Quello che genera perplessità è la parola dell’informazione
Ci sono immagini potentemente definitive.
L’immagine di un un mostro malvagio che la terribile capacità dei narratori medievali ci ha tramandato.
Colpito, urla, si dimena, lancia dardi infuocati in ogni direzione, manifesta tutta la sua cattiveria.
Ecco la reazione dell’Iran.
Non accetta che gli sia posto limite invalicabile, gli sia impedito di continuare nella sua dispotica persecuzione delle libertà verso i suoi cittadini e gli sia autorevolmente distrutta la ramificazione delle sue braccia altrettanto assassine.
L’immagine di una ragazza, con voce spezzata, sola, con il suo struggente grido ferma e rinfaccia ai soliti sinistri, finti pacifisti, che hanno sempre scelto la parte sbagliata della storia, la loro assenza ed il loro silenzio di fronte a tutto quello che lei, tante ragazze come lei, tanti giovani, tante donne, tanti uomini, tanti omosessuali hanno subito dalla atroce dittatura degli ayatollah.
Dittatura che loro appunto difendono, come hanno difeso e difendono tutte le peggiori nel mondo.
L’immagine di un signore anziano che con evidente supponenza chiede, si presume al suo “mentore disintelligente”, di spostare la ragazza che tanto non importa quello che dice, importa che loro devono procedere con lo striscione che sostiene i dittatori iraniani.
Appunto l’arroganza dell’ignoranza che non si può ascrivere all’anziano manifestante, si deve colpevolmente attribuire a chi lo imbroglia pur avendo tutti gli strumenti per valutare e continua a scegliere di imbrogliare non solo i fatti, ma persino i possibili buoni sentimenti.
L’immagine, più di una, della preoccupazione dei connazionali che si trovano a Dubai o negli Emirati dove qualche rara bomba iraniana è caduta e soprattutto l’immagine dell’accorata partecipazione dei nostri giornalisti, qui, a simile sconvolgente esperienza.
I presenti sui luoghi si possono comprendere.
Quello che resta dell’immagine e genera perplessità, siamo generosamente eleganti, è la parola dell’informazione.
Forse sottolineare che gli israeliani vivono sempre e da sempre, ogni giorno ed ogni notte, non da giorni, ma da decine di anni, con il timore di un missile o di una bomba sarebbe stato utile lo avessero raccontato qualche volta… senza esagerazione, ma almeno qualche volta.
L’immagine, per chi la vuole cogliere, conta più di tante parole.





