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Unione Europea, mostro irriformabile

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Unione Europea, mostro irriformabile

Bruxelles è la capitale dello stalinismo finanziario

Durante il meeting “Il giorno de La Verità”, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito l’Unione Europea un’entità “in mezzo al guado” che “manca di una leadership forte”.

Cambiando una sola lettera si potrebbe dire in mezzo al guano. Riguardo alla leadership la governance europea è fatta di funzionari, consulenti, sedicenti ottimati, sedicenti competenti e una miriade di burocrati al servizio della finanza e delle multinazionali.

Con inossidabile ottimismo, Antonio Tajani che è segretario di Forza Italia, il partito che è nel Partito popolare europeo il quale sostiene la maggioranza Ursula, afferma: “Non abbiamo alternative all’Europa, da soli non potremmo mai competere a livello globale. Che ci fanno 60 milioni di italiani con un miliardo e mezzo di cinesi e indiani, con la Russia, gli Stati Uniti, l’Africa? L’Europa è l’unica soluzione possibile perché mette insieme Paesi con radici comuni: civiltà romana, diritto romano e religione cristiana”.

Tajani ha ragione quando dice che ci vuole un’Europa unita, ma ha torto nel presupporre che l’Unione Europea sia l’insieme di Paesi con radici comuni come la civiltà romana, il diritto romano e la religione cristiana.

L’Unione Europea è nata come la parete di un cimitero: un insieme di loculi, assemblati da trattati, con una moneta comune, con una banca centrale che non ha sotto di sé una base statuale e che ha rifiutato, tanto per gradire, la religione cristiana. Della civiltà romana, tanto per capirci, gli abitanti dei loculi baltici se ne fanno un baffo.

L’Unione Europea di Maastricht è nata come strumento della verticalizzazione del potere funzionale alla finanza, comportandosi come il pianificatore olistico di cui parla Popper, ovverossia pensando che mettendo assieme una quantità di popoli e di nazioni diversissime tra di loro si potesse considerare questo insieme un’unità.

Le conseguenze sono da vedere.

“Il pianificatore olistico – scrive Karl Popper – dimentica che è facile centralizzare il potere, ma impossibile centralizzare tutte quelle cognizioni che sono distribuite fra molte menti individuali, e la cui centralizzazione sarebbe necessaria per esercitare saggiamente il potere centralizzato. Ma questo fatto ha conseguenze di vasta portata. Non potendo accertare cosa sia nella mente di tanti individui, il pianificatore olistico è costretto a cercar di semplificare i suoi problemi eliminando le differenze individuali; per mezzo dell’educazione e della propaganda egli deve cercar di dominare gli interessi e le credenze e ottenere che siano stereotipizzati”, una pratica che “evidentemente è incompatibile con il libero pensiero, e specialmente con il pensiero critico”. [i]

Quello che scrive Popper si è puntualmente verificato con l’Unione Europea in tutti i modi possibili e immaginabili. Con la verticalizzazione del potere si è tentato di omogeneizzare il pensiero, instaurando quello che si è definito il pensiero unico politicamente corretto, ossia il pensiero delle élite finanziarie, propagandato da una pletora di vassalli, valvassori, valvassini, clientes e camerieri.

Non solo. Si è tentato di far passare per realtà scientificamente corretta l’ideologia green, che di fatto era ed è un affare per la City di Londra che intermedia i certificati.

Si sono, inoltre, applicati stereotipi a qualsiasi cosa, secondo una logica omogeneizzante funzionale solo alle logiche delle multinazionali.

Le “assurdità” regolamentari dell’UE riflettono una burocrazia reale, che produce regole iper-dettagliate, costose e a volte controproducenti.

Uno dei casi più famosi: banane curve e cetrioli storti. Il Regolamento (CE) n. 2257/94 stabiliva standard di commercializzazione: le banane di “classe Extra” dovevano essere “libere da malformazioni o curvature anomale”.

I cetrioli non potevano curvarsi più di 10 mm per 10 cm. Non era un divieto assoluto: le banane curve potevano vendersi in classi inferiori. L’UE ha abolito molti di questi standard nel 2009 proprio per ridurre gli sprechi, ma rimangono l’esempio simbolo della mania classificatoria dell’UE.

Nel 2013 l’UE voleva vietare le oliere ricaricabili nei ristoranti, imponendo solo bottiglie sigillate monouso con dosatore anti-manomissione per motivi di igiene e contro le frodi. Dopo proteste (soprattutto in Italia, Grecia, Spagna) la proposta fu ritirata.

I regolamenti Ecodesign (dal 2014-2017) hanno creato l’aspirapolvere debole limitandone la potenza massima: prima a 1600 W, poi a 900 W. Risultato: molti aspira polvere europei sono diventati meno potenti e alcuni consumatori lamentano che aspirano peggio (soprattutto su tappeti spessi). L’obiettivo era il risparmio energetico, ma ha generato critiche sul calo di prestazioni reali.

L’UE regola tantissimo perché si dice che vorrebbe creare un mercato unico con standard comuni, ma la burocrazia di Bruxelles tende a regolamentare nel dettaglio e la pianificazione del mercato è affine ad una logica totalitaria.

Alcune regole possono essere utili, ma il problema è l’eccesso di dettaglio, i costi di compliance (soprattutto per PMI) e l’impatto su innovazione e prezzi.

L’Unione Europea sembra a tutti gli effetti un burosauro sovietico stalinista.

L’UE produce direttive, regolamenti e piani pluriennali (ad esempio piani quinquennali per bilancio, Green Deal, PAC – Politica Agricola Comune, strategie industriali), decide quote, standard ambientali, sussidi, regole su agricoltura, energia, automobili, ecc., che gli Stati devono trasporre.

Un articolo di Bloomberg del 2019 parlava proprio di “Soviet-style planning” per i negoziati sul bilancio UE.

La Commissione Europea (non eletta dal popolo, ma nominata) ha potere di iniziativa legislativa enorme, simile al ruolo del Gosplan o del Politburo sovietico che dettava obiettivi dall’alto. Il Parlamento UE ha poteri limitati rispetto a un parlamento nazionale. Come nell’URSS tardiva, c’è spesso un gap tra obiettivi ambiziosi (transizione verde, digitalizzazione) e risultati (crescita lenta, dipendenza energetica, declino industriale).

Il problema è alla radice, ossia riguarda la costruzione iniziale del condominio europeo, che si palesa come uno strumento per realizzare le finalità della finanza globalista sulla pelle dei cittadini del Vecchio Continente.

Ora la questione è politica, in quanto chi ha consentito la stalinizzazione del Vecchio Continente è l’alleanza Partito popolare, Verdi e Socialisti: un’alleanza di partiti in caduta libera nelle elezioni, ma inossidabilmente abbarbicati al potere.

Nella fattispecie, spetterebbe al Partito Popolare chiudere questa fase disastrosa, mandando a gambe all’aria la maggioranza Ursula, liberandoci da mostro di Bruxelles e avviando un cambiamento radicale.

La domanda è la seguente: è possibile trasformare una parete di loculi contenente cadaveri in un villaggio composto da una serie di villette monofamiliari con giardino?

La risposta di chi abbia conservato un minimo di spirito critico è: no. La conseguenza è che questa Unione Europea va abbattuta, per poi avviare un processo democratico che dia vita ad una Confederazione di Stati, dotata di una Costituzione, di un Parlamento confederale vero e di un Governo confederale.

Così come è, l’Unione Europea, è un cimitero nel quale, ogni giorno, sono seppelliti i cadaveri dell’economia, della democrazia e della libertà.

[i] Karl Popper, Miseria dello storicismo, Feltrinelli.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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