Il Prossimo Presidente della Repubblica chi sarà?
Il Quirinale turba i sogni di tantissimi: a sinistra perché pensare a un Presidente della Repubblica di destra fa venire l’orticaria; a destra perché le ipotesi che corrono per i corridoi del nome del Presidente proposto dalla “sinistra” fanno venire i brividi.
Senza contare che una possibile “prima volta” è una scommessa importante. Si sfaterebbe un tabù, dice Meloni.
Mi sembra ci siano, in questi ragionamenti, alcune approssimazioni.
La prima è che se parliamo di Einaudi, democristiano di scuola liberale, o se parliamo di Segni, o di Leone certamente non parliamo di sinistra… Stendiamo un velo su Scalfaro.
Il senso della novità ci sarebbe – e qui una seconda approssimazione – solo se si volesse considerare l’attuale centrodestra e quello che venisse rieletto alle prossime votazioni qualcosa di illiberale, molto più che conservatore, per non dire fascista. Mi permetto di esprimere molti dubbi su questa catalogazione. Vannacci dovrebbe averli chiariti anche ad altri.
Esattamente gli stessi dubbi – e qui ancora una approssimazione – che portano molti a pensare che esiste solo la sinistra che predica il “campo largo”, che fa i conti sui numeri assiepando ideologismi e populismi di diversa natura e assommandoli a una sana visione di sinistra, più estrema, che rispetto anche se non condivido.
Non è così. E direi basta con la demagogia.
Semmai, ci sarebbe da discutere sui nomi: perché altra cosa è Einaudi e altra cosa un qualsiasi altro nome potesse essere presentato dall’attuale destra. E altra cosa è Pertini e altra cosa una qualsiasi nome potesse essere presentato dalla sinistra.
Anzi, a sinistra si fanno ipotesi sconvolgenti che riguardano “patti” per chiudere la irrisolta questione di leadership del “campo”.
A meno che…
Tutto il soffritto in padella parte dal presupposto che si vada alla formazione del nuovo Parlamento sulla base di una tornata elettorale impostata sul bipolarismo. Ipotesi che non posso escludere ma che direbbe di una sconfitta bruciante per tutta l’area riformista/lib-lab. Una sconfitta che non mi auguro. Anzi, che mi fa paura.
Nell’area del riformismo, in quello spazio che può vedere un nuovo patto tra il socialismo acomunista teorizzato da Lombardi, il socialismo democratico di Bad Godesberg e di Craxi, e il cattolicesimo sociale, in quest’area che qualche accenno di formazione lo dichiara e lo mostra, la scelta dei nomi sarebbe ben più ampia.
Anche interrompendo la storia dei Presidenti della Repubblica provenienti dalla magistratura. Che sarebbe auspicabile.
È un motivo in più perché le novità politiche annunciate diventino anche praticate. Avrebbe senso, in questo caso, anche la battaglia contro la legge elettorale che si sta avviando in Parlamento nella solita versione del teatrino muro contro muro ma senza alcuna discussione di merito. E dove le “preferenze” diventano terreno di scontro.
Dove si agita un premierato che nei fatti già c’è e va sconfitto per tutt’altra strada.
Si dice per riavvicinare la gente al voto. Nulla di più ipocrita.
Si provi a parlare di programmi e si mettano a confronto seriamente le alternative proposte.
Con l’imperativo di essere interessanti e credibili per chi ascolta. Indicazioni di cosa e come fare. E dibattito sulle priorità.
Indicare prospettive che meritino una competizione elettorale perché possano essere recepite come un serio progetto del futuro e non come una cartella elettorale.
Tutto il resto viene dopo: e l’alternativa non è bella. Vannacci è dietro l’angolo e non serve a sconfiggere il centrodestra.





