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25 APRILE, LIBERIAMOCI DALLA FINANZA SPECULATIVA

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Il 25 aprile, oltre ad essere giornata ricordo di un passaggio epocale per l’Italia, che usciva in quel giorno dalla guerra e dal ventennio fascista, dovrebbe anche essere giornata di rielaborazione delle vicende nazionali alla luce della storia e non, come al solito, della semplice celebrazione della vittoria partigiana.

Anzitutto dovremmo, finalmente ammettere a noi stessi, che l’Italia era alleata di Hitler e che ha perso la guerra, firmando un armistizio che di fatto era una resa incondizionata.

L’occupante tedesco, il famoso “invasor” di Bella Ciao, era, fino al momento dell’armistizio, un alleato che combatteva, in Italia, con gli italiani, contro le potenze alleate che “invadevano” il Paese e che di punto in bianco si è trovato ad essere il nemico. Giravolta non facile da digerire. Il trasformismo, evidentemente, è endemico e sa ben mascherarsi.

Comunque la si giri, quella dell’alleanza con Hitler era la realtà voluta sì dal Duce del Fascismo, ma anche dal Re, perché a quel tempo c’era la monarchia, supremo potere, della quale s’è celebrato per decenni il contributo al Risorgimento, se mai c’è stato.

Anche qui, propaganda.

Non abbiamo vinto la guerra con gli Alleati contro il nazifascismo. Abbiamo perso la guerra e, successivamente, una parte degli italiani, ha collaborato attivamente, anche militarmente, con gli Alleati per chiudere del tutto la fase nazifascista.

L’armistizio ci è costato caro e dovremmo fare i conti, anche oggi, che siamo nella Nato, con le clausole dello stesso e con i successivi trattati di pace.

Questo dovremmo fare, perché se non si fanno davvero i conti con la storia, si fa solo propaganda.

Dovremmo anche fare i conti con le lotte intestine tra schieramenti partigiani, che rispondevano a potenze estere diverse e dovremmo finalmente fare i conti non solo con le efferatezze dei fascisti repubblichini, ma anche con quelle di chi, come la Volante Rossa (e altri raggruppamenti simili), ha riempito le fosse anche dopo la liberazione.

Organizzazione antifascista a carattere paramilitare, attiva a Milano e dintorni, la Volante Rossa, nell’immediato secondo dopoguerra, dal maggio 1945 al febbraio 1949 era composta da partigiani comunisti e operai che, con le loro azioni, volevano dare continuità all’operato della Resistenza. L’organizzazione paramilitare fu accusata nel 1951 di tre omicidi aggravati, due tentati omicidi, violenza privata, invasione di fabbriche, detenzione di armi e violazione di domicilio.

Le pagine della vendetta post bellica, nonostante l’amnistia di Togliatti, sono ancora tutte da scrivere.

Il ministro di Grazia e Giustizia Palmiro Togliatti, andrebbe ricordato spesso, presentò il provvedimento di clemenza come giustificato dalla necessità di un “rapido avviamento del Paese a condizioni di pace politica e sociale”.

Forse qualcuno che si dice di sinistra dovrebbe rileggersi quella pagina di storia, dove il ministro comunista amnistiò i fascisti (e non solo) per un “rapido avviamento del Paese a condizioni di pace politica e sociale”.

Dovremmo farli tutti i conti, perché è solo con un’analisi storica senza riserve che ci si può liberare dal passato (ecco la vera liberazione) per guardare al presente e al futuro senza usare il passato per condizionare il presente e ipotecare il futuro, ingabbiandoli in una narrazione enfatica e propagandistica che non fa altro che creare inutili e dannose divisioni.

E’ ora che gli italiani, da qualsiasi parte siano stati i loro padri e i loro nonni, riconoscano la legittimità di ognuno di poter agire politicamente, a destra come a sinistra, per il bene comune, in base ad un confronto di idee che riguardi il presente e il futuro.

Il 25 aprile, in questo senso, dovrebbe essere la giornata della liberazione dai fantasmi e dai condizionamenti del passato.

Tuttavia, il 25 aprile, dovrebbe essere, anzitutto, giornata di riflessione sugli invasori e sugli oppressori attuali.

In questi ultimi decenni, dopo una fase di sviluppo economico, di democrazia e di libertà, nonché di allargamento del welfare, l’Italia e l’Europa hanno conosciuto una crescente manovra oppressiva da parte di una cupola finanziaria speculativa che, progressivamente, ha destrutturato e intende ancora destrutturare, tutte le conquiste sociali, di libertà, di democrazia, per instaurare un nuovo feudalesimo, dove una ristretta élite comanda e uno sterminato gregge obbedisce, ottuso da ideologie progressiste che hanno al loro interno un’anima nazista (eccola qui l’anima nazista) rinvenibile, non appena si vada oltre la cortina fumogena del green e del clima, per approdare all’eugenetica e al transumanesimo.

In questi anni si è affermato un progressismo liberale che ha disastrato, con la globalizzazione e la delocalizzazione, l’Occidente, impoverendo le popolazioni, distruggendo progressivamente la classe media e veicolando ideologie di chiara ispirazione nazista e comunista.

In questo ambito una particolare attenzione va posta al socialismo fabiano, dal quale mergono un innamoramento per l’Urss stalinista, idee eugenetiche, logiche malthusiane, per arrivare alla proposta di un transumanesimo che è l’eliminazione dell’essere umano in quanto tale.

Oggi l’invasore e l’oppressore ha cambiato nome, si presenta con i vestiti del progressismo e del socialismo fabiano, dell’ecologismo, ma i contenuti che propone, le ideologie che propala, le politiche che mette in atto sono espressioni dirette di quell’oppressore del quale si narra nelle celebrazioni e che non si presenta più con la svastica o con il fascio littorio, ma con la faccia buonista di chi vuole salvare il pianeta, salvare i migranti, salvare tutti noi dalle pandemie, salvare la democrazia dalle dittature, salvare la nostra anima rendendoci poveri e così escludendoci dalle tentazioni della ricchezza (poveri e felici, ci hanno detto i gerarchi che trovano ispirazione a Davos).

Oggi i gerarchi si chiamano ottimati, consulenti, esperti. Sono gerarchi di un incombente feudalesimo medievale del quale dobbiamo liberarci.

Ecco il senso della moderna e attuale liberazione: non una festa, una celebrazione, ma un impegno a cacciare i nuovi invasori.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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