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La guerra civile contro buonsenso e giustizia sociale

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La guerra civile contro buonsenso e giustizia sociale

Quando la smetteremo di violare e far calpestare i nostri valori?

Mentre in Medio Oriente si combatte il terrorismo con le bombe e si spera (come si è sperato per due anni nella striscia di Gaza) che possa essere sconfitto alla svelta, c’è una guerra ben più silenziosa che si sta combattendo dalle nostre parti.
È la guerra di chi combatte l’Occidente, i suoi valori, le sue libertà e le sue conquiste ottenute con sacrifici inauditi nel corso di secoli che sono attaccati dall’interno, rimessi in discussione e apertamente minacciati.

Ma non in modo diretto, attenzione.

Non si dice: “non va bene che le donne possano votare”, per dire.

Si dice, invece: “va bene che una cultura dove le donne sono considerate poco più che animali da compagnia e non hanno diritti abbia tutto il diritto di esprimersi e coesistere nella nostra società in nome dell’apertura alle diverse culture!”

Si dice, altresì: “Se una cultura omicida, di odio e terrorismo, tenta di massacrare e rubare il territorio ad un’intera nazione che si è costituita nel pieno rispetto di tutti i diritti internazionali di questo mondo, noi la dobbiamo rispettare e appoggiare in nome di soprusi fatti ai loro nonni, soprusi subiti più a causa dei loro confratelli arabi tra l’altro che di Israele”.

In nome di questa sorta di giustizia sociale si chiede l’eliminazione di un intero popolo. Si chiede il rispetto del terrorismo, di una società talmente incivile che fa impallidire tutte le accuse di patriarcato, misoginia, mansplaining, poca inclusività, e altre cretinate mai imputate alla nostra di società.

Questa è una guerra civile che stiamo combattendo dentro le nostre società. Viviamo in una democrazia talmente evoluta che vuole che i non democratici siano liberi di spazzarci via se lo desiderano.

Viviamo in un gigantesco loop di imbecillità che sembra incredibile che esista sul serio ma, purtroppo, ogni giorno ci si sveglia e si deve constatare che non era un brutto sogno.

L’antisemitismo non solo è tornato ma si è strutturato talmente bene che abbiamo persone che, in nome della democrazia, non vogliono che vengano fatte leggi per combatterlo.

E poi, magari, scorrendo Facebook ti imbatti in una seduta comunale del Comune di New York con il sindaco che ha imposto non so quale cerimonia religiosa musulmana in onore della cultura islamica proprio all’interno dell’edificio che dovrebbe essere la casa laica di tutti i cittadini newyorkesi.

E non so quante religioni siano vive e attive in una città come New York ma immagino almeno una dozzina da almeno un paio di secoli e non credo che nessun sindaco si sia mai permesso nulla del genere.

Che poi, il problema non è nemmeno la religione in sé. Non ci sarebbe poi niente di così terribile se il sindaco facesse una cerimonia a favore di una religione di pace, i cui adepti non stanno da mezzo secolo a tentare di massacrare ebrei o fomentare terrorismo.

La vedo un po’ inopportuna però questa cerimonia nel momento in cui stiamo combattendo gente che, in nome di quella religione, vuole sottomettere il mondo e rubare territorio ad una nazione che in quel territorio vive da tremila anni.

La vedo come una mossa che appoggia, in modo abbastanza netto, chi invece sta dalla parte del terrorismo, e gli sta dicendo in modo più o meno disinvolto: “siamo dalla tua parte! Continua pure a propagandare odio! Vai così che sei un grande”!

E capisci che forse questa guerra interna la stiamo davvero perdendo ogni giorno di più.

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