Home Politica IN GUERRA PER SALVARE IL “PIANETA DELLE SCIMMIE”

IN GUERRA PER SALVARE IL “PIANETA DELLE SCIMMIE”

0

Sono passati più di 15 anni da quel 15 settembre 2008, quando Lehman Brothers, la quarta banca Usa, è crollata sommersa dai mutui subprime. È stato il più grande fallimento bancario della storia, una catastrofe più che una crisi finanziaria, che ha aperto una nuova fase dell’economia globale.

Ho posto una domanda ad un amico che di finanza se ne intende.

La domanda è stata: “Ci vogliono portare ad una guerra mondiale per azzerare le bolle finanziarie che girano nel pianeta?”.

Risposta sintetica: “Hanno bisogno di una guerra per azzerare”.

La Grande Scimmia, ossia la finanza internazionale, dopo aver messo in giro carta straccia a valanghe, ora vorrebbe bruciarla in una falò purificatore, ovviamente mettendo a terra, o se preferite “al verde” (è di moda) noi poveri signori nessuno, pronti ad essere spellati vivi e ridotti in miseria.

Partiamo da quel 15 settembre 2008. Il fallimento di Lehman Brothers era la punta di un iceberg che vale trilioni e trilioni di dollari. A quel tempo si calcolava che di derivati tossici ci fosse in circolazione una massa pari a 17 volte il Pil mondiale.

Dove sono finiti? Dove sono stati stivati? Che fine hanno fatto? Nessuno sa dove siano, ma sono una bolla, o una bomba, pronta ad esplodere. Non si sa come, quanto, da parte di chi sarà fatta esplodere. Non si sa quale evento può innescare la reazione a catena dell’esplosione dei derivati velenosi.

Cosa c’è di meglio di un’economia di guerra per buttare tutto nel grande fuoco e azzerare la bolla? Niente esplosione della bolla a rischio di far esplodere la bomba atomica? Che importa. La Grande Scimmia deve salvare se stessa. Del resto poco le importa.

L’amico con il quale dialogo, impietosamente, mi dice che di bolla ce n’è un’altra, quella di Borsa. Anche di questa si sa che c’è, ma non si capisce bene se e quando scoppierà.

Inoltre, a ben guardare, il dollaro è sempre più in crisi. Da quando è stato sganciato dall’oro è stato stampato allegramente per finanziare il debito americano, ma ha parso valore intrinseco.

L’improvvisa decisione del presidente americano Nixon, annunciata in tv la sera del 15 agosto 1971, segnò la fine del sistema monetario internazionale del dopoguerra, creato nella conferenza di Bretton Woods. La valuta Usa divenne “fluttuante”.

A mettere in crisi il dollaro ci sono ora sistemi come il Brics e già oggi molti scambi avvengono in monete come il rublo, lo yuan, in rupie.

Gli stati che avevano in pancia la moneta Usa se ne stanno disfando e fanno incetta di oro.

L’Unione Europea, come al solito, sembra allo sbando mentale. Si sono messi 5 miliardi in un fondo di garanzia per eventuali cause della Russia dovute al sequestro dei suoi depositi in banche europee. Se si arrivasse ad una sorta di esproprio dei fondi russi, non ci sarebbe più un solo Paese e un solo investitore disposto a portare il becco di un quattrino in una banca europea.

Ed ecco che la soluzione delle soluzioni è la guerra, con un’economia di guerra, dove è consentito rubare legalmente a chiunque in funzione del bene supremo della guerra.

Un generale francese, che gioca alla guerra come il suo presidente, pupillo dei Rothschild, ha già annunciato che per necessità belliche si possono requisire fabbriche da convertire, possibilmente quelle di chi vuole disfarsene a carico dello Stato, come è accaduto in Italia per la riconversione di stabilimenti metalmeccanici in produttori di mascherine.

La storia è sempre la stessa: emergenza, provvedimenti di emergenza, impedimento a protestare altrimenti sei un disfattista, un no vax, un putiniano, un fascista, comunque sia un ista da censurare.

Per il bene supremo della Grande Scimmia tutti in fila, poveri e intruppati, possibilmente anche trasformati in truppa da mandare la macello.

In fondo la grande missione dell’Occidente è salvare il pianeta, si ma delle scimmie, ossia dei servi della Grande Scimmia, capaci di mandarci tutti al macello pur di salvare gli adepti di Mammona.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui