La campagna elettoraleentra nel vivo, ma l’unica desaparecida è la politica
Molta parte della stampa e qualche notiziario, si soffermano sugli incontri di Schlein con Prodi e con Draghi. Si dice anche con Monti.
Le antenne, per me già puntate, vanno drizzate subito.
Nello stesso tempo nel quale i riformisti del PD escono da quel partito per l’affermazione di una loro identità che li colloca più al centro e persino Gori ci fa una riflessione, l’incontro con esponenti di un centro, a matrice tecnica sicuramente di altissimo livello, ma altrettanto sicuramente fuori degli schemi parlamentari, lascia perplessi.
Sarebbe questo il centro del centro-sinistra di Schlein? E, comunque, lo sconquasso che ne deriverebbe nel “campo largo” (non potendo dimenticare che Draghi sostituì Conte) come si intenderebbe gestirlo?
Vi è una qualche possibile compatibilità tra Monti e Landini, tra Draghi e Bonelli/Fratoianni, tra Prodi e l’aria massimalista del PD?
E poiché sia Draghi e sia Monti sono stati Presidenti del Consiglio di governi emergenziali (e si sono caratterizzati per dei signorsì forzosi di un certo peso, proprio perché in emergenza) è a un’emergenza che pensa Schlein?
Ho sempre pensato, e l’ho detto chiaro, che il guardare al centro è per me indispensabile per una sinistra che voglia governare.
Ma il centro al quale mi riferisco è relativo non a personaggi per quanto prestigiosi di centro ma a una politica di centro e, dunque, un’elaborazione politica che medi le proposte e la visione della società di un illuminato catto-liberismo sociale con le spinte proprie del PD di oggi che, e mi ripeto, sempre più vede al suo interno solo 4 diverse sinistre. E, sino a ieri, era Schlein a confermarlo.
Se, dunque, quest’operazione prelude ad un cambio della proposizione politica di Schlein, non c’è che farle gli auguri di buona riuscita. Ma temo che non sia così.
Posso sbagliare, ma a me sembra che quelle figure che ho indicato, proprio per la loro indiscutibile rilevanza, possano essere individuate come la boa alla quale attaccare una proposta di rapporto con gli “esuli” di queste settimane e una “collaborazione esterna” con alcuni.
Perché no, anche Renzi. Alla ricerca di una maggioranza che, per vie naturali, non c’è.
Mi permetto di far notare che parliamo, così, di numeri da aggregare e non di programmi.
A meno che…
Forse quest’ipotesi fantapolitica che ho avanzato è sul tappeto: qualcuno intravede emergenze.
Monti, che fu fatto senatore improvvisamente e qualche settimana dopo diventò Capo di Governo, insegna che le emergenze vanno affrontate con lungimiranza.
Non perché si individuano, ma perché si sa che le si sta provocando. E, forse, si partecipa alla preparazione.
Nel frattempo, sarebbe il caso di fare gli auguri di buon lavoro alle Procure e a Il Fatto Quotidiano. In questa complessa fase di preparazione alle elezioni, le poche chiarezze interne si sommano a voci di pesanti interferenze estere (Paolo Mieli ne ha indicata una, ma ve ne sono altre): e esse si integrano, Milano “Hidra” docet, con la ripresa di preparazione e diffusione di documenti pieni di omissis e qualche dichiarazione di qualche “pentito” che, come direbbe Ranucci, confessa “cose non certe e che vanno accertate” e, però, intanto sputate fuori per il pubblico ludibrio.
La campagna elettorale, dunque, entra nel vivo. Una minestra dai mille colori. Auguri a tutti.
Come al solito, l’unica desaparecida è la politica.





