La parabola di Meloni volge al termine
Ho pochissimi dubbi.
La parabola di Meloni, iniziata a valle di due grandi crisi, in un percorso che ha attraversato crisi ancora più forti e che ha caratterizzato, segnandole, alcuni anni della vita non solo politica ed economica, soprattutto di ruolo internazionale dell’Italia, ora volge al termine.
Meglio che ci si prepari a un cambio, per me senza fare alcuna festa e senza cenere sulla testa, augurandomi che non sia traumatico. Lo auspico, visto che le premesse perché sia traumatico ci sono tutte.
Non so se davvero il duo dei Berlusconi-junior pensi di fare quello che si dice: spingere per arrivare cioè a “pareggiare” i voti dei due schieramenti, in modo da essere poi loro l’ago della bilancia.
Un progetto di questo genere non mi piace. Gioca sul ricatto. Perdente in ogni caso.
Anche a me non piace il bipolarismo: ma non mi auguro un pareggio alle elezioni. Sergio Pizzolante ha recentemente fatto un’analisi che condivido, ma dissento dalla conclusione.
Anche il PSI di Craxi era, con il suo 13-14%, ago della bilancia: ma non per spostare il PSI di qui o di là del Rubicone.
Oggi, se ci fosse pareggio alle prossime elezioni, si spingerebbe Forza Italia, che si vanta di essere “centro”, ad appoggiare ed entrare in governi nei quali, per superare il pareggio, vi sono solo due soluzioni: o bisogna che sia presente la destra estrema ovvero la sinistra più piazzaiola e meno riformista che c’è.
Unici vincitori dunque: il Generale Vannacci oppure il duo Bonelli – Fratoianni. Con diritti di veto.
Sullo sfondo l’elezione del Presidente della Repubblica. Se si gioca su quello e per quello, il voltastomaco è totale.
Spero si lavori intorno a ipotesi diverse. Queste sono, temo, da scontro civile.





