La Picierno sottolinea la necessità in politica di ascolto, dialogo, confronto, disponibilità e coraggio di affrontare le novità
«Credo che il PD abbia progressivamente smesso di essere la casa dei riformisti quando ha smarrito la tensione verso il governo della complessità e ha iniziato a considerare la tutela della propria identità come un obiettivo politico in sé».
Sono le parole di Picierno, forse non semplici da comprendere con immediatezza, ma impressionanti nella loro lucidità.
La successiva spiegazione mi convince ancora di più.
«Il riformismo non nasce per custodire una comunità. Nasce per misurarsi con la realtà, soprattutto quando la realtà si presenta in forme nuove, scomode e persino inquietanti».
Che la guerra sia tornata in Europa, che le autocrazie dominino ormai tecnologia, finanza e informazione, che vi sia la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, che ci sia un movimento di multiculturalismo mai sperimentato prima d’ora, tutto sembra aver spinto il PD, anziché ad aprirsi alla comprensione del nuovo e alla ricerca delle chiavi per gestirlo, a chiudersi nella difesa di una parte del mondo.
«Ma una forza di governo non può limitarsi alla rappresentazione. Deve costruire consenso, assumersi responsabilità, indicare una direzione. Deve parlare anche a chi non la pensa già allo stesso modo».
Non so quale approdo finale sarà quello di Pina Picierno. Confermo che solo una pavidità che non capisco può farci ancora sostenere che un terzo polo – autenticamente riformista – non ci sia e comunque non sia costituibile.
E spero che intorno a questa figura e qualche altra che si è fatta viva nel recente passato ci sia un’aggregazione vera, di persone e di idee. Una formazione che affronti un futuro scomodo elettoralmente ma entusiasmante.
Dalle parole di Picierno si ricava un vero e proprio programma. Quei concetti sono molto più dell’espressione di un ideale, di intenti politici. Sono la convinzione del come agire su tutto quello che si sta muovendo intorno a noi.
E riscrive, riproponendole dal miglior passato dei riformisti, un metodo: l’ascolto, il dialogo, il confronto, la disponibilità, il coraggio di affrontare le novità, anche le brutture, non richiudendosi in se stessi.
È la prima volta che, nella sinistra, vedo qualcosa di così esplicito. E, un pizzico di speranza, fa capolino nel mio cuore.





