
di Marco Pugliese
l’Italia è al centro d’una guerra economica, bisogna invertire la tendenza o finirà peggio che negli anni ‘90 del secolo scorso…
Dietro le quinte di quella che sembra una semplice operazione finanziaria – la fusione tra Fiat e il gruppo francese PSA che ha dato vita a Stellantis – si cela una vero e proprio attacco economico contro l’Italia.
Mentre i nostri cugini d’Oltralpe e i “lavoratori” polacchi si fregano le mani, rafforzando le loro industrie, qui da noi si chiudono stabilimenti e si vedono svanire posti di lavoro come neve al sole. E chi vince in questo gioco al massacro? La Francia, naturalmente, che si prende il controllo e le decisioni strategiche di Stellantis come un bambino goloso davanti a una torta. E la Polonia? S’arricchisce con la sua manodopera a basso costo.
E chi perde in questa partita truccata? L’indotto italiano. Quelle piccole e medie imprese che sono state per decenni l’ossatura del nostro sistema industriale. E chi s’impoverisce? La classe “tecnica e pensante” del Paese, costretta a lavorare per stranieri.
Mentre in Italia gli impianti automobilistici rischiano di essere svuotati come gusci di noce, in Francia e Polonia la produzione cresce indisturbata. E non pensiate che sia solo il risultato di una fusione aziendale: è il frutto di un disegno geoeconomico che punta ad indebolirci
La storia è piena di esempi di guerre combattute non con le armi, ma con il potere economico. Già i romani sapevano che “pecunia nervus belli” – *il denaro è il nervo della guerra*. Oggi questa massima è più che mai attuale.
Mentre assistiamo a questa nuova forma di conflitto, ricordiamo un altro detto latino: *Divide et impera* – *Dividi e conquista*. Ecco cosa sta accadendo: ci dividono industrialmente, e in questo modo conquistano la nostra economia, sono però ancora troppi quelli che questo disegno non lo vedono. Sono convinti sia quasi una “via naturale”. Online infatti non si contano dati manipolati e narrazioni totalmente sfasate.
L’Italia, un tempo potenza industriale di primissimo livello, rischia di diventare un terreno di conquista economica per altri Paesi europei. Questa è la vera guerra del nostro tempo, senza bombe ma con effetti altrettanto devastanti e che rischiano di portarci fuori dal G7 e dalle stanze che contano.
Servono riforme serie e soprattutto urge applicare il Golden Power, ripensando nazionalizzare nuovamente, magari il settore energetico, una strategia per abbattere i costi (adottata da Berlino e Parigi nel 2022…)
È finita l’epoca dei convegni, serve un piano industriale nazionale o a breve in questo Paese ci toccherà importare perfino le forchette…
Vi lascio con un dato: dal 1989 è crollata la produzione italiana di auto. Da quasi 2 milioni di vetture prodotte alle 442mila del 2021. Ora siamo ottavi in Europa, dietro la Romania. Nel 1990 eravamo tra i primi tre.
Buttiamo via così una nostra eccellenza?





