
Mali, Ciad, Guinea, Burkina Faso, Niger, Gabon.
Francafrique è ormai giunta alla fine con lo spezzarsi del legame delle ex colonie con Parigi e con Francafrique va in crisi non soltanto la Francia, ma una buona parte dell’economia e della finanza europee, che si vedono sfuggire di mano materie prime di enorme importanza.
La débâcle di Emmanuel Macron si rifletterà negativamente sull’intero Occidente che, guidato da élite incapaci e oppressive, rischia di essere marginalizzato.
Quanto avviene in questi giorni in Africa è solo uno degli aspetti, forse il più eclatante, delle rivolta contro l’Occidente.
Si avvera quanto affermava Samuel P. Huntington nel suo: “Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale”.
Scriveva Huntington nel 1996: “In primo luogo, per rifarci alle due espressioni preferite dagli storici, l’«espansione dell’Occidente» è terminata, ed è iniziata la «rivolta contro l’Occidente»”.[1]
“L’Occidente – scriveva Huntington – conquistò il mondo non grazie alla forza delle proprie idee, dei propri valori o della propria religione (ai quali ben pochi esponenti delle altre civiltà furono convertiti), ma in virtù della superiore capacità di scatenare violenza organizzata. Gli occidentali dimenticano spesso tale circostanza; i non occidentali non la dimenticano mai”.[2]
Ecco il punto. La Francia, in Africa, non solo ha finto di non ricordare, ma ha continuato, in altra forma, ad essere una potenza coloniale, mantenendo al potere nelle ex colonie vassalli obbedienti che hanno consentito lo sfruttamento delle risorse e l’immiserimento delle popolazioni.
L’esempio del presidente Bongo del Gabon, che discende da una famiglia vassalla di Parigi al potere da 55 anni, è eclatante e dimostra come la Francia abbia continuato ad essere una potenza coloniale a tutti gli effetti, sia con la presenza militare, sia con le proprie imprese, soprattutto minerarie, sia con la finanza, come dimostra la storia del Franco africano.
Ora, come è ben chiaro, l’Africa si sta ribellando. Allo sfruttamento delle risorse non è conseguito alcun progetto di sviluppo locale, salvo l’arricchimento delle élite legate a Parigi.
La storia presenta il conto. Masse di africani, che non trovano nei loro Paesi una prospettiva di vita, premono sull’Europa, mettendone in crisi le strutture.
Nel 1910 “civiltà era sinonimo di civiltà occidentale, e l’Occidente – scriveva Huntington – , controllava o dominava la gran parte del mondo. Il diritto internazionale era il diritto internazionale occidentale, nella tradizione di Grozio. Il sistema internazionale era il sistema occidentale westfaliano di stati nazionali sovrani ma «civilizzati» e dei territori coloniali da essi controllati”. [3]
“Nel 1918 Spengler – aggiungeva Huntington nel 1996 – denunciò la miope visione della storia prevalente in Occidente, con la sua netta divisione in tre epoche – antica, medievale, moderna – che hanno un significato solo per l’Occidente. È necessario, osservò Spengler, abbandonare un simile «approccio tolemaico alla storia» a favore di un approccio copernicano, e sostituire «la vacua finzione di un’unica storia lineare, con la realtà di una pluralità di possenti culture». Alcuni decenni dopo, Toynbee criticò il «provincialismo e l’impertinenza» dell’Occidente manifestatisi nella «egocentrica illusione» che il mondo ruotasse intorno ad esso, che esistesse un «Oriente inamovibile» e che il «progresso» fosse qualcosa di inevitabile. Al pari di Spengler respinse la teoria dello sviluppo unitario della storia, l’idea che esista «un unico fiume della civiltà, il nostro, e che tutti gli altri o sono suoi affluenti o vanno a spegnersi nelle sabbie del deserto». Cinquant’anni dopo Toynbee, anche Braudel sostenne la necessità di elaborare un più ampio quadro interpretativo per riuscire a comprendere «i grandi conflitti culturali esistenti nel mondo e la molteplicità delle sue civiltà». Le illusioni e i pregiudizi denunciati da questi studiosi, tuttavia, sono ancora oggi, alla fine del XX secolo, ben vivi, e traggono nuova linfa vitale nella diffusa, provinciale convinzione che la civiltà europea dell’Occidente sia la civiltà universale dell’intero globo”.[4]
Eccoci giunti al punto. Per salvare l’Occidente è necessario che l’Occidente si liberi dalle cimici sulla criniera, dalle élite che lo stanno immiserendo e affossando e che, come un cavallo di razza, sappia riconoscere altri cavalli di razza, ossia altre culture e con esse sappia collaborare e non confliggere.
Non possiamo ragionare come se la civiltà occidentale sia l’unica e sola, universale e destinata da Dio (un dio a piacere) a dominare il mondo e, possibilmente a sfruttarlo, così come non possiamo pensare che l’unica formula possibile di governo, frutto della civiltà, sia la democrazia liberale.
“È infatti fondato sull’errata convinzione, tipica della Guerra fredda – scriveva ancora , scriveva Huntington, – che l’unica alternativa al comunismo sia la democrazia liberale e che la scomparsa del primo comporti automaticamente la diffusione su scala universale della seconda. È noto invece come nel mondo contemporaneo esistano molte forme di autoritarismo, nazionalismo, corporativismo e comunismo di mercato (ad esempio in Cina) vive e vegete”.[5]
Finisce così, per dirla ancora Huntington, che “ i non occidentali definiscono occidentale ciò che gli occidentali definiscono universale”.
Avere il senso del limite, ma anche delle proprie radici, della propria storia, delle proprie potenzialità, significa essere in grado di rapportarsi agli altri su un terreno di parità che, nell’attualità della storia, significa instaurare un mondo multipolare, rispettoso delle diversità e delle identità.
Se l’Occidente saprà essere conscio delle proprie possibilità, delle proprie potenzialità, della propria identità e saprà dialogare con altre identità, arriveremo ad un mondo multipolare di possibile dialogo ed equilibrio.
Perché ciò accada devono essere mandate al macero le élite che ora governano l’Occidente e che ne tradiscono l’essenza, perché sono vuoti gusci di potere, destinati all’inesistenza.
[1] Samuel P. Huntington, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, Garzanti.
[2] Ibidem
[3] Ibidem
[4] Ibidem
[5] Ibidem





