
Una “coalizione” per fornire missili a lungo raggio all’Ucraina, senza escludere in futuro l’invio di truppe. Sono le conclusioni a cui è arrivato il presidente francese Emmanuel Macron al termine della Conferenza di Parigi sul sostegno a Kiev nella guerra contro la Russia.
Detta così sembra una follia che ha un’immediata relazione con gli accordi bilaterali che sono stati sottoscritti da Francia, Germania, Canada e Italia di aiuto immediato in caso di invasione della Russia all’Ucraina.
Premesso che gli accordi sembrano una presa per i fondelli, in quanto l’Ucraina è già invasa dalla Russia, l’escalation delle dichiarazioni di appoggio all’Ucraina sembrano essere volte a convincere i popoli europei che il prossimo futuro non sarà green, ma bellico e che dovremo, pertanto, entrare in una logica bellica, la cui conseguenza è mettere mano al portafogli.
Le dichiarazioni belliche sono in perfetta linea con quelle di Mario Draghi e altri portavoce degli interessi finanziari, i quali ci stanno dicendo che dobbiamo riarmarci, e che, non essendoci a sufficienza soldi pubblici, dovremo mettere mano al risparmio privato.
Non siamo più all’ideologia green, ma all’ideologia bellica, ma la sostanza è la stessa.
Mettete dei fiori nei vostri cannoni. Togliete i fiori dai vostri cannoni. Fate, disfate e, soprattutto, sborsate.
I popoli europei non devono possedere macchine, non devono possedere case (nullatenenti e felici, come da dichiarazione dei geni di Davos), non devono avere un welfare decente e soprattutto devono pagarsi la sanità e, poiché l’ultima frontiera della resistenza è il risparmio privato, devono mettere mano al portafoglio per finanziare il riarmo, in funzione di una futura guerra che, guarda caso, riguarda sempre la democrazia e la libertà.
Di quale democrazia e di quale libertà si tratti quando sei ridotto con le pezze al culo, non hai più un soldo in tasca e il tuo stipendio e la tua pensione sono obbligatoriamente in banca e li devi usare con una carta elettronica facilmente bloccabile, è difficile capire.
Che differenza c’è tra questo mondo occidentale di socialisti fabiani e gesuiti e le autocrazie di Cina e Russia?
Bella domanda.
Detto questo, torniamo a Macron, il pupillo dei Rothschild, collezionista di sconfitte, che interpreta alla perfezione la parte di chi ci vuole portare dal green alle armi.
In questa stagione manicomiale di rimescolamento delle carte, con il tentativo della finanza di tenere comunque il mazzo, se ne vedono e se ne vedranno di tutti i colori.
L’importante è non farsi impressionare e distrarre. Il loro obiettivo è fregarci i risparmi, il nostro è tenerceli stretti.
Macron ha annunciato la creazione di una “coalizione” per fornire “missili e bombe a medio e lungo raggio” all’Ucraina. Il leader transalpino ha anche aggiunto che l’invio di truppe occidentali sul terreno in Ucraina non dovrebbe “essere escluso” in futuro, anche se in questa fase “non c’è consenso” su questa ipotesi.
“Oggi non c’è consenso sull’invio di truppe di terra in modo ufficiale, scontato e approvato – ha detto Macron -, ma nella dinamica non è da escludere nulla. Faremo tutto il necessario affinché la Russia non possa vincere questa guerra”.
Attenti a quell’aggettivo: ufficiale.
Domanda: a livello ufficioso cosa bolle in pentola?
Politico scrive che il primo ministro slovacco Robert Fico ha affermato lunedì scorso che “diversi membri dell’UE e della NATO stanno prendendo in considerazione lo schieramento militare in Ucraina”.
Aggiunge Politico: “Parlando prima di un incontro dei leader nazionali dell’UE e della NATO a Parigi lunedì per discutere la strategia collettiva occidentale sull’Ucraina, Fico ha citato un «documento riservato» che elenca gli argomenti da discutere a Parigi che «manda brividi lungo la schiena». «Questi argomenti», ha detto, «implicano che un certo numero di stati membri della NATO e dell’UE stiano considerando l’invio di truppe in Ucraina su base bilaterale. Non posso dire per quale scopo o cosa farebbero lì». “Secondo Fico – continua Politico -, la guerra in Ucraina non sta andando come previsto: «Questo incontro [di Parigi] è la conferma che la strategia ucraina dell’Occidente è completamente fallita», ha detto, senza fornire dettagli”.
Se ci sono documenti segreti in base ai quali l’Italia, tanto per stare a casa nostra, potrebbe mandare soldati a combattere in Ucraina questo sarebbe un fatto gravissimo, non solo per il nostro Paese, ma perché metterebbe in moto la stessa Nato.
I pigmei europei, per fare il gioco della finanza, stanno giocando con il fuoco e rischiano di bruciarsi.
Macron, che è stato cacciato in malo modo dei Paesi del centro dell’Africa, ossia dalle sue ex colonie e che in Francia sta attuando una politica woke in perfetta linea con le follie di Palo Alto, prendendo l’occasione della debolezza estrema della Germania tenta di fare la voce grossa per nascondere il suo fallimenti politico. Il fatto è che i nani che urlano rischiano di innescare derive pericolose.
Non a caso, dalla Nato è arrivata subito una precisazione. Jens Stoltenberg, all’Associated Press ha detto: “Gli alleati della Nato stanno fornendo un sostegno senza precedenti all’Ucraina. Lo facciamo dal 2014 e lo abbiamo intensificato dopo l’invasione su larga scala [da parte della Russia], ma non ci sono piani per truppe da combattimento della Nato sul terreno in Ucraina”.
Dura e su più toni la reazione russa.
L’ex presidente russo Dmitry Medvedev, commentando le affermazioni del presidente francese, ha affermato: “Sembra che l’incontinenza di Macron nel parlare sia diventata un problema persistente e doloroso. Oppure – aggiunge – è ora di cambiare dieta: ostriche e champagne vanno bene, ma non sei più un ragazzino. L’enuresi [emissione involontaria di urina, ndr] verbale alla sua età è pericolosa”.
Più compassato e attinente al quadro politico militare il commento del portavoce di Putin, Dmitri Peskov, il quale ha dichiarato alla Tass che un conflitto militare diretto tra la Nato e la Russia sarebbe “inevitabile” se soldati di Paesi occidentali dovessero essere inviati in Ucraina. “In questo caso – ha aggiunto Peskov, non dobbiamo parlare di probabilità, ma di inevitabilità, ed è così che la valutiamo”.
Secco il commento del Cremlino: l’invio di truppe Nato in Ucraina “non sarebbe nell’interesse” dell’Occidente.
Torniamo al giovane pupillo dei Rothschild. Per quanto riguarda le forze convenzionali, l’esercito francese dispone solo di 80.000 uomini “da combattimento” (su un totale di 205.000), di cui al massimo 30.000 sarebbero schierabili.
Carri, elicotteri non sono attualmente operativi.
L’esercito francese, concepito fin dagli anni 2000 come esercito di intervento esterno, pesa, secondo alcuni osservatori, quanto le forze ucraine impegnate ad Avdïivka.
L’esercito tedesco, nel 2018, quando ministro della Difesa era la signora Von der Leyen, era ridotto malissimo e in questi anni non è migliorato di molto.
Nel 2018 la Marina tedesca aveva dimensioni piuttosto limitate: 65 navi, un numero lontano non solo dalle circa 180 imbarcazioni militari messe in campo da Francia e Italia, ma anche dal centinaio scarso di Spagna e Grecia.
I soldati della Bundeswehr finivano a volte per non avere nemmeno i fucili per le esercitazioni e usavano manici di scopa per le esercitazioni Nato
Aveva fatto il giro del mondo la notizia secondo la quale, durante un’esercitazione Nato avvenuta a settembre 2017 in Norvegia, gli effettivi del Panzergrenadierbataillon 371 si ritrovarono, tra il presumibile ludibrio degli alleati, senza un numero sufficiente di armi per le manovre. Mancavano il 31% dei fucili necessari, il 41% delle pistole e ben tre quarti dei visori notturni richiesti. I soldati furono costretti a dipingere dei manici di scopa di nero e attaccarli ai blindati Boxer perché almeno visivamente dessero l’idea.
Nel 2014, riporta il Telegraph, le forze speciali del Kommando Spezialkrafte dovettero ritirarsi con imbarazzo da un’altra esercitazione Nato perché non gli era stato fornito un elicottero. Il ministro della Difesa, Ursula Von Der Leyen fu costretta a dichiarare che Berlino non poteva rispettare i suoi impegni con l’Alleanza Atlantica a causa di una carenza di mezzi i cui effetti si stavano colorando di comicità involontaria. In numerose caserme, per esempio, le autoblinde mancanti per le esercitazioni erano state sostituite da banali Mercedes Vito. Von Der Leyen promise di correre ai ripari. Quattro anni dopo, ossia nel 2018, il budget militare tedesco era sceso ulteriormente (dall’1,3% all’attuale 1,2%) e lo stato di abbandono del parco mezzi era peggiorato.
La Germania, il cui esercito si allenava con i manici di scopa al posto delle mitragliatrici, ha decretato, per bocca del suo cancelliere Olaf Sholz, la Zeitenwende, la svolta epocale, con un annunciato investimento di 100 miliardi di euro per il riarmo e l’elevamento al 2% del Pil per le spese in armamenti.
Tuttavia, anche in questo caso, la fuffa si fa strada, evidenziando la differenza tra propaganda e realtà.
Scrive Alessandro De Cicco (Domino 12/2023): “Le stime più recenti indicano che il budget a disposizione si esaurirà entro un paio di anni, quando incomberanno nuove elezioni e servirà una rinnovata volontà politica, e che l’incremento della spesa per la difesa del 2% del Pil non potrà essere raggiunto nel 2024 né, con buona probabilità, l’anno successivo. A un buon anno e mezzo da un annuncio tanto rivoluzionario, i lunghi processi di approvvigionamento, una burocrazia letargica, il calo dei reclutamenti e, più in generale, le mancate promesse non aiutano un paese che propone di ergersi a leader militare del continente”. Conclusione di Alessandro De Cicco: “Berlino si scopre strategicamente immaturo”.
Abbiamo sino ad ora messo assieme una Germania strategicamente immatura, con una Francia di chiacchieroni cacciati dall’Africa.
Veniamo all’Italia.
L’Italia, al 2020, se si esclude l’Arma dei carabinieri (108 mila unità) disponeva di un personale militare pari a circa 165.000 unità.
L’Esercito contava circa 96.000 unità (8% donne). L’obiettivo era di ridurre il personale militare a circa 90.000 unità entro il 2024, puntando ad una maggiore specializzazione. Nel 2020 sono state impiegate circa 19.000 unità in operazioni (di cui oltre 3.100 unità all’estero, in quasi tutti i continenti).
L’Aeronautica conta circa 40.000 unità.
La Marina Militare conta circa 29.000 unità al 2020. Considerando il personale delle capitanerie di porto, conta circa 39.600 unità.
Chi mandiamo in Ucraina?
Fermiamoci qui e introduciamo un’altra considerazione.
Nel caso di invio di truppe in Ucraina come reagirebbero le popolazioni europee? C’è in giro in Europa qualcuno che è disponibile a morire per Kiev?
Vediamo le statistiche.
L’Ispi, il 21 febbraio 2024, scriveva: “A due anni dall’invasione russa dell’Ucraina, gli italiani hanno sempre meno certezze sull’andamento della guerra (forse la Russia sta vincendo?) e sulle sue possibili soluzioni (Kiev dovrebbe negoziare con Mosca a qualsiasi condizione?). Non solo: se l’anno scorso la percezione prevalente era che la NATO, gli Stati Uniti e l’UE stessero tutti guadagnando influenza e coesione interna, oggi le opinioni sono cambiate, e la Russia di Putin è vista in forte ripresa. Guardando all’intero scenario internazionale, gli italiani sentono di vivere in un mondo più insicuro e frammentato, in cui guerre e crisi economiche sono minacce ormai costanti per il mondo e per l’Italia. Questa, in sintesi, la fotografia che emerge dal nuovo sondaggio ISPI realizzato da IPSOS”.
“Quasi sette italiani su dieci (69%) – continua lSPI – pensano che nessuno, tra Russia e Ucraina, stia attualmente prevalendo nel conflitto in corso. Una posizione che certifica uno stallo ormai chiaro anche sul campo: i più significativi mutamenti nel controllo del territorio risalgono ormai a fine 2022, con la riconquista ucraina di Kharkiv e Kherson. Allo stesso tempo, la caduta di Avdiivka nei giorni scorsi e la crescente consapevolezza delle difficoltà dell’esercito ucraino si traducono in una percentuale risicata per la vittoria di Kiev, data come meno probabile rispetto a quella di Mosca (7% contro il 23%)”.
Proseguiamo: “Circa un italiano su due – scrive ISPI – ritiene che l’Ucraina dovrebbe accettare un negoziato a fronte di un’offerta russa di un ritiro, anche parziale, dai territori occupati. Ma ancora più interessanti sono le posizioni dell’altra metà o quasi (44%) di italiani che ritiene che l’Ucraina dovrebbe accettare di negoziare anche a condizioni nettamente meno favorevoli: quasi un italiano su cinque (18%) pensa infatti che l’Ucraina dovrebbe accettare anche un semplice cessate il fuoco, mentre uno su quattro (26%) ritiene addirittura che un negoziato dovrebbe cominciare ad ogni condizione. Solo il 6% degli intervistati ritiene invece che l’Ucraina non dovrebbe accettare un negoziato di pace in nessun caso”.
Infine: “Gli italiani – scrive ISPI – restano nettamente favorevoli quando si tratta di inviare aiuti umanitari all’Ucraina (74%) o di accogliere i profughi in fuga dal conflitto (68%). Pur rimanendo maggioritario, il sostegno comincia a diminuire quando si passa agli aiuti finanziari diretti nei confronti del governo ucraino (55%) e alle sanzioni contro la Russia (52%). Chiara opposizione, invece, all’invio di armi a Kiev: circa un terzo degli italiani (32%) si dice favorevole, ma ben cinque su 10 che si pronunciano in maniera contraria. Per quanto riguarda nello specifico l’invio di armi, i più contrari all’invio si trovano alle ali estreme dello schieramento politico: si dice contrario il 58% degli elettori che si collocano a sinistra e il 70% degli elettori di destra. Maggioranza relativa di favorevoli all’invio, invece, tra gli elettori di centro (44% favorevoli, 37% contrari) e di centrodestra (47% favorevoli, 45% contrari)”.
Cosa direbbero gli italiani, che già la pensano così, di un coinvolgimento diretto di militari italiani, scarponi sul terreno, in trincea a morire?
Un’indagine sarebbe interessante, non solo per l’Italia.
Sicuramente in Usa nessuno pensa di mettere militari statunitensi a combattere direttamente in Ucraina.
E allora? I pigmei europei, oltre a chiacchierare e a fare i rodomonti, pensano davvero di inviare truppe sul fronte contro la Russia?
Siamo in presenza di ciarlatanerie belliche che nulla hanno a che fare con la realtà della guerra e che molto hanno a che fare con l’esigenza di imbonire la gente per convincerla che siamo in emergenza e che bisogna mettere a disposizione i risparmi.
In Italia qualcuno che senza chiedere permesso ha prelevato dai conti correnti c’è stato e si chiama Giuliano Amato.
Non vorremmo che, sulla scorta dell’esperienza, qualcuno pensasse al furto con destrezza dei nostri portafogli.
L’obiettivo della ciarlataneria guerriera è uno solo: le nostre tasche.





