Lo scisma scoperchia una lacerazione difficilmente recuperabile perché la posta in gioco non è il potere, ma è lo spirito
La scomunica latae sententiae per i vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX -Lefebvriani) è arrivata.
Il Dicastero per la Dottrina della Fede in un decreto ha reso noto che “nonostante le ammonizioni rivolte al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il Vescovo Alfonso de Galarreta, avendo compiuto un atto di natura scismatica mediante la consacrazione episcopale di quattro presbiteri, senza mandato pontificio e contro la volontà del Sommo Pontefice, è incorso ipso facto nelle pene previste dal can. 1387 e dal can. 1364 1 CIC 2021. Dichiaro dunque a tutti gli effetti giuridici che sia il suddetto Vescovo Alfonso de Galarreta sia Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier sono incorsi ipso facto nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica”.
Non è difficile, per chi osserva i fatti non essendo coinvolto dottrinalmente, comprendere come si sia arrivati allo scisma, in quanto da anni c’è una parte della Chiesa cattolica apostolica romana che ha scelto non il terreno dello spirito, ma quello della sociologia o peggio della politica, in una deriva, come quella del Sinodo tedesco, che va direttamente a finire nel protestantesimo o, come quella della CEI italiana, che ha trasformato chiese e oratori in dependance del Pd.
Di questa situazione scrive, in questo stesso numero del Giornale, Vito Sibilio, il quale fa notare che “in questi giorni ferve il dibattito sulla disparità di trattamento tra la FSSPX e certe correnti neomoderniste che occupano posizioni di rilievo all’interno della Chiesa cattolica. In punta di diritto e secondo il dogma, queste ultime avrebbero dovuto essere affrontate con ben altra fermezza, data la gravità di alcune derive dottrinali”.
A questa giusta affermazione vorrei aggiungere quella relativa ai vescovi cinesi, nominati da uno Stato ateo e materialista, dominato da un Partito comunista.
Nel 2018, Papa Francesco riammise alla piena comunione ecclesiale i sette vescovi cinesi che in passato erano stati nominati e ordinati senza il consenso della Santa Sede.
L’Accordo Provvisorio sulla nomina dei vescovi (firmato nel 2018) è stato rinnovato per altri quattro anni il 22 ottobre 2024, fino all’ottobre 2028. È la terza proroga (dopo quelle del 2020 e 2022), questa volta estesa da due a quattro anni.
Il meccanismo prevede che le autorità cinesi propongano i candidati e il Papa abbia l’ultima parola (approvazione o veto). L’accordo resta segreto nel testo completo.
Vescovi proposti dal Partito comunista cinese, ossia da un’entità materialista e atea, capito bene?
La selezione la fa il Partito comunista cinese, poi il Papa approva o pone il veto.
Sotto Papa Leone XIV (eletto nel 2025) sono continuate le nomine e ordinazioni di vescovi nell’ambito dell’accordo.
Pechino mantiene un forte controllo sulla Chiesa ufficiale (“Patriotic Association”), con pressioni, sorveglianza e casi di vescovi detenuti o scomparsi. Ci sono state violazioni unilaterali cinesi in passato, ma Roma ha spesso proceduto con le approvazioni.
Il Vaticano considera l’accordo “positivo” perché ha permesso di ricucire la comunione di tutti i vescovi con il Papa, riducendo lo scisma tra Chiesa ufficiale (quella comunista) e quella “sotterranea”, ossia quella autentica.
Il Cardinale Joseph Zen (Hong Kong) è il critico più noto e costante, in quanto ha definito l’accordo un “tradimento” della Chiesa cattolica cinese, accusando il Vaticano di “consegnare il gregge nelle fauci dei lupi” e di mettere i cattolici “in una gabbia comunista”.
Secondo Zen, l’intesa legittima il controllo del Partito Comunista Cinese (PCC) sulla Chiesa, costringe vescovi sotterranei leali al Papa a farsi da parte per lasciare spazio a candidati graditi al regime e indebolisce la fedeltà alla Santa Sede.
Molti vescovi, approvati dal Vaticano, ma non riconosciuti dal regime (o viceversa) hanno subito pressioni, arresti, sparizioni forzate o detenzioni dopo il 2018.
Il Vaticano avrebbe chiesto ad alcuni vescovi sotterranei di ritirarsi in favore di nominati ufficiali, percepito come un tradimento di chi ha sofferto per la fedeltà a Roma. L’accordo non protegge adeguatamente la Chiesa clandestina e ha coinciso con un’intensificazione della “sinicizzazione” (indottrinamento ideologico) e delle restrizioni (divieti su minori, sermoni controllati, ecc.).
Il Partito Comunista Cinese (PCC) sta infatti promuovendo la “sinicizzazione” del cristianesimo, un processo che include la revisione e l’adattamento dei testi sacri (tra cui il Vangelo e la Bibbia) per allinearli all’ideologia socialista, ai valori “core” del Partito e alla fedeltà a Xi Jinping, piuttosto che alla dottrina cristiana tradizionale.
Dal 2018 circa, sotto Xi Jinping, il PCC ha accelerato una politica di controllo sulle religioni. Per il cristianesimo esiste un piano quinquennale (2018-2022, poi esteso) che prevede la ritrattazione e annotazione della Bibbia per trovare “punti in comune con il socialismo” e creare una “comprensione corretta” del testo, laincorporazione di elementi culturali cinesi, confuciani e buddisti, la supervisione attraverso le chiese ufficiali (Three-Self Patriotic Movement per i protestanti e Chiesa Cattolica Patriottica).
Un esempio specifico di modifiche al Vangelo e alla Bibbia riguarda l’adultera (Giovanni 8:3-11).
Nella versione originale, Gesù dice “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” e poi perdona la donna (“Va’ e non peccare più”). In un manuale universitario cinese del 2020 e in materiali educativi, la storia è alterata: Gesù dichiara “Anch’io sono un peccatore” e lui stesso lapida la donna a morte. Questo capovolge il messaggio di misericordia e perdono, trasformandolo in un monito all’obbedienza alle autorità e nega, di fatto, la divinità di Gesù, che è senza peccato e secondo la dottrina cristiana non a caso è nato da una donna immacolata, ossia a sua volta concepita senza peccato (immacolata concezione).
I Dieci Comandamenti in alcune chiese ufficiali sono stati rimossi o modificati. Il primo comandamento è stato eliminato o sostituito con frasi come: “Respingere fermamente l’infiltrazione dell’ideologia occidentale” o citazioni di Xi Jinping. In alcuni casi sono stati sostituiti interamente con slogan del PCC.
Nel 2019 il PCC ha annunciato un progetto decennale per una “Bibbia cristiana cinese” revisionata, con ritraduzione e commenti che la rendano compatibile con i valori socialisti. Non è ancora completata una versione ufficiale unica, ma circolano già testi adattati, manuali scolastici e versioni usate nelle chiese registrate.
Tutto questo lascia il Vaticano indifferente, forse a causa della parte segreta dell’Accordo che qualcosa di vantaggioso per Roma sicuramente conterrà.
La trasparenza, anche qui, non esiste. Altro che Parresia, qui vige l’esatto contrario.
Veniamo ad una proposta che fa Vito Sibilio scrive su questo stesso numero del giornale.
“La mia proposta – dialogo serio su base ermeneutica con la concessione di mantenere il Codice Pio-Benedettino e la liturgia di San Pio V e l’erezione della prelatura personale (ossia la forma di Chiesa sui iuris) per la Fraternità, con ricezione del Vaticano II e del Magistero successivo mediante precisazioni condivise – è, senza falsa modestia, teologicamente solida e tecnicamente percorribile. Somiglia a soluzioni già adottate per altri istituti tradizionali e potrebbe rappresentare una via di ricomposizione matura. Tuttavia, gli ostacoli sono notevoli. Le consacrazioni del 1° luglio hanno indurito le posizioni”.
Le prelature personali sono una figura giuridica introdotta dal Concilio Vaticano II (decreto Presbyterorum Ordinis, n. 10) e normata dai canoni 294-297 del Codice di Diritto Canonico (1983).
Sono strutture gerarchiche della Chiesa, erette dalla Santa Sede, per svolgere specifiche attività pastorali con un carattere personale (cioè legate alle persone, non a un territorio come le diocesi).
Sono rette da un Prelato (Ordinario proprio) con facoltà di Ordinario. Possono includere chierici (incardinati nella prelatura) e laici che vi aderiscono organicamente secondo gli statuti. I fedeli rimangono comunque sotto la giurisdizione del vescovo diocesano per quanto riguarda la vita ordinaria nella diocesi locale. Servono a rispondere a esigenze pastorali particolari in modo flessibile e sovra-diocesano.
Il problema è che nel caso dei lefebvriani non c’è una richiesta di libertà d’azione sovra diocesana, spesso legata al potere, ma una questione fondamentale, ossia lo spirito contrapposto alla laicizzazione, quando non alla relativizzazione dottrinale o al materialismo sociologico di una parte non secondaria della Chiesa cattolica apostolica romana. Da una parte la Chiesa spirituale, dall’altra la Chiesa Ong, sindacato, partito.
Fraternità Sacerdotale San Pio X è entrata con il bisturi a far scoppiare il bubbone cresciuto in questi anni di adesione della Chiesa cattolica apostolica romana alle istanze della cultura woke e alle esigenze della finanza.
Torniamo, infine, alla cronaca.
“Dichiaro inoltre – si legge nel decreto di scomunica – che il Vescovo Bernard Fellay, avendo partecipato direttamente alla celebrazione liturgica come conconsacrante, avendo così aderito pubblicamente all’atto scismatico, è incorso nella scomunica latae sententiae prevista dal can. 1364 1 CIC 2021. Si ammoniscono i chierici e i fedeli laici a non aderire allo scisma della Fraternità Sacerdotale San Pio X, perché incorrerebbero ipso facto nella pena della scomunica latae sententiae”.
In una nota esplicativa del Dicastero per la Dottrina della Fede si legge: “Per quanto concerne i fedeli laici, sono da ritenersi scismatici e scomunicati coloro che aderiscono formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X”. La nota sottolinea che i sacramenti amministrati “illecitamente”, penitenza e matrimonio “sono invalidi”.
La nota citando la Ecclesia Dei di Giovanni Paolo II, scrive:”Dai tempi di San Paolo VI fino agli ultimi colloqui, svoltisi recentemente presso questo Dicastero, i molteplici tentativi di ricondurre gli aderenti al movimento iniziato da monsignor Marcel Lefebvre alla piena comunione con la Chiesa cattolica si sono rivelati vani”. Tale situazione “si è ulteriormente aggravata a causa delle recenti consacrazioni episcopali celebrate senza mandato pontificio, contro la volontà del Santo Padre, in aperta violazione del diritto canonico”.
Pertanto, prosegue la nota, questo Dicastero, “nel fedele esercizio delle funzioni a esso affidate, ritiene necessario rilevare che tale atto ha configurato il delitto di scisma, con le conseguenze canoniche per i ministri sacri e per i fedeli laici coinvolti. Infatti, como già dichiarato nel 1988, ‘tale disobbedienza – che porta con sé un rifiuto pratico del Primato romano – costituisce un atto scismatico”.
Lo strappo c’è. Ricucirlo è possibile, ma è necessario rivoltare come un calzino la logica del papato di Jorge Mario Bergoglio e della Mafia di San Gallo. Compito enorme per Papa Leone XIV.





