione quei soggetti potrebbero apparire vittime di eccesso critico, ma, in verità, sono fruitori di un beneficio incommensurabile: il continuo apparire!
E nell’odierna società l’essere in evidenza è molto più utile di essere validi.
Non voglio certo pretendere di insegnare ad altri il proprio lavoro, ma una semplicissima riflessione di persona adusa alla visione della politica e della quotidianità credo possa permettersi di evidenziare dati di fatto oggettivi.
Raccontare quotidianamente “prodezze” che meriterebbero semplice e ovvio disinteresse con l’idea di produrre qualche danno è di una sciocchezza che non si capisce come non possa essere… compresa da “affermati” direttori.
Quelle “prodezze” non turbano chi le reputa proprio tali e chi le reputa per quello che sono non ha bisogno di ulteriori conferme.
Per altro, abbiamo assistito, recentemente, a una catastrofica campagna referendaria che sia i politici di centrodestra che i giornalisti d’area hanno gestito in maniera improvvida.
Sono riusciti a convincere la maggioranza degli italiani a respingere quello che da anni praticamente tutti avevano sempre proposto… ma un piccolo ravvedimento?
L’informazione dell’altra parte è semplicemente carica d’astio, inutilmente cattiva, mi si consenta il termine.
Determinata a distruggere scientemente le persone, proponendole non astrattamente negative, ma accusandole espressamente di turpi comportamenti, spesso reati… poi si vedrà…
Più appropriato scientificamente questo secondo metodo per danneggiare realmente e concretamente.
Certo, impegnarsi a essere faziosi e persino cattivi può essere non necessariamente negativo.
Certo, immaginare di essere utili alla causa della propria parte piuttosto che a quella dell’informazione può essere comprensibile.
Certo, pervicacemente continuare a essere propalatori di falsità non può essere accettabile.
Il problema è che noi strumenti per smascherare soprattutto quest’ultima evidenza non ne abbiamo.
Anche se lo denunci non ti pubblicano.
In aggiunta, c’è una cosa che però, in entrambi gli schieramenti, li accomuna… anzi, due.
Lo smisurato convincimento che solo il loro personale esserci, garantito e imbullonato, sia la garanzia della libertà di stampa per tutti.
Non si è mai visto in nessuna professione che la critica sia immediatamente evocata come attentato alle libertà.
Non si è mai visto in nessuna azienda che il posto acquisto sia più fisso della cosa più fissa che si possa immaginare.
E, secondo, se li critichi, tu esterno ed estraneo al loro sistema, la massa di manovra è un tutt’uno.
Puoi stare tranquillo che scompari.
Nel tuo caso, facendoti scomparire, non si offende la pluralità democratica delle opinioni… si garantisce la libertà della linea editoriale.
E, allora, interviene l’ipocrita pluralità di voci, che approfitta delle personali debolezze… e personali utilità.
Praticamente dappertutto, nelle trasmissioni e nelle dichiarazioni riportate, sono i soliti che circolano, di una parte o dell’altra, ma i soliti.
Sembra che più che proporre opinioni, si debba appartenere e accettare di far parte del “giro”, si debba dimenticare di essere un libero animale quanto piuttosto si debba accettare di essere un animale da zoo (quest’ultima immagine l’ho rubata a un saggio giornalista).
Drammaticamente, ed è un inciso, anche in politica l’indipendenza del pensiero, o meglio, avere un pensiero, non è una nota di merito!
Qui mi trattengo, anche se sono stato un poco aggressivo…
Però, secondo esperienza, potrei dire di non essere lontano dal vero… anzi… molto prossimo.


Eugenio Baresu, ex parlamentare, già Segretario della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi. Autore, antiquario.


