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LA DISFATTA DEGLI ECOSOCIALISTI

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La grande fuffa green perde colpi, nonostante gli ecosocialisti europei facciano la guardia al bidone con una tenacia eguagliata solo dal famoso soldato giapponese che rimase in armi anche dopo anni dalla fine della guerra.

La spagnola Teresa Ribera ha dato il cambio al socialista olandese Frans Timmermans nella guardia al bidone. Bidone in tutti i sensi, in quanto sta ammazzando l’industria europea. Un bidone ecosocialista che vede la socialista spagnola contraria al nucleare e che da ministra ha chiuso le miniere di carbone e previsto un divieto per le auto a combustione. 

L’Europa, nel frattempo va a destra. Gli Stati vanno a destra. Le popolazioni abbandonano le ideologie e fanno i conti con la realtà.

Anche l’ultima follia del blocco del ballottaggio in Romania da parte della magistratura sta a dimostrare che la guardia al bidone non regge più e toglie la maschera ad una finta democrazia che è tale se vince chi va bene alle élite tecno finanziarie green, altrimenti il popolo sbaglia e va rimproverato ed educato.

Il Vecchio Continente  si avvia verso l’eutanasia assistita dagli ecosocialisti, in veste di necrofori, mentre dimostra di essere incapace e impotente a svolgere qualsiasi ruolo nel mondo, laddove esistano questioni geopolitiche che andrebbero affrontate con intelligenza politica.

Intelligenza che è negata, per logica conseguenza, a chi vive di ideologie e non vuole fare i conti con la realtà.

Mentre il mondo sta rapidamente cambiando, gli ecosocialsiti sono impantanati nella palude green nella quale vorrebbero trascinarci tutti quanti.

Nei giorni scorsi, finalmente, l’Italia ha deciso di prendere iniziativa per rinviare l’applicazione dei nuovi requisiti previsti dall’U.E. nel 2025 e di annullare il relativo regime sanzionatorio sull’inquinamento.

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Un interessante quadro di sintesi apparso sul quotidiano La Verità

Il numero dei Paesi europei contrari all’attuale regolamento sui limiti alle emissioni di anidride carbonica sta continuando a crescere ed è già arrivato a 15.

L’Italia ha compreso che i target europei sono utopistici.

Il Presidente dell’Acea, Luca de Meo, ha già annunciato che i produttori europei di automobili non riusciranno a rispettare le norme con il rischio di dover pagare multe per almeno 15 miliardi di euro. 

L’Italia e gli Stati del gruppo che si sta formando e aumentando si sono coalizzati e hanno chiesto un passo indietro, perché con “gli attuali obiettivi per le autovetture, che dovrebbero essere applicati nel 2025, c’è il rischio di imporre multe ai produttori che non sono in grado di soddisfare questi severi requisiti a causa del rallentamento della diffusione dei veicoli elettrici”.

L’intero mercato automobilistico sta soffrendo di una crisi economica piuttosto pesante.

La realtà si impone sull’ideologia, ma l’ecosocialismo non molla. Il bidone è bidone.

Nel frattempo cresce il dissenso sull’estremismo ideologico ecosocialista.

Perfino Nature ha iniziato ad avere dei dubbi circa le politiche ambientali estremiste e insensate volute dalla Commissione Europea, votate da un Parlamento influenzato dalla demagogia ecosocialsta e verde e lontane dalla realtà e dagli interessi concreti dei popoli.

Nature sostiene che il Green Deal europeo, varato nel 2020 con l’ambizioso obiettivo di raggiungere zero emissioni nette di gas serra entro il 2050, si sta rivelando un progetto distante dalla realtà geopolitica ed economica globale.

Secondo la rivista scientifica, l’Unione Europea ha erroneamente presupposto che si sarebbe sviluppata una tassazione globale sul carbonio. Invece la realtà è drammaticamente diversa. Mentre l’Europa implementa un sistema di scambio di emissioni con prezzi significativi, la maggior parte dei paesi mondiali non applica alcuna tassazione seria sul carbonio.

Le politiche europee, come il Carbon Border Adjustment Mechanism, il dazio alla frontiera legato alle emissioni di carbonio, rischiano di penalizzare pesantemente i paesi a basso e medio reddito, compromettendo gli equilibri commerciali internazionali.  Fatto che è già in corso, come dimostrato dalla perdita di peso in aree chiave, come l’Africa.

Il Green Deal è stato concepito in un contesto di tassi di interesse storicamente bassi e debito pubblico moderato. Oggi, lo scenario è radicalmente cambiato. Il debito pubblico medio supera l’80% del PIL, con paesi come Grecia, Italia, Francia, Spagna e Belgio che hanno rapporti superiori al 100%. Questa situazione limita drasticamente la capacità di supportare finanziariamente la transizione verde.

L’UE dipende pesantemente da fornitori esterni per minerali critici, con la Cina che controlla il 60-80% della produzione mondiale di elementi come litio e cobalto. Inoltre, l’Europa sta perdendo la corsa all’innovazione tecnologica, con un crescente divario in termini di reddito pro capite e capacità di commercializzazione delle innovazioni. La complessità legislativa, il vanto di poter essere il “leader nella creazione delle norme”, sta distruggendo lo spirito imprenditoriale e l’industria europea.

Da qui la necessità, secondo Nature, di ripensamento

Gli autori dell’articolo su Nature, Rabah Arezki, Jean-Pierre Landau e Rick van der Ploeg, professori di importanti istituzioni universitarie europee, avanzano anche proposte concrete per rilanciare la strategia climatica in chiave realistica.

Per Nature il Green Deal ha bisogno di un profondo ripensamento – sociale, economico e politico – per diventare davvero efficace e guadagnarsi il sostegno popolare. Chi comanda capirà questo semplice concetto?

Limes caldo

La copertina del numero 11 di Limes

Sulla stessa linea di ragionamento si pone anche il numero 11 di Limes, in arrivo in edicola, nel quale si afferma che “è tempo di un approccio maturo e realistico alla questione climatica: non per sminuirla, ma per smettere di farne un totem e affrontarla fattivamente.

Le “narrazioni” correnti sul tema hanno fatto il loro tempo, sostiene Limes e  “l’approccio allarmistico alla lunga provoca rigetto e assuefazione. Quello utopico – la transizione energetica come pasto gratis, il clima come nuova ideologia unificante che surroga la (geo)politica – è smentito dai fatti. Ora che anche la scienza ci dice che le soglie prefissate (+1,5-2° sui livelli preindustriali) saranno verosimilmente superate, bisogna ragionare in termini di adattamento senza per questo abbandonare gli sforzi di mitigazione”. 

“Un approccio geopolitico al tema climatico – sostiene Limes- parte inevitabilmente dalla peculiarità dei contesti: impatto dei cambiamenti in base a latitudine, ubicazione geografica, caratteristiche orografiche e socioeconomiche, quantità e qualità di risorse a disposizione per contrastarlo”.

La collaborazione economico-tecnologica con paesi più poveri e meno attrezzati può configurare un valido strumento di politica estera, oltre che climatica?

L’11° volume di Limes del 2024 affronta questo e altri aspetti in un’ottica analitica per fare il punto sui fenomeni climatici, evidenziarne gli impatti geostrategici e contribuire al dibattito sulle possibili soluzioni.

Il problema, tutto politico, è ora quello di determinare una svolta nelle linee della Commissione e del Parlamento dell’Unione Europea che chiuda definitivamente la fase ecosocialsita e verde e faccia tornare la politica europea con i piedi per terra.

Nella fotografia di copertina Teresa Ribera

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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