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L’OTTO SETTEMBRE DEL DEEP STATE

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L’entrata a gamba tesa di Giuliano Amato sul tema della strage di Ustica, oltre a sollevare una raffica di critiche e di reazioni negative, induce, necessariamente, a porre alcuni interrogativi sulle motivazioni di un’intervista rilasciata a Repubblica su un argomento che è stato oggetto di varie tesi, di inchieste, di pronunciamenti della magistratura. 

La prima osservazione da fare è che l’intervista suona a delegittimazione di Sergio Mattarella, il quale, già vicepresidente di una delle commissioni parlamentari sulla strage (la stessa della quale era segretario l’onorevole Eugenio Baresi), non più tardi di qualche giorno fa aveva detto che sulla vicenda di Ustica c’erano ancora molte cose da chiarire. 

La seconda osservazione riguarda l’introduzione di un contenzioso con la Francia, accusata della strage, con il risultato di mettere in discussione la credibilità dello Stato francese con il quale l’Italia ha stipulato un trattato detto del Quirinale, fortemente voluto da Sergio Mattarella. Ancora una volta sembrerebbe che nel mirino ci sia il Capo dello Stato. 

Terza osservazione. Nell’intervista rilasciata a Repubblica Amato trasferisce tutte le colpe ai militari, i quali avrebbero coperto la verità, ossia che fu la Francia ad abbattere l’aereo con un missile destinato a un Mig libico. Il  trasferimento delle colpe ai militari, che avrebbero tenuto all’oscuro i politici, accanto alla considerazione che sarebbe prevalsa la fedeltà alla NATO su quella dovuta alla Costituzione, introduce un vulnus enorme sulla indipendenza del Paese, sulle sue regole democratiche e delegittima un’intera classe politica che, nella fattispecie, anche forse grazie a una confusione di date (forse no), si riassume in un nome: Bettino Craxi. 

Craxi, in buona sostanza, avrebbe chiesto proprio ad Amato di indagare sulla strage, ma senza disturbare i militari. 

Oltre a delegittimare Mattarella, Amato delegittima, post mortem, anche Bettino Craxi e con lui un’intera stagione politica.

Sotto tiro anche la NATO e gli Stati Uniti che avrebbero condiviso l’azione francese. 

Il 2 settembre, giorno dell’intervista, prelude all’8 settembre del deep state, già fortemente messo in crisi dalle vicende che hanno interessato la magistratura e da qualche giorno anche dai colpi di accetta dati dal libro del generale Vannacci. 

Sembra si sia aperta la notte dei lunghi coltelli, con ricatti, veleni, disastri diplomatici. 

Mattarella ha appena detto che nessuno Stato deve far da solo in Europa  ed ecco Amato che mette in discussione la credibilità e l’onestà di uno dei maggiori Stati partner. 

Anche l’Europa di Mattarella esce a pezzi. 

Ci sono però ben altre osservazioni da fare. A cominciare da quelle degli intrecci tra terrorismo nero e rosso, Carlos e alcuni gruppi palestinesi, come ricorda Eugenio Baresi su questo stesso numero del Nuovo Giornale Nazionale. Se si accogliesse la tesi della bomba, l’attenzione si sposterebbe su queste piste e riaprirebbe non solo la questione della strage di Bologna, ma anche quella del lodo Moro, con il quale l’Italia, in cambio di immunità, ha consentito il passaggio verso l’Europa di uomini e armi dei gruppi palestinesi. Una temporanea disattenzione agli accordi con i palestinesi avrebbe creato una reazione. 

Addossare a militari, Nato e francesi l’intera responsabilità della strage di Ustica toglie di mezzo la possibilità di indagare ulteriormente su accordi e intrecci con i terroristi di varie specie, autorizzati a girare per l’Italia indisturbati. Una pagina che, sicuramente non fa onore al Bel Paese e che sicuramente è conosciuta anche dai servizi degli altri Paesi europei. 

 Il cosiddetto «lodo Moro» fu un patto segreto di non belligeranza tra Stato italiano e Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina movimento membro dell’OLP; escludeva invece quello di Abu Nidal, acerrimo nemico di Arafat. Fu sottoscritto da Aldo Moro, ministro degli Esteri del Governo Rumor. 

La sortita di Amato riapre pagine della Prima Repubblica che arrivano come macigni sull’attuale equilibrio di potere italiano. 

Il sasso nello stagno è stato tratto. Dove e come si propagheranno le onde e quali altri sassi arriveranno nello stagno è tutto da vedere. 

Comunque sia, l’8 settembre del deep state italiano è in arrivo. 

 

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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