
UN PAESE CON UN ENORME GAP CULTURALE AVRA’ UN FUTURO?
di Massimo Coccia
Purtroppo risulta da indagini statistiche, che il il 28% della popolazione italiana tra i 16 e 65 anni è analfabeta funzionale.
In sostanza questo significa che c’è gente che ha la capacità di leggere e scrivere ma non comprende il testo perchè non ha adeguate abilità cognitive.
Gli adulti che in età lavorativa hanno solo la licenza media sono il 33%, un terzo del totale. Per quanto concerne i lavoratori nella fascia 25-64 anni abbiamo il 20% del totale.
Da questo si intuisce che un alta percentuale di analfabeti funzionali danneggia non solo la competitività del sistema paese ma anche la vita politica della società.
Comprendere i libri, i giornali, ciò che troviamo scritto, i testi, aiuta a migliorare il proprio knowledge, ad intraprendere percorsi formativi di qualità e a migliorare le proprie potenzialità per poter ottenere maggiori opportunità lavorative. In Italia abbiamo 4 italiani su 10 da 25 a 64 anni che non hanno un diploma. (rapporto MIUR)
Credo che un altro dato drammatico sia rappresentato dal fatto che il 4,6% degli italiani da 9 anni in su è analfabeta. Camilleri disse in sintesi che ci sono 2 milioni di analfabeti italiani, 13 milioni di semianalfabeti che sanno solo firmare, ma non comprendono il testo e poi ci sono altri 13 milioni di analfabeti di riporto, ovvero che hanno perso l’uso scorrevole della lettura e scrittura. Sommando queste tre categorie abbiamo un totale di 28 milioni di italiani su 52 milioni al di sotto della soglia di alfabetizzazione. Questo è uno dei motivi principali per cui molta gente legge poco i giornali ed è per questa ragione che per orientare il consenso a livello politico i decision makers utilizzano molto la TV.
In Italia ci sono 1 milione di giovani tra i 15 e i 20 anni che non lavora, non studia e non è inserito in percorsi di formazione. Si è ridotto il gap rispetto al 2021 con la media UE ma siamo sempre al secondo posto con i dati peggiori in Europa.
Alla luce di questa situazione mi chiedo come un paese siffatto possa reggere la competizione internazionale che si basa sopratutto sull’utilizzo delle nuove tecnologie. Ancora più grave è la situazione alla luce dell’intenzione da parte dei decision makers di sostituire l’attuale paradigma economico basato sulle attività labour intensive con il nuovo modello economico che si basa sulle attività high tech intensive e che presuppone un elevata scolarizzazione delle risorse.
Occorre evidenziare inoltre che il sistema scolastico non è strutturato adeguatamente per consentire una formazione di buon livello agli studenti con famiglie a reddito medio basso. Molte famiglie che abitano lontano dalle città universitarie devono affrontare costi insostenibili per accedere alla formazione di qualità e quindi andando avanti di questo passo lo scalino sociale rimarrà sempre più bloccato senza un aiuto economico da parte delle istituzioni per sostenere i ragazzi che intendono frequentare l’università.
Gli unici investimenti che potranno garantire al paese un futuro e un buon tenore di vita ai suoi cittadini, sono le risorse destinate alla scuola, università e ricerca.
La cosa che più mi lascia basito è sentire le giovani generazioni dire che la laurea non serve a salire lo scalino sociale, studiare serve a poco e che i posti migliori li otterranno sempre i raccomandati. Questo senso di rassegnazione misto al poco interesse allo studio e il loro desiderio a trovare scorciatoie è molto pericoloso per il loro futuro. Le famiglie di questi ragazzi d’altro canto si disinteressano o non fanno sufficiente pressione per cambiare questo loro modo di vedere le cose. Io credo che il cambiamento parta da noi stessi, dalla forza che abbiamo dentro di noi e solo con un analisi introspettiva riusciremo a trovare le energie sufficienti per cambiare l’ineludibile destino che porta al declino.





