
di Valter Vecellio
Fin dalla nascita della Repubblica se si voleva trovare la “chiave” della politica interna ed economica la si doveva cercare nella politica estera. Un Alcide De Gasperi lo aveva compreso perfettamente, e anche – se non tutti – i suoi successori.
Oggi le cose sono più complicate: non ci sono al momento personaggi alla De Gasperi; inoltre allora un presidente del Consiglio, un ministro degli Esteri, dovevano fare i conti con Washington, Londra, un po’ con Parigi, relativamente con Mosca, per via di un Partito Comunista più forte e radicato che nel resto d’Europa (ma guidato da un Togliatti consapevole di quel che si era stabilito a Jalta).
Oggi a Washington hanno altre ben gatte da pelare, e facciamo scongiuri che ci venga risparmiato un Trump bis. Londra non conta. Sulla scena mondiale operano e si agitano una quantità di altri “attori”, a dir poco imprevedibili e inaffidabili; spesso fanatici, per questo pericolosi.
Per l’Italia vale ancora la regola che la “chiave” della politica interna ed economica è nella politica estera, ma nel contesto attuale si troverebbe in difficoltà un De Gasperi, figuriamoci chi De Gasperi non è.
Di sicuro Antonio Taiani, cui non difetta esperienza acquisita sul campo, non si può avvalere di un Piero Quaroni, di un Alberto Tarchiani, un Nicolò Carandini, di un Giuseppe Saragat.
Con tutto il rispetto per gli attuali, come per politici e giornalisti, si può dire: “non ci sono più gli ambasciatori di una volta”. Questo spiega qualcosa.





