
Dopo la figuraccia del cancelliere tedesco, bocciato alla prima votazione dal suo parlamento, alla tedesca von der Leyen sono arrivati due uppercut che avrebbero fatto crollare anche Tyson, ma la baronessa non ha fatto una piega e si attacca alla canna del gas, raccontando bugie.
Nell’Ue, ha detto ieri la baronessa ex rampante ora visconte dimezzato, sulla via per diventare cavaliere inesistente, c’è qualcuno che vorrebbe “riaprire i rubinetti del gas e del petrolio” russi. Sarebbe “un errore storico”, che “non permetteremo”.
“I proventi dei combustibili fossili – afferma – rimangono una fonte chiave di finanziamento per la macchina da guerra russa. Quindi, è nostro interesse primario per la sicurezza smettere di finanziare il fondo di guerra di Vladimir Putin. E per questo, dobbiamo smettere di spendere miliardi in importazioni di energia russa. So che c’è una netta maggioranza al Parlamento Europeo a favore di questo. Lo scorso novembre avete votato per vietare tutte le importazioni di combustibili fossili russi”.
La baronessa mente sapendo di mentire, perché nel 2024, le importazioni di gas naturale liquefatto (GNL) russo da parte della Francia sono aumentate significativamente, raggiungendo livelli record.
Secondo varie fonti, la Francia è stata il principale importatore europeo di GNL russo, con un incremento dell’81% rispetto al 2023, pari a circa 5,34 milioni di tonnellate nei primi 10 mesi dell’anno, superando i volumi importati in qualsiasi anno precedente dal 2018. Questo corrisponde a circa 34% del totale delle importazioni di GNL della Francia, per un valore di circa 2,68 miliardi di euro.
In termini di volumi, nei primi tre mesi del 2024, la Francia ha importato 1,5 milioni di tonnellate di GNL russo, equivalenti a oltre 600 milioni di euro, mentre nella prima metà dell’anno le importazioni hanno raggiunto quasi 4,4 miliardi di metri cubi, più che raddoppiando i 2 miliardi di metri cubi dello stesso periodo del 2023. Complessivamente, circa il 34% del GNL importato nei porti francesi nel 2024 era di origine russa, secondo le stime di Kpler e dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA).
Tuttavia, non è chiaro quanto di questo gas sia stato effettivamente consumato in Francia, poiché parte di esso transita attraverso i terminali francesi (come quello di Dunkerque, collegato al Belgio) per essere riesportato in altri paesi europei, come la Germania.
La Francia, con i suoi cinque terminali di GNL, è un importante punto di ingresso per il gas in Europa, e la crescita delle importazioni è stata attribuita anche a fattori come gli attacchi Houthi nel Mar Rosso, che hanno limitato le rotte di approvvigionamento dal Medio Oriente, rendendo il GNL russo via Artico più competitivo. Inoltre, contratti a lungo termine, come quelli di TotalEnergies con il terminale russo Yamal, hanno contribuito a mantenere questi flussi.
Nonostante la riduzione complessiva del consumo di gas in Francia (361 TWh nel 2024, in calo rispetto ai 381 TWh del 2023), le importazioni di GNL russo sono aumentate, sollevando critiche per il contrasto con gli obiettivi dell’UE di eliminare la dipendenza dal gas russo entro il 2027.
In sintesi, nel 2024 la Francia ha importato quantità record di GNL russo, circa 80 TWh, rappresentando il principale acquirente europeo, anche se parte di questo gas è riesportata. Questo aumento è avvenuto nonostante le sanzioni e i piani di diversificazione energetica dell’UE, evidenziando le complessità geopolitiche ed economiche del mercato energetico europeo.
Nonostante l’interruzione delle forniture via gasdotto, la Germania ha continuato ad acquistare quantità significative di GNL russo attraverso porti di altri paesi dell’UE, come il porto francese di Dunkerque. Secondo un rapporto di ONG belghe, olandesi e tedesche, nel 2024 la compagnia energetica tedesca SEFE (ex sussidiaria di Gazprom) ha importato 58 carichi di GNL russo, un aumento di oltre sei volte rispetto al 2023. Questo GNL, spesso spacciato come proveniente da Francia o Belgio, ha rappresentato una quota indiretta ma rilevante del fabbisogno tedesco, stimata tra il 26% e il 22% del totale nel 2024.
In sintesi, nel 2024 la Germania non ha importato gas russo tramite gasdotto, ma ha continuato ad acquistare GNL russo in quantità crescenti attraverso altri paesi dell’UE.
Nel 2024, le importazioni di gas russo in Europa hanno mostrato un quadro complesso, con una significativa riduzione rispetto al periodo pre-conflitto in Ucraina, ma con un aumento delle importazioni di gas naturale liquefatto (GNL).
La dipendenza dell’Unione Europea dal gas russo è diminuita drasticamente dal 2021, quando rappresentava circa il 40-45% delle importazioni totali di gas. Nel 2023, questa quota è scesa al 15%, e nel 2024 si è attestata intorno al 18% nei primi otto mesi, secondo il rapporto “Stato dell’unione energetica 2024”. Le importazioni di gas russo via gasdotto sono crollate, passando da oltre 150 miliardi di metri cubi (m³) nel 2021 a circa 49,5 miliardi di m³ nel 2024.
Nonostante la riduzione del gas via gasdotto, le importazioni di GNL russo sono aumentate. Nel 2024, l’Europa ha importato un volume record di 17,8 milioni di tonnellate di GNL russo (circa 24,2 miliardi di m³), con un incremento di oltre 2 milioni di tonnellate rispetto al 2023. Questo ha reso la Russia il secondo fornitore di GNL per l’UE, superando il Qatar e dietro solo agli Stati Uniti.
Rotte di approvvigionamento: Il gas russo arriva in Europa principalmente attraverso due gasdotti: il Turkish Stream (che ha visto un aumento del 35% anno su anno) e il transito attraverso l’Ucraina (aumentato del 22% nel 2024, ma interrotto dal 1° gennaio 2025). Il GNL russo, invece, arriva via nave, soprattutto dal terminal di Yamal, con un aumento del 15% nel primo semestre del 2024.
Come al solito Ursula von der Leyen urla al vento, facendo propaganda e raccontando scenari che nulla hanno a che fare con la realtà dei fatti.
Nel frattempo alla Commissione europea sono arrivati due uppercut da far tramortire anche un campione del mondo di pugilato.
La Corte dei conti europea ha bocciato il piano della Commissione che prevede la possibilità di usare i Fondi di coesione per finanziare investimenti nel settore della difesa.
I giudici contabili dell’Ue esprimono preoccupazione per la proposta della Commissione di modificare il quadro delle politiche di coesione, includendo la difesa.
La Corte dei conti, pur riconoscendo “l’urgente necessità di rispondere al rapido mutamento del contesto di sicurezza”, segnala “alcuni rischi e aspetti poco chiari della proposta che ne influenzeranno le modalità di applicazione”.
Un secondo uppercut è arrivato dalla presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola che ha indirizzato una lettera alla presidente della Commissione Ue e compagna di partito, Ursula von der leyen, col quale la politica maltese esprime la sua contrarietà alla decisione di scavalcare il voto della Plenaria sul piano di riarmo europeo da 800 miliardi.
Vi chiedo di riconsiderare la scelta della base giuridica” del Rearm Eu “per garantire che entrambi i colegislatori partecipino alla definizione delle misure più appropriate che consentiranno all’Unione europea e ai suoi Stati membri di affrontare le sfide geopolitiche senza precedenti che stiamo affrontando”, si legge nella missiva inviata da Metsola alla presidente della Commissione.
Parole che seguono la bocciatura della commissione giuridica del Parlemento Ue del ricorso all’articolo 122 dei Trattati, che prevede l’utilizzo di una procedura accelerata in casi urgenti e straordinari.
Nella lettera della presidente dell’Eurocamera, poi, si ipotizza anche un ricorso davanti ai giudici della Corte Ue: “Se il Consiglio adotta il presente regolamento utilizzando l’articolo 122 dei Trattati come base giuridica – conclude Metsola – il Parlamento esaminerà l’atto a norma dell’articolo 155 del suo regolamento interno (procedimenti dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea)”.
La presidente della Commissione europea, ridotta da barone rampante a visconte dimezzato e incamminata a diventare cavaliere inesistente (vedi Italo Calvino) viene giustamente ignorata dal presidente degli Stati Uniti. Inutile, da parte di una grande democrazia, interloquire con i vassalli del feudalesimo finanziario neocon.





