Rifiutare la pusillanime debole affermazione dei nostri valori
Certo, immaginare che le guerre siano qualche cosa di diverso da una tragedia credo proprio sia scellerato.
Ma poi se non si vuole rimanere nell’ipocrisia di un inutile ovvio bisogna rispondere alla domanda, non dell’inutile ovvio, ma su cosa si può fare se si è oggetto del concreto odio prevaricatore e distruttivo.
Il problema è tutto qui.
Di fronte a regimi aggressivi, a regimi che predicano e praticano ogni azione per la nostra eliminazione, a regimi che attuano azioni quotidiane e costanti tese a distruggerci o poter distruggerci… cosa fare?
Ci vorrebbe la semplice unità contro di essi, la comune volontà di isolarli, il vero senso della pace attraverso la condanna senza appello.
Insomma, una dignità.
Insomma, una verità.
Insomma, una concretezza.
Purtroppo, invece, dalla nostra parte, altrettanto quotidianamente assistiamo ad affermazioni che richiamano l’astrattezza del bene inidentificabile, del dialogo esplicitamente impedito, di auspici prossimi all’affermazione dell’impossibile.
Varrebbe la pena ricordare che il progresso democratico il mondo lo ha conosciuto solo dove la tradizione giudaico cristiana ha avuto espressione.
Non è arroganza o presunzione è pura fotografia della storia e dei fatti.
Questo non significa che errori, brutalità, anche prevaricazioni non siano stati commessi.
Ma solo dove la nostra civiltà ancora governa i diritti sono rispettati.
Addirittura certi desideri divengono diritti, divengono addirittura ed al contrario discriminazione verso chi, magari, dubita possano essere ascritti alla categoria dei diritti.
Insomma, il più fantasioso desiderio diviene diritto… da noi.
Allora come confrontarsi con chi reprime non tanto e solo ogni diritto?
Per non dire che addirittura reprime i più innocenti e innocui desideri?
Fa un poco schifo vedere il silenzio, di fronte alla mattanza di semplici ragazze che vorrebbero sciogliere i capelli al vento, di chi qui immagina ogni ben più discutibile desiderio un diritto.
Fa un poco schifo vedere il silenzio di chi non si accorge che i cristiani nei luoghi che per lui meritano tanta attenzione siano stati ormai quasi annullati nella loro sopravvivenza da quelli che lui tanto inopinatamente sostiene.
Rifiutare il confronto?
Certo no!
Ma rifiutare la pusillanime debole affermazione dei nostri valori… certo sì!
Il mondo mai come ora è diviso tra Paesi dove la democrazia governa e paesi dove l’assoluto terrore governa.
Non è una situazione che consente parità di comportamenti e parità di azioni.
Allora forse è molto urgente che per il bene degli stessi adulatori dei propri diritti, qui da noi, ci sia una consapevolezza nuova.
Non una chiusura, non un rifiuto, non una opposizione.
Una positiva affermazione che deve valere per tutti la libertà, che deve valere per tutti la democrazia, che deve valere per tutti il rifiuto dell’odio, che deve valere per tutti la possibilità di esprimersi… e di vivere!
Esempi nella concretezza?
Chiedere tutti insieme la libertà per i popoli oppressi dai propri governi.
I ragazzi di Honk Hong sono stati uccisi, il popolo tibetano annientato, gli uiguri decimati.
I cristiani trucidati nei vari conflitti scatenati per motivi di sopraffazione religiosa in Africa.
Gli yazidi ed i curdi sopraffatti sempre per prevaricazioni di fede religiosa.
L’odio insuperabile se si afferma l’obbligo nei propri statuti di impedire l’esistenza altrui.
Se è vero tutto ciò significa smetterla con vuote, pericolose e controproducenti esortazioni ad un bene neppure astratto, ma addirittura malefico se non rifiuta e condanna il male appena raccontato.
Tutti noi che godiamo il bene della democrazia dovremmo imparare il dovere della testimonianza costruttiva piuttosto che l’utilità della faciloneria ipocrita.


Eugenio Baresu, ex parlamentare, già Segretario della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi. Autore, antiquario.


