
La notizia è di quelle che fanno capire come siano ridotti i membri delle cosiddette élite che vorrebbero comandare il mondo: i professori di Harvard hanno sospeso le lezioni perché sono intenti a superare lo shock dell’elezione di Trump. Debolucci i formatori delle nuove generazioni.
The Guardian, progressista, dopo l’elezione di Trump, ha inviato una mail ai dipendenti offrendo “servizi di supporto gratuiti” per ristabilire il benessere dei collaboratori dopo il trauma dell’elezione di Trump. Ridere o piangere? Vedete voi.
Paolo Del Debbio, che di questi episodi psichiatrici ha dato notizia su La Verità di sabato 9 novembre, commenta l’accaduto in chiave di agorafobia.
L’agorafobia è un tipo di disturbo d’ansia. Implica avere paura ed evitare luoghi o situazioni che potrebbero causare panico e la sensazione di essere intrappolati, impotenti e spesso rende difficile per una persona sentirsi sicura in qualsiasi luogo pubblico, soprattutto dove si radunano folle e in luoghi sconosciuti.
Oddio, arrivano i deplorables, avremo a che fare con la spazzatura. Mamma che paura. Ecco le élite.
Professori wokisti e giornalisti mainstream si erano talmente accomodati nella zona confort del feudalesimo progressista (nuovi castelli) che quando si sono trovati di fonte al fatto che 72 milioni di americani hanno osato votare non secondo i criteri della loro immaginifica bolla di privilegi di classe sono andati talmente in confusione da dover prendere appuntamento con lo psicologo.
Talmente abituati a trasformare le loro bolla ideologica in realtà, quando la realtà si è presentata sulla scena del mondo, quello concreto, sono entrati in crisi profonda.
Che fossero degli alienati lo avevamo capito e denunciato, ma grazie alle connessioni con il mondo di Mammona e della tecno-finanza, gli adepti della setta californiana avevano imposto il pensiero unico politicamente corretto, ossia il loro, e si erano auto convinti di avere ragione e di essere la realtà.
Come sempre ottimo, Roberto Pecchioli, sabato, sul Nuovo Giornale Nazionale, ha tracciato la radiografia mentale degli affetti da schock trumpiano.
Ne consiglio la rilettura.
https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/italia/opinioni/20609-trump-il-mostro-perfetto-della-sinistra-da-psichiatra.html
Si, ha ragione Pecchioli quando afferma che molte reazioni alla vittoria di Donald Trump sembrano di natura psichiatrica.
Altro che sembra: sono.
Ci sono i soliti gazzettieri, come li chiama Pecchioli, che oggi scoprono un mondo distopico
e ci propongono romanzi come “Il racconto dell’ancella”, di Margaret Atwood, ambientalista canadese e membro del Partito Verde del Canada, o il famoso 1984, di George Orwell, un fabiano pentito che nel suo romanzo ci descrive quale sarebbe il mondo se lo avessero nelle loro mani i fabiani.
Il romanzo di Margareth Atwood, ci narra di un mondo devastato dalle radiazioni atomiche. Gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un compito nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare.
1984 (Nineteen Eighty-Four) è il più celebre romanzo di George Orwell ed è stato scritto nel 1948. Una guerra devastante ha suddiviso il pianeta in tre super-potenze, in lotta fra loro e governate da regimi totalitari: Oceania, Eurasia ed Estasia. Il romanzo ammonisce contro ogni forma di totalitarismo, di falsificazione della realtà e della storia, corrotta dai mezzi d’informazione, e contro l’annullamento dell’identità individuale. E’ la società del “Grande Fratello”.
Quelle di Orwell e di Atwood sono le società transumaniste delle ideologie della Fabian Society e del wokismo californiano, che i gazzettieri hanno difeso e difendono, assieme ai professori debolucci, agli intellettuali e agli artisti racchiusi nei nuovi castelli del feudalesimo progressista.
Siamo in presenza del manicomio liberal progressista, dove vige la regola della proiezione.
Cosa è la proiezione?
La proiezione è un meccanismo difensivo complesso tramite il quale qualcosa proveniente dall’interno di sé viene ritenuto proveniente dal mondo esterno. Molti gruppi politici, sette religiose, istituzioni o associazioni a connotazione marcatamente identitaria fanno uso della proiezione per rimarcare le proprie differenze dagli altri vedendo negli altri il “negativo” e soltanto nel proprio gruppo il “positivo.
In Sala 2024, dedicata agli elettoralschoock (da non confondere con gli elettroschock), lo psichiatra diagnostica: proiezione identitaria di una bolla ideologica definita liberal progressismo.
Inoltre, sul piano sociale, la proiezione può alimentare la polarizzazione tra gruppi creando divisioni profonde basate su percezioni distorte della realtà.
In sala 2024 lo psichiatra diagnostica: nell’area progressista è presente una percezione distorta della realtà.
In casi estremi, questa dinamica può percepire l’altro come una minaccia esagerata o ingiustificata.
In sala 2024 lo psichiatra diagnostica: il presidente eletto da 72 milioni di elettori, durante una consultazione democratica, per il liberal progressismo è una minaccia esagerata e ingiustificata.
Un esempio classico di proiezione patologica si riscontra nel disturbo paranoide di personalità, dove l’individuo proietta costantemente sugli altri pensieri ostili o intenzioni malevole che in realtà appartengono alla sua mente. Questo porta la persona a vivere in uno stato di perenne sospetto e paura interpretando innocue azioni degli altri come complotti o attacchi diretti contro di sé.
In sala 2024 lo psichiatra diagnostica: il liberal progressismo proietta patologicamente il suo mondo distopico (woke, green, climate change, transumanesimo), in una logica complottista, su altri.
Un altro esempio di meccanismo proiettivo patologico può essere osservato in alcune forme di odio collettivo, dove interi gruppi sociali vengono demonizzati e accusati di incarnare tutti i tratti negativi e le paure che una comunità non riesce ad affrontare al proprio interno.
In queste dinamiche, la proiezione non è solo individuale, ma diventa un fenomeno di massa, dove i membri di un gruppo proiettano i loro timori e insicurezze.
In sala 2024 lo psichiatra diagnostica: le élite del liberal progressismo, racchiuse nei loro castelli feudali, dove si nutrono con cibi healthy, definiscono il popolo spazzatura, le masse, lasciate fuori dalle mura del castello rosso-verde, deplorables.
Nell’ospedale psichiatrico si respira un’aria pesante, con le file dei liberal progressisti in attesa di visita, ma c’è anche molta puzza sotto il naso, tanto snobismo, tanta tracotanza, tanta sindrome di superiorità.
C’è l’idea, in questi cervelli scioccati, sbalestrati, che chi ha votato in modo diverso da come volevano loro abbia votato con la pancia. Traduzione: le élite liberal progressiste sono dotate di cervello, i deplorables no.
E qui arriviamo ad un interrogativo che continuamente viene riproposto: dov’è la sinistra, quella vera?
Giovanni Bernardini, sul Nuovo Giornale Nazionale, ha scritto:“Lo dico chiaramente: sono il primo a desiderare che in occidente si affermi una sinistra seria, legata davvero ai valori fondamentali della nostra civiltà, una sinistra riformista, pragmatista, capace di rapportarsi non ideologicamente alle esigenze degli strati sociali disagiati. Una sinistra di tipo socialdemocratico per intenderci, che si sia lasciata definitivamente alle spalle vecchie e sanguinarie mitologie”.
Se non vogliamo commettere l’errore dei liberal progressisti e finire sul lettino dello psicanalista, dobbiamo prendere atto che è necessario uscire dal reducismo e considerare che “la sinistra” non è una categoria dello spirito, ma la denominazione di una realtà, di un programma, di una politica, di un’azione di governo.
Oggi, la “sinistra seria, legata davvero ai valori fondamentali della nostra civiltà, una sinistra riformista, pragmatista, capace di rapportarsi non ideologicamente alle esigenze degli strati sociali disagiati”, come scrive Bernardini, è la destra di Trump, non sicuramente la sinistra progressista dei Democratici Usa e nemmeno quella dei Democratici& Socialisti europei, con i loro alleati verdi.
Se la destra fa quello che dovrebbe fare la sinistra e la sinistra fa quello che un tempo faceva la destra, allora la questione è facilmente risolvibile.
Una “sinistra seria, legata davvero ai valori fondamentali della nostra civiltà, una sinistra riformista, pragmatista, capace di rapportarsi non ideologicamente alle esigenze degli strati sociali disagiati” è oggi la destra.
E’ difficile ammetterlo? E’ scioccante? E’ la realtà.
L’importante nella vita, credo, è stabilire chi sei e con chi stai. Se non sei un liberal progressista elitario, venduto a Mammona e ti senti vicino ai lavoratori, alla classe media, al mondo al quale appartieni e che ritieni di difendere, la tua sinistra oggi è la destra. Oggi. Domani si vedrà.
Lasciamo i liberal progressisti a curare il loro schock e vediamo in faccia la realtà.





