
Meloni al Quirinale? Lamberto Dini, voce dell’America, risponde così alla domanda di chi vedrebbe bene sul Colle, con un endorsement a Giorgia Meloni: «Sarebbe la soluzione migliore come prossimo Presidente della Repubblica». Opinione che apre un dibattito destinato a far discutere nel panorama politico italiano, non tanto per l’indicazione di Giorgia Meloni, cosa del tutto prematura, in quanto come leader di governo attualmente lei è insostituibile, ma come annuncio di scadenza per l’attuale inquilino del Quirinale.
A 94 anni, Lamberto Dini resta una vera leggenda della Seconda Repubblica: ex presidente del Consiglio, ministro del Tesoro, ministro degli Esteri e per quindici anni al vertice della Banca d’Italia. Dini è ancora oggi una voce autorevole, con una carriera che lo ha portato a dialogare con leader da ogni parte del mondo, dagli Stati Uniti alla Russia, passando per Fidel Castro.
In una recente intervista, Dini ha ripercorso i temi caldi della politica italiana e internazionale. Ma la vera notizia arriva quando si parla del futuro del Quirinale: chi potrebbe prendere il posto di Sergio Mattarella?
Il mandato di Sergio Mattarella scadrà il 3 febbraio 2029. È stato eletto per la prima volta il 31 gennaio 2015 e rieletto il 29 gennaio 2022 per un secondo mandato di sette anni.
Siamo ben distanti dal momento dell’elezione di un nuovo Capo di Stato e non è detto che nel frattempo non intervenga la riforma costituzionale che introduce il premierato.
Perché, dunque, fare ipotesi su un evento che in teoria dovrebbe avvenire tra quasi quattro anni, con nel mezzo anche un’elezione politica che rinnoverà il Parlamento?
Forse un primo avvertimento che l’inquilino attuale del Quirinale potrebbe essere indotto a traslocare prima della fine del secondo mandato, come fece Giorgio Napolitano?
Non è improbabile che da oltre oceano giungano segnali in proposito.
L’ex premier, nella sua intervista, si è anche soffermato sul conflitto in Ucraina, sottolineando come la fine della guerra non arriverà con un trattato di pace, ma solo con un armistizio favorito da Donald Trump. «È imprevedibile – ha detto – ma in questa occasione mi fido: senza il suo intervento non ci sarebbe stato alcun contatto tra Zelensky e Putin».
Dini ha poi commentato la posizione europea, definendo “esagerati” i timori su una possibile estensione del conflitto alla NATO: «La Russia non ha alcun interesse ad attaccare un Paese dell’Alleanza».
Riguardo all’attuale governo italiano, Dini riconosce una gestione prudente dell’economia e un buon controllo dei conti pubblici. Sul ruolo di Giorgia Meloni non ha dubbi: «Ha fatto la scelta giusta collocando l’Italia nell’Europa e nella Nato, e costruendo ottimi rapporti con gli Stati Uniti».
Il discorso si sposta poi sul Medio Oriente, con critiche decise al leader israeliano Benjamin Netanyahu: «Vuole realizzare il progetto del Grande Israele a discapito della possibilità di uno Stato palestinese. Gli insediamenti in Cisgiordania sono illegali – ha detto – e stanno dividendo il territorio in due».
Sulla questione Gaza, Dini è ancora più diretto: «Vuole impadronirsi della Striscia, senza curarsi del destino dei palestinesi. Gli ostaggi? Da oggi possiamo considerarli tutti morti».
L’ex premier ha anche elogiato il governo per aver favorito la creazione di oltre un milione di posti di lavoro, pur riconoscendo la fragilità strutturale italiana: «I salari sono bassi perché la produttività è bassa. Mancano grandi imprese tecnologiche capaci di trainare la crescita».
Dini guarda anche al futuro della Chiesa, definendo il nuovo pontefice «una bella figura». Tuttavia, sottolinea la necessità di ricostruire la fiducia della Curia, messa in discussione da alcune decisioni di papa Francesco.





