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Altro che IBM, il primo personal computer parlava italiano

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personal computer Olivetti

Olivetti Program

ma 101: l’innovazione firmata Italia

In queste ore si celebra il quarantacinquesimo anniversario dell’IBM PC, presentato il 12 agosto 1981.

Una macchina fondamentale, certo: il modello 5150 trasformò il personal computer in uno standard mondiale e aprì la strada alla diffusione di massa dell’informatica negli uffici e nelle case.

Ma non fu il primo personal computer della storia.

Sedici anni prima, nel 1965, un’azienda italiana aveva già collocato la potenza di calcolo sopra una scrivania. Si chiamava Olivetti Programma 101 e nacque dal genio dell’ingegnere Pier Giorgio Perotto e della sua squadra, con il design straordinariamente moderno di Mario Bellini.

La “Perottina” era una macchina compatta, programmabile e pensata per essere utilizzata direttamente da una singola persona. Non richiedeva una sala dedicata, tecnici in camice bianco o collegamenti con i giganteschi elaboratori dell’epoca.

Possedeva memoria, eseguiva sequenze di istruzioni, stampava i risultati e consentiva di salvare e caricare programmi attraverso schede magnetiche. In altre parole, portava il calcolo elettronico fuori dai grandi centri di elaborazione e lo metteva nelle mani dell’utente.

Venne presentata a New York, nel cuore dell’America tecnologica, suscitando stupore. Ne furono venduti circa 44 mila esemplari, soprattutto negli Stati Uniti. Alcune Programma 101 furono acquistate persino dalla NASA e impiegate nell’ambito delle missioni Apollo.

È corretto precisarlo: gli storici discutono ancora sulla definizione esatta di “primo personal computer” e alcuni classificano la P101 come calcolatrice elettronica programmabile da tavolo.

Ma la sua architettura, la memoria, la programmabilità e l’uso individuale ne fanno una delle progenitrici più dirette del PC moderno, spesso riconosciuta come il primo desktop computer programmabile commerciale.

IBM, dunque, non inventò il personal computer nel 1981. Ebbe il merito enorme di costruire la piattaforma che sarebbe diventata lo standard industriale globale: processore Intel, sistema operativo PC-DOS fornito da Microsoft, architettura aperta e una rete commerciale capace di conquistare il mercato.

IBM vinse la battaglia della standardizzazione. Ma Olivetti aveva già avuto l’intuizione decisiva.

E anche Microsoft arrivò dopo: fu fondata nel 1975, quando la Programma 101 esisteva da un decennio.

Lo so, brucia. Siamo talmente abituati a raccontare l’innovazione come un’esclusiva americana da dimenticare che una delle rivoluzioni fondamentali dell’informatica nacque a Ivrea. Non in California, non a Seattle, non nei laboratori IBM.

Il mondo celebrò il PC americano nel 1981. Ma il futuro era già comparso sedici anni prima e portava un nome italiano: Olivetti.

Autore

  • Marco Pugliese

    Marco Pugliese, docente di ruolo area STEAM, giornalista economico scientifico, analista per il CISINT, cura corsi di geopolitica, geoeconomia, politica energetica. Docente di coding, ambito didattico, e nuove tecnologie, IA applicata alla didattica. Presidente di OpenIndustria.

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