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PRIME ESPERIENZE INIZIATICHE E SECOLARI ERRORI

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di Angelo Ciccarella

La Via iniziatica è una forma d’arte, forse l’Arte per antonomasia. E per imparare l’arte bisogna mettere da parte ciò che si sa su noi stessi e sul mondo. Sì, disimparare per lasciar libero il cuore-calice di accogliere la Luce e far brillare il Cristallo cosmico, altrimenti opacizzato dalla caduta ontologica. Scuole sapienziali e conventicole si sono avvicendate lungo il corso dei millenni; alcune fedeli all’originario, altre inventate di sana pianta, utili solo all’ego strabordante del fondatore. Difficile discriminare, ma ancor più difficile è fuggire quando incappati in una setta ci accorgiamo della trappola.
Capita pure che una volta deciso di percorrere la Via iniziatica, vogliamo tutto&subito e quando non succede niente, molliamo. Niente di più sbagliato. Prima di incontrare Scandurra, verso la fine della terza media (1971), mi ero cimentato, con l’entusiasmo della recluta, in certe pratiche interiori apprese da libri reperiti sulle bancarelle di Piazza Esedra a Roma. Un testo sulla magia bianca mi incuriosì alquanto, perché prometteva meraviglie in poco tempo: s’intitolava “La Ciclomanzia” per i tipi delle Edizioni Euromail di Brescia, 1966.
L’obiettivo era di rendere la mente malleabile ad ogni richiesta. Feci l’esperimento di proiettare all’esterno un cerchio di energia luminosa e con sorpresa, ci riuscivo senza difficoltà. Ero esaltato, stavo bene e mi aumentava la sensazione di vivere. Poi mi identificavo in quest’energia (ignoravo, in realtà, la sua origine) al punto da separarmi dal corpo. Insomma, per cercare di capire il mondo psichico lo separavo da quello fisico. Con le gambe accavallate (sinistra sulla destra), mi identificavo con quel potere, così non percepivo altro… poi, uno scuotimento e tornavo allo stato ordinario.
Appena incontrai Scandurra, gli parlai degli esperimenti e mi rispose con la consueta classe e ricercatezza:
“Ma che cazz* fai? Che voi imparà da certi libretti. Calmati e sta un po’ zitto, ascolta e raccogli l’attenzione. Ti devi rilassà, rilascia ‘sti muscoli, poi l’intosti e poi li rilassi, finché non ti sentirai potente e i nervi viaggeranno veloci, solo così s’aprirà la strada per svegliarti. E poi… usa l’immaginazione, sì quella dei figli, è un torrente di energia reale ed utilizzabile. Devi solo imparare come accedere alle turbine”.
Prima fase.
Per svegliarmi devo decontrarmi e contrarmi. La decontrazione è una simultaneità di due sforzi diversi: il rilassamento muscolare e l’attenzione. Ne testimonia la giustezza quella speciale sensazione di essere, di tenere ferma la coscienza. Con le dovute correzioni, provo a stendermi a gambe accavallate. Faccio silenzio, dopo non pochi tentativi, ma mille pensieri si accalcano sullo schermo della mente.
Seconda fase.
Per istinto non incrocio più le gambe, niente tensioni e gli stormi dei pensieri si diradano senza sforzo. Suggestione? Beh, funziona. Il potere che irradia dallo stesso punto in cui sorge il pensiero, adesso lo chiamo “attenzione”. La fonte dell’attenzione la dirigo sulle varie parti del corpo e lentamente mi induce ad un rilassamento unito ad un tepore particolare, sciolgo le tensioni, o meglio, si sciolgono. Immobile, il respiro regolare, profondo. Ma l’agguato è dietro l’angolo. Il corpo tenta sempre di ripristinare lo stato precedente all’immobilità, così come la mente riprende a ospitare mille pensieri. L’attenzione si distoglie e tutto sfuma. C’è un solo modo per tornare in quello stato di quiete: ristabilendo il contatto attenzione-corpo, ma senza fretta. Il livello ordinario di coscienza torna inesorabile, finché non stabilizzo l’attenzione, la presenza a me stesso. Gradualmente il flusso d’attenzione percorre nuovamente il mio corpo rilassato, e là dove si trattiene più a lungo nascerà una vibrazione: allora si manifesterà la vita latente che si trova dentro ognuno di noi, provocando una sensazione simile al suono del bronzo liberato per un colpo di battaglio, che conferisce alla campana la sua vera dimensione. Il corpo si apre a un’immobile animazione interiore: ci si sente vivi.
 

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  • Redazione

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