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Il Mar Rosso è il nuovo Hormuz

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Mar Rosso

In atto la strategia di attrito

Il Mar Rosso non è più soltanto una rotta commerciale. Sta diventando il vero spazio di pressione strategica di questa fase di crisi globale.

Mentre negli ultimi giorni abbiamo osservato come l’Arabia Saudita abbia progressivamente ridotto la dipendenza dallo Stretto di Hormuz, spostando una parte rilevante dei flussi energetici verso il Mar Rosso, proprio questo corridoio è tornato al centro della tensione regionale.

L’utilizzo a pieno regime della direttrice verso Yanbu aveva apparentemente trasformato il Mar Rosso in una valvola di sicurezza del sistema energetico globale. Oggi, invece, quella stessa direttrice rischia di diventare il nuovo punto di vulnerabilità.

La pressione esercitata dagli Houthi, in coordinamento politico e strategico con Teheran, non va letta soltanto sul piano militare.

Il punto non è il singolo attacco, ma la capacità di rendere instabile uno spazio da cui oggi passa una quota crescente dei flussi energetici e commerciali internazionali.

In questo passaggio il quadro cambia profondamente.

Se Hormuz era il punto classico della vulnerabilità, il Mar Rosso rappresentava l’alternativa. Ma nel momento in cui anche questa alternativa entra nel raggio della pressione indiretta iraniana, la crisi smette di essere locale e torna ad assumere una dimensione sistemica. È qui che si comprende la logica di fondo.

Non si tratta di bloccare completamente il sistema, ma di renderlo più costoso, più lento, più esposto. È una strategia di attrito. Le navi continuano a muoversi, ma sotto copertura militare, con premi assicurativi in aumento, con tempi di transito più lunghi e con una crescente incertezza sulle rotte.

L’Operazione Aspides, la missione europea di protezione della navigazione commerciale nel Mar Rosso, non è soltanto un presidio navale, ma un segnale di cambio di paradigma, il Mar Rosso non è più solo un corridoio logistico, è diventato uno spazio di deterrenza permanente, dove sicurezza marittima, energia e commercio globale convergono nella stessa dimensione strategica.

Ed è proprio qui che si innesta un elemento che abbiamo già iniziato a osservare con chiarezza, l’allungamento delle rotte.

Il sistema globale non si sta fermando, ma si sta ridefinendo attraverso percorsi più lunghi, più onerosi e più selettivi. Quando una direttrice si fa instabile, i flussi non scompaiono, si deviano, si redistribuiscono, si allungano per creare più spazio per la pressione finanziaria e speculativa.

Le rotte lunghe non sono soltanto un effetto collaterale della crisi. Stanno diventando parte della nuova grammatica geopolitica.

Il Mar Rosso, in questo senso, non è più solo geografia, ma diventa uno strumento di pressione economica.

L’Iran sembra muoversi esattamente su questo livello, non uno scontro frontale, ma la moltiplicazione dei punti di instabilità attraverso attori regionali capaci di agire lungo i passaggi più sensibili del commercio globale. Per l’Arabia Saudita questo scenario è particolarmente delicato.

L’Europa resta uno degli attori più esposti, perché è proprio su questa direttrice che convergono flussi energetici, merci e collegamenti con il Mediterraneo.

Ed è anche per questo che Aspides assume un valore che supera la dimensione militare, difendere le navi significa difendere la tenuta economica del continente.

Non siamo davanti a una guerra che si allarga solo territorialmente, ma osserviamo un conflitto che si sposta sulle infrastrutture del sistema globale, stretti, rotte, pipeline, porti con il Mar Rosso nuovo centro della geoeconomia.

Autore

  • Elena Tempestini

    Elena TempestiniElena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.

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