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EDUCAZIONE SESSUALE – EDUCAZIONE CIVICA

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Quello della Educazione Sessuale, è un tema che riaffiora in modo periodico come timida proposta sia da parte laica che da parte cattolica; se ne discute accademicamente ed in modo intermittente da mezzo secolo, senza mai venire a capo di una qualche realizzazione concreta, ad eccezione di certi opuscoli per uso privato o qualche pubblicazione in forma fumettistica e, da più di un decennio, attraverso internet.

In realtà, l’unica “educazione” in merito alla sessualità la impartisce, “da sempre”, la visione dominante sessuonegativa, attraverso l’intero contesto della concezione della vita, delle motivazioni umane, dei “valori” e dei rapporti sessuali: temi questi che circolano come concetti naturalmente accettati e che costituiscono lo sfondo apodittico del pensiero stesso dei soggetti sociali.

Ebbene, gli strumenti di una tale “educazione” sono sempre stati e sono tutt’oggi, alcune istituzioni “nobili e rispettabili” come la Chiesa, la Scuola, teoricamente la Famiglia tradizionale basata sul matrimonio monogamico e persino la Politica con i suoi atteggiamenti opportunisticamente riguardosi nei confronti della morale sessuale.

Ma per quanto riguarda la Educazione Sessuale degli adolescenti e dei ragazzi, risulta evidente che per essere impartita una tale educazione abbia bisogno di educatori che la impartiscano; ma chi garantirà dopotutto, del livello di educazione di questi educatori? Risulta elementare che per contare su degli educatori bisogna cominciare con l’educare loro stessi; di conseguenza poter disporre, a monte di tale personale docente, di un gruppo di educatori in grado di formulare e prescrivere agli educatori-educati un programma didattico strutturato su di una linea più o meno coerente in grado di trasmettere un tale input ai soggetti da educare.

A parte i contenuti pratici e le forme di comunicazione di cui servirsi, il problema di fondo è quello degli indirizzi concettuali su cui impostare il messaggio didattico, in quanto da una parte esiste una concezione negativa della sessualità avvertita e vissuta come bestialità (animalità), sporcizia, incoscienza, ed è questa la visione dominante; mentre dall’altra, una concezione positiva, avvertita e vissuta come vitalità, bellezza, coscienza, salute e libertà.

I nostri educatori metteranno alla base dei loro insegnamenti che la sessualità è un  “fatto naturale” e quindi di per sé tutt’altro che deprecabile; sono ben coscienti che ove intendessero introdurre nelle menti dei giovani il principio vero e verificabile ma “scandaloso” che la riproduzione non è il fine della sessualità umana ma un possibile evento collaterale, e quindi che la sessualità come erotismo, desiderio ed insieme felicitazione, rappresenta una funzione naturale autotelica che trova cioè in se stessa e nella sua ricaduta psicologica la sua ragion d’essere.

Ma, d’altra parte, se non viene detto e spiegato ai giovani e meno giovani che è da un milione di anni, dalla scomparsa dell’estro nelle primitive specie umane che la riproduzione e la funzione sessuale (in quanto atto rivolto al piacere) sono divenute realtà naturali differenziate, non verrà mai detto e spiegato nulla. Piaccia  o non piaccia, questa è la realtà di Homo Sapiens, che diviene verità nel suo intimo vissuto, a dispetto di tutte le menzogne culturali; e nessun tipo di “educazione” e nemmeno di “istruzione” o comunque di trasmissione di saperi, può essere fondato proficuamente se non che  sulla verità.

Anche perché, essa verità, pur se in modo subconscio e nebuloso, è già nota alle persone a cui si dovrebbe rivolgere in fase di trasmissione di saperi, e che perciò di fronte ad un quadro concettuale che sentirebbero errato e mistificante, finirebbero per nullificare in toto il contenuto di informazioni che si intende loro porgere.

C’è un’altra considerazione da fare; anche ammettendo per mera ipotesi che un potere “laico” si volga ad una posizione radicale in merito al problema dell’educazione Sessuale, ed introduca nelle scuole un programma non anodino e meramente informativo, ma centrato su di una visione non diffamatoria della sessualità e priva di mistificazioni riguardo ai suoi fini, è ovvio che questa presa di posizione equivarrebbe ad una dichiarazione di belligeranza culturale.

Una tale impostazione pedagogica porterebbe infatti all’assunzione di una concezione del mondo e della vita ad una ideologia didatticamente trasmessa ed appresa che porterebbe inevitabilmente a considerare false e dannose le posizioni moralistiche sulla sessualità ed in primo luogo quelle di origine religiosa; ciò significa che la via pedagogica al cambiamento culturale è quindi impercorribile in quanto, in questo momento storico l’introduzione di una didattica concernente la sessualità non è possibile che dopo che siano mutate le ideologie sociali e che quindi si siano spostati gli equilibri politico-culturali – ossia dopo che si sia verificata nel nostro Paese una rivoluzione culturale.

L’acquisizione di massa di una visione positiva, naturale e sana (e perciò liberatoria) della sessualità rappresenta la più grande rivoluzione culturale della storia in quanto coinvolge l’individuo come la società sin nelle più intime fibre ed è una Rivoluzione in atto in tutto l’Occidente, anche se assurdamente è stata data come compiutasi quarant’anni or sono, mentre invece ascende ancora a fatica i primi gradini.

Nulla di nuovo può generarsi ed affermarsi senza il preventivo abbattimento del vecchio, e questo è compito che non può riguardare un settore così limitato come l’istituzione scolastica, né può essere ottenuto con semplici metodi pedagogici, e per di più messi in atto come “informazioni”, “consigli” e quant’altro.

In conclusione, nel caso, altamente improbabile, che si addivenisse alla introduzione di un programma didattico di “Educazione Sessuale”, è chiaro come il giorno che di fronte alle proteste d’Oltretevere di giorno in giorno, di mese in mese, tale programma verrebbe sempre più “epurato” e ridotto sino a trasformare l’ambiziosa impostazione iniziale ad un balbettamento imbarazzato “sui fiori e sugli insetti”, con annessi sermoni sulla bellezza del Vero Amore, del Matrimonio, della Famiglia, della Fedeltà coniugale, etc. etc., sino alla sua completa abolizione in un breve arco di tempo, con tante scuse al Vaticano…

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  • Redazione

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