Perché votare Sì
Chi ha un voto in più vince, non esiste quorum. Ogni astensione è una resa. Io voto Sì. E voglio dirvi perché.
Voto Sì perché un imputato non può essere un topolino accusato e giudicato da due gatti.
Stesso concorso, stessa scuola, stessa carriera, stesso bar al palazzo di giustizia. Due gatti che si conoscono da una vita. Il topolino non ha scampo. Il Sì mette il giudice e il PM in due stanze diverse. Per la prima volta il topolino ha una possibilità. E quel topolino, domani, potreste essere voi. Vostro figlio. Vostra madre.
Voto Sì perché sono indignato. Un procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri, dichiara al Corriere della Calabria che per il No voteranno le persone per bene e per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata. Di Matteo rincara: massoni e mafiosi voteranno Sì.
Dunque io sarei un mafioso. Milioni di italiani che votano Sì sarebbero mafiosi e massoni.
E parliamo dei numeri di chi ci dà dei mafiosi.
L’Unione delle Camere Penali informa: nelle inchieste della DDA di Catanzaro guidata da Gratteri, il 37,4% degli arrestati è stato assolto. La media nazionale è il 10%. Dal 2018 al 2024 la Calabria, con il 3% della popolazione, ha assorbito il 35% dei risarcimenti statali per malagiustizia: 78 milioni su 220 (dati Panorama, 1 marzo 2026).
Vite distrutte, aziende chiuse, carriere politiche cancellate. Poi tutti assolti. Questo è il sistema che il No vuole conservare. Questo è l’uomo che vi spiega chi sono le persone per bene.
Ma non basta.
Lo stesso Gratteri, al telefono con una giornalista de Il Foglio, pronuncia una frase che in bocca a chi esercita l’azione penale è agghiacciante: “Dopo il referendum, con voi faremo i conti”.
Tajani ha risposto: “Quando un procuratore dice così, c’è un problema di libertà di stampa”.
Ha ragione. E viene da chiedersi: un magistrato che divide il popolo sovrano in persone per bene e delinquenti in base a come votano, che minaccia i giornalisti, che usa il peso della toga per intimidire il dibattito democratico, si ritiene forse impunibile?
Sembrerebbe proprio di sì. Perché il sistema attuale glielo consente. Perché il disciplinare è in mano allo stesso CSM governato dalle correnti. Nessuno controlla i controllori. Ecco a cosa serve l’Alta Corte disciplinare.
Ecco perché questa riforma è una necessità, non un capriccio. Se non vi indigna questo, non so cosa possa farlo.
Voto Sì perché ho la memoria. Sapete chi ha unificato le carriere? Non la Costituzione. Il fascismo. Dino Grandi, Guardasigilli di Mussolini, 30 gennaio 1941. Motivazione testuale: la separazione dei poteri è “fondamentalmente erronea” e incompatibile con lo Stato fascista. L’Italia liberale le aveva tenute separate dal 1865. Matteotti nel 1913 chiedeva la separazione. Grandi la abolì.
Chi oggi vota No difende l’unica eredità fascista ancora in vigore nell’ordinamento giudiziario. Chi agita lo spettro del fascismo difende la legge del fascismo. Rileggetelo. Lentamente.
Voto Sì perché la sinistra che grida al golpe è la stessa che ha proposto questa riforma per venticinque anni.
Bicamerale D’Alema 1997: due carriere e due CSM. Programma Ulivo 2001, Fassino e Rutelli. Governo Prodi 2007, Violante: “Obiettivo storico della sinistra riformista”. Orlando 2014: “La separazione è il passo successivo”. Convenzione PD 2019: “Ineludibile”, firmato Martina e Serracchiani. Programma Letta 2022: “Completare la separazione”. Sette volte.
Atti formali. La stessa Serracchiani, che oggi tuona contro la riforma usa le stesse parole del Guardasigilli fascista Grandi del 1941. Non è una metafora. Sono le stesse parole. L’ha documentato Il Foglio.
E lo stesso Conte che evoca la P2 era a palazzo Chigi quando Bonafede nel 2018 annunciava “l’effettiva separazione delle funzioni” e nel 2020 voleva “scardinare il correntismo” con sorteggio e separazione.
Tre pilastri su tre. Identici alla riforma Nordio. Oggi votano No a quello che ieri proponevano dal governo. La coerenza, questa eterna sconosciuta.
Voto Sìperché sono schifato. Schifato da come i manutengoli del No mentono, sputano sentenze, inventano fatti, modificano la realtà, fabbricano interviste inesistenti, imbalsamano i morti per farli parlare a loro favore e terrorizzano il Paese con spauracchi che non esistono nel testo della riforma.
Dicono che il PM finirà sotto il Governo. L’articolo 104 riformato: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.” Stesse identiche parole di oggi. Chi dice il contrario mente o non sa leggere.
Dicono che è il piano della P2. Il piano di Gelli conteneva anche la libertà di stampa. Aboliamo anche quella?
Dicono che Falcone era contrario. Gratteri ha citato in TV un’intervista di Falcone a Repubblica del 25 gennaio 1992. Quell’intervista non esiste. È un falso. Le parole vere dicono l’opposto: non è pensabile che le carriere possano rimanere ancora a lungo indifferenziate (Convegno Mondo Operaio, 1988, archivi Radio Radicale). Mettere in bocca a un morto parole mai dette è profanazione.
Citano Calamandrei come un santino. Lo imbalsamano. Dimenticano che parlava nel 1947 dentro un sistema inquisitorio morto nel 1989. Usare Calamandrei per bloccare una revisione fatta con le regole che lui stesso ha scritto è una beffa che lui, per primo, non perdonerebbe.
Voto Sì perché il mercato delle nomine deve finire.
Di Matteo nel 2019: l’appartenenza a una cordata è l’unico mezzo per fare carriera, e questo è un metodo molto vicino a quello mafioso. Lo scandalo Palamara non è stato un incidente.
È stata una TAC. La diagnosi è terminale. Il sorteggio spezza le correnti. Due CSM separati impediscono che chi giudica decida la carriera di chi accusa. In Europa funziona così quasi ovunque. Restano con noi Grecia, Romania e Bulgaria. Compagnia che parla da sola.
Voto Sì perché non si vota per Meloni e non si vota contro Meloni. Si vota per decidere se il giudice che vi giudica deve essere davvero terzo o il collega di chi vi accusa.
Se l’Italia resta l’anomalia d’Europa o entra nel XXI secolo del diritto. Se difendere l’architettura voluta da Mussolini o ripristinare lo Stato liberale che il fascismo cancellò.
Matteotti la voleva. Falcone la voleva. La sinistra l’ha proposta sette volte. I grillini l’hanno proposta dal governo.
Voto Sì. Perché non è un atto di fede nel governo. È un atto di fede nel diritto. E perché quel topolino merita un processo giusto, non due gatti che decidono insieme come mangiarselo.





