Leggiamo il testo della riforma
Posso capirlo dai partiti che strumentalmente si oppongono alla riforma. È fisiologico, direi perfino legittimo, fare propaganda.
Ma dai magistrati critici alla riforma è inaccettabile. Semplicemente perché sono coloro che accusano o giudicano in base agli elementi fattuali, non alle speculazioni.
E direi che anche la mia categoria, ovvero i giornalisti, dovrebbe avere un approccio il più aderente possibile alla realtà. Cosa rara, se penso a come si occupano della cronaca giudiziaria.
Prendiamo, ad esempio, l’istituzione dell’Alta Corte prevista dalla riforma.
Circola un’accusa ben precisa: l’Alta Corte disciplinare metterebbe la magistratura nelle mani del governo. E allora, per verificare, vale la pena leggere il testo della riforma e fare i conti, uno per uno.
L’Alta Corte è composta da quindici giudici. Tre vengono nominati dal Presidente della Repubblica, scelti tra professori universitari di diritto e avvocati con almeno vent’anni di carriera.
Altri tre vengono estratti a sorte da una lista compilata dal Parlamento in seduta comune, sempre tra soggetti con gli stessi requisiti professionali. I restanti nove sono magistrati: sei giudicanti e tre requirenti, tutti estratti a sorte tra colleghi con almeno vent’anni di funzioni e con esperienza di legittimità.
Questo è il testo. Ora: dov’è il governo?
Il Presidente della Repubblica non è il governo. È un organo di garanzia che agisce spesso da contrappeso rispetto agli esecutivi in carica, a prescindere dal colore politico.
Il Parlamento non è il governo: è il potere legislativo, distinto e separato dall’esecutivo, e la seduta comune coinvolge sia la Camera che il Senato.
Anche lì, la selezione finale avviene per sorteggio, il che taglia fuori qualsiasi scelta discrezionale.
I nove magistrati vengono sorteggiati tra i loro pari. Nessuna indicazione esterna, nessun filtro politico.
Il governo, inteso come potere esecutivo, non compare in nessun passaggio della composizione dell’Alta Corte. Zero. Né nomina diretta, né lista, né indicazione informale.
Su quindici membri, nove sono magistrati scelti per sorteggio tra colleghi esperti di legittimità. Gli altri sei vengono da organi – Presidente della Repubblica e Parlamento – che per definizione costituzionale non coincidono con l’esecutivo.
L’accusa quindi non regge sul piano testuale. Sostenere che questa architettura consenta al governo di controllare la magistratura è un’affermazione che il testo semplicemente non supporta.
Sempre che non ci dispiaccia la democrazia parlamentare e quindi la nostra Costituzione. Ma ripeto: i magistrati che strumentalizzano mi inquietano. E dovrebbero inquietare tutti.





