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Sigonella, trappolone della Perfida Albione

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Sigonella

Londra tenta di associare la Meloni a Sanchez, ma fa saltare la NATO

Per capire il tormentone mediatico relativo al fatto che l’Italia ha negato agli Usa la base di Sigonella per i bombardieri in missione “cinetica” (ossia in missione di Guerra) è necessario partire da un’altra guerra, quella senza esclusione di colpi in atto tra USA e il Regno di Sua Maestà Britannica Carlo III.

Prima la Britannica Reuters e poi il britannico e quirinalizio Corriere della Sera hanno dato la notizia del no del ministro Crosetto all’uso della base di Sigonella ai bombardieri USA in volo per l’Iran, nel tentativo puerile e ridicolo di reclutare l’Italia accanto al funambolo Pedro Sanchez nella risposta a Trump, il quale ha detto chiaro e senza peli sulla lingua che il Regno Unito ha tradito la sua stretta storica alleanza con gli USA.

Ovviamente si è alzato in Italia il solito polverone, con quelli che dicevano che la Meloni aveva rotto con Trump e quelli che doveva andare fino in fondo negando le basi a tutto quello che vola e naviga, per giungere a quelli che tirano in ballo che è ora di chiudere la fase post bellica che vede la Repubblica italiana sottomessa a Washington.

La canea è finita presto, perché il Pentagono ha fatto sapere che l’Italia rispetta i trattati e “fornisce attualmente sostegno garantendo accesso, basi e diritti di sorvolo alle forze statunitensi”.

“Il ministro italiano della Difesa – ha affermato il funzionario del Pentagono interrogato dall’Ansa – ha pubblicato un post su X in questo senso, e anche la presidenza del Consiglio hanno diffuso una dichiarazione”.

Nessuno, questa la realtà dei fatti, aveva chiesto alcuna autorizzazione, né consultato i vertici militari italiani: il piano, infatti, era stato comunicato mentre gli aerei erano già in volo e dalle verifiche è emerso che non si trattava di voli normali o logistici e quindi non erano compresi nel trattato con il nostro Paese.

Una nota di Palazzo Chigi afferma: “In riferimento alle notizie di stampa sull’utilizzo delle basi militari, si ribadisce che l’Italia agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal Governo alle Camere”.

Palazzo Chigi spiega poi che “la linea dell’Esecutivo è chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica. Ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso, come è sempre avvenuto anche in passato” e che “non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione. Il Governo continuerà pertanto ad operare nel solco dei trattati vigenti, nel rispetto della volontà del Governo e del Parlamento, garantendo al contempo affidabilità internazionale e piena tutela dell’interesse nazionale”.

Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni riferirà in Parlamento il 9 aprile.

Veniamo al retroscena, che è il vero scenario a cui guardare per capire.

Per quale motivo una notizia tecnica, riservata, senza alcun valore politico, in quanto semplice attuazione di trattati, è stata proposta all’attenzione del pubblico?

Per far credere che anche l’Italia si smarcava dagli Stati Uniti e faceva fronte con il Pedro spagnolo e con l’Inghilterra, che della guerra in Ucraina vuole la continuazione ad libitum.

A dare la notizia, poi rimbalzata su tutti i media, la Reuters britannica e un giornale italiano che, oltre ad essere la voce ufficiosa del Quirinale, è da sempre Radio Londra in formato carta stampata (ora anche web).

Basta rileggersi “Colonia Italia” di Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella (Chiarelettere) per avere un panorama completo di come gli inglesi siano sempre pronti a controllare giornali, radio e TV del Bel Paese.

Mai dimenticare che Benito Mussolini è stato un agente inglese dall’inizio alla fine della sua vicenda politica. Prima socialista, poi fascista, ma sempre British.

In una nota dell’Information Research Department(Ird), pubblicata nelle prime pagine del saggio di Cereghino e Fasanella si legge: “L’Italia è l’obiettivo primario delle nostre nuove strategie propagandistiche”. Era così ed è così.

Da tempo è in atto un aspro confronto tra Londra e Washington per chi comanda nella Nato e, conseguentemente, chi influenza le scelte militari e di politica internazionale europea.

Le posizioni di Starmer e di Pedro Sanchez sono la goccia che ha fatto traboccare il vaso e la frattura tra USA e Europa sembra ormai avviarsi ad una situazione di rottura totale, con la conseguenza dell’esplosione politica del Vecchio Continente.

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha messo in discussione il rapporto transatlantico con la Nato come mai prima d’ora, dichiarando che gli Stati Uniti dovranno “riesaminare” la loro relazione con l’alleanza militare una volta terminata la guerra contro l’Iran.

“Credo – ha detto Rubio a Fox News – che purtroppo non ci siano dubbi sul fatto che, una volta terminato questo conflitto, dovremo riesaminare questa relazione. Dovremo riesaminare l’interesse che presenta la Nato per il nostro Paese nel quadro di questa alleanza”, aggiungendo che spetterà al presidente Donald Trump decidere in merito.

“Se siamo arrivati al punto in cui l’alleanza Nato ci impedisce di utilizzare basi, in cui non possiamo più usarle efficacemente per difendere gli interessi degli Stati Uniti, allora – ha affermato Rubio – la Nato è una strada a senso unico e si riduce quindi semplicemente alla presenza delle nostre truppe in Europa per difendere l’Europa”.

Ad aggiungere benzina sul fuoco è arrivato Donald Trump, il quale, in un’intervista al quotidiano britannico «The Telegraph», pubblicata ieri, è tornato a ventilare il ritiro degli Stati Uniti dall’Alleanza Atlantica.

«Sto seriamente valutando – ha detto Trump – di lasciare la NATO. Direi che è una considerazione che va ben oltre una semplice rivalutazione. Non sono mai stato convinto dalla NATO. Ho sempre saputo che era una tigre di carta, e lo sa anche Putin, tra l’altro».

Ecco il punto: lo sa anche Putin. Come dire, poi difendetevi con le chiacchiere di Kaja Kallas.

La Casa Bianca, del resto, si mostra sempre meno disponibile ad appoggiare la resistenza ucraina.

Trump ha detto che nessuno degli alleati si è unito agli attacchi condotti dagli Stati Uniti e da Israele, mentre gli Usa sono stati “presenti in automatico, anche per l’Ucraina che non era un nostro problema. Era come un test e noi eravamo lì per loro (gli europei ndr) e lo saremmo sempre stati. Loro non sono stati lì (in Iran ndr) per noi».

Sempre ieri, in un’intervista alla Reuters, Trump ha confermato i suoi propositi.

«Nel discorso di stanotte (le 3 del mattino di oggi in Italia ndr) esprimerò il mio disgusto per la Nato. Sto assolutamente valutando l’idea di ritirare gli Stati Uniti dall’Alleanza».

Ora Rutte e i leader dei principali Paesi temono che il summit ad Ankara, in Turchia, in calendario per il 7 e 8 luglio, possa trasformarsi in una durissima resa dei conti tra Trump e tutti gli altri.

La guerra tra Washington e Londra è ormai totale e, per quanto riguarda il Bel Paese, il confronto tra le due capitali del mondo anglosassone lo è da quando esiste, in quanto a far sbarcare Garibaldi a Marsala fu la flotta inglese.

Dopo la seconda guerra mondiale, però, il controllo del Bel Paese è passato agli Usa, avendo Londra le pezze al culo e avendo perso l’impero vittoriano.

Grazie agli americani siamo ora una repubblica e non un regno. Fosse stato per gli inglesi saremmo Regno d’Italia con la dinastia dei Savoia.

Bisogna sempre ricordare che, come scrivono Cereghino e Fasanella, alla Conferenza di pace del 1947 a Parigi, Londra “nella spartizione del mondo in aree d’influenza, il Regno Unito ha ottenuto che l’Italia finisse sotto la tutela britannica. Ma non è tutto.

Il Paese «sconfitto», secondo la dottrina già enunciata da Churchill al nunzio apostolico di Londra alla fine del 1945, non potrà avere una sua politica estera, e tanto meno un’autonomia d’azione nell’area mediterranea e nel settore dell’approvvigionamento energetico.

Non potrà dotarsi neppure da una strategia nell’ambito della sicurezza, con la conseguenza che i vertici militari e degli apparati statali non risponderanno ai governi della Repubblica, ma dipenderanno sempre da una catena di comando anglofona”.

Chiaro il concetto?

Vogliamo inscrivere in queste logiche la fine di Mattei, la continua guerra all’ENI, la fine di Gheddafi e via elencando e, ora, il tentativo, ridicolo di associare l’Italia al contrasto a Trump, nella speranza di romper il feeling del centro destra italiano con i repubblicani USA di Trump?

Se l’Italia non ha fatto la fine che volevano gli inglesi lo dobbiamo agli americani, al Piano Marshall, al fatto che gli Usa ci hanno voluto nella NATO e nell’ONU e che ci hanno trasferito la tecnologia per attuare il boom economico.

Eppure, in Italia, è sempre attiva la filiera dei camerieri di Sua Maestà.

La sceneggiata italiana di Sigonella è finita nel ridicolo, ma le strategie londinesi stanno facendo esplodere il Vecchio Continente, perché la Nato rischia davvero di essere lasciata a Londra, che è militarmente ridotta al ridicolo, e a tutti i chiacchieroni europei, con il risultato che la guerra in Ucraina finirà per esaurimento delle risorse.

Così l’Europa sa far da sé, e tira avanti con suo duce (il burosauro di Bruxelles) e con il suo Re, il britannico Carlo III e con la sua armata Brancaleone, che comprende, in prima linea, il prode Pedro.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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