Sul tavolo figurano restrizioni commerciali e l’inserimento nella lista di singoli esponenti politici israeliani
A cura di Agenzia Nova
I ministri degli Esteri dell’Unione europea torneranno a discutere possibili sanzioni contro Israele in occasione della riunione informale (Gymnich) prevista il primo e 2 settembre a Wicklow, in Irlanda, ma le divisioni tra gli Stati membri rendono ancora improbabile il raggiungimento di un accordo.
Lo riferisce l’edizione europea del portale “Politico”, citando tre diplomatici europei coinvolti nei negoziati. Sul tavolo figurano restrizioni commerciali e l’inserimento nella lista delle sanzioni di singoli esponenti politici israeliani.
L’Alta rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, che convocherà la riunione, dovrebbe trasmettere nei prossimi giorni ai governi l’ordine del giorno.
Nell’ultimo anno Kallas ha cercato di costruire la maggioranza necessaria tra gli Stati membri per sospendere gli scambi commerciali con gli insediamenti israeliani in Cisgiordania considerati illegali dall’UE, nonché l’unanimità richiesta per imporre sanzioni ad alcuni ministri espressione dell’estrema destra israeliana per ragioni legate ai diritti umani.
Sinora diversi governi, tra cui quelli di Germania e Repubblica Ceca, avevano mostrato cautela anche per evitare di interferire con i negoziati di pace su Gaza.
Secondo i diplomatici citati da “Politico”, questo argomento avrebbe tuttavia perso peso dopo il rifiuto da parte di Israele del piano in 15 punti proposto dal Consiglio di pace del presidente statunitense Donald Trump.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha respinto domenica il documento, sostenendo che il ritiro delle Forze armate israeliane dalla Striscia previsto dal piano non fosse accettabile prima del completo disarmo di Hamas.
“Mi aspettavo un rifiuto del piano a causa delle attuali circostanze politiche in Israele”, ha dichiarato Hildegard Bentele, eurodeputata tedesca e presidente della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con Israele.
Qualsiasi posizione diversa dalla richiesta del disarmo di Hamas, ha aggiunto, è “molto difficile da spiegare all’opinione pubblica israeliana, le cui principali preoccupazioni restano quelle relative alla sicurezza”.
Nonostante il venir meno delle riserve legate ai negoziati su Gaza, permane tra diversi governi europei il timore che eventuali sanzioni possano incidere sulla campagna per le elezioni israeliane del 27 ottobre.
Secondo i tre diplomatici interpellati da “Politico”, nonostante il sostegno a un’azione più incisiva da parte di Paesi come Svezia e Paesi Bassi, difficilmente emergerà un consenso effettivo prima del voto.
Uno dei diplomatici ha osservato, in particolare, che eventuali sanzioni contro il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir potrebbero produrre l’effetto opposto, rafforzando nei sondaggi il suo partito di estrema destra Otzma Yehudit.
L’Irlanda, da tempo favorevole a una linea più dura nei confronti di Israele, avrebbe comunque insistito affinché la questione fosse nuovamente iscritta all’ordine del giorno, nonostante lo stallo.
Kallas aveva inoltre promesso di riprendere il dossier dopo che la discussione era stata interrotta durante una riunione particolarmente tesa a luglio.
Anche Washington, secondo “Politico”, appare orientata ad attendere gli sviluppi politici israeliani.
“Riconosciamo le complessità derivanti dalle elezioni israeliane e ovviamente daremo a Netanyahu spazio per cercare di gestire questa situazione”, ha dichiarato un funzionario dell’amministrazione Trump.
Israele, dal canto suo, punta a evitare sanzioni sia prima sia dopo le elezioni e sostiene di essere disposto a collaborare con Bruxelles per rispondere alle preoccupazioni europee.
“Chiunque sia preoccupato per i palestinesi deve lavorare con Israele, non contro di noi”, ha dichiarato l’ambasciatore israeliano presso l’UE, Avi Nir-Feldklein, che ha inoltre elogiato la recente iniziativa diplomatica della commissaria europea per il Mediterraneo Dubravka Suica – la cosiddetta “Team Gaza Initiative”, lanciata dalla Commissione a luglio che prevede un pacchetto da circa 884 milioni di euro per sostenere la prima fase di ripresa di Gaza e coordinare meglio gli interventi internazionali -, sostenendo che abbia contribuito a far avanzare alcuni progetti umanitari nella Striscia.





