Dopo 10 anni non è cambiato nulla. Questo è il titolo dell’articolo che il dr. Pietro Bartolo, per trent’anni medico di famiglia a Lampedusa, scrive sulla rivista mensile fondata da Pietro Nenni “Mondoperaio”. Ricorda la strage del 3 ottobre 2013 al largo di Lampedusa, in cui morirono 368 persone, uno dei naufragi più drammatici del Mediterraneo. Scrive testualmente: “Non dimenticherò mai quel giorno. I sacchi di cadaveri venivano adagiarti senza sosta sulla banchina Favaloro. Ricordo i lamenti dei sopravvissuti e i pianti di chi aveva perso una persona cara durante il viaggio”. Continua dicendo: “Molti di noi, compreso il sottoscritto, allora ancora medico di famiglia a Lampedusa, credevano che di fronte a quelle bare i governi nazionali, l’Unione Europea e il mondo intero avrebbero cominciato a guardare alla migrazione come a un fenomeno strutturale e non a un’emergenza, evitando il ripetersi di altri naufragi”.
L’operazione italiana “Mare nostrum” per salvare vite umane in mare, portata avanti solo per un anno “era sembrata a molti l’inizio di una svolta, di una nuova era”. Oggi, il dr. Pietro Bartolo, afferma : “a distanza di 10 anni, possiamo dire che poco o nulla è cambiato da quell’ormai lontano 3 ottobre 2013. Invece, credo, ci siano stati dei passi indietro “. Il dr. Pietro Bartolo, divenuto parlamentare europeo del gruppo Socialisti e Democratici (S&D), ricorda che sono in corso i negoziati per approvare il nuovo Patto sulla migrazione entro la fine della legislatura del Parlamento europeo, ma l’esito è tutt’altro che certo.
Il meccanismo di solidarietà tra gli Stati membri con la ricollocazione automatica dell’80% dei richiedenti asilo in tutti i Paesi dell’Unione, approvato dal Parlamento europeo dopo un lungo e laborioso negoziato in seno alla commissione LIBE (Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni al Parlamento Europeo) non sembra – sottolinea Bartolo – essere tra le priorità del Consiglio dell’Unione Europea. Secondo il dr. Bartolo, ” essere un eurodeputato non era nel mio progetto di vita.
Nel 2019, quando ho deciso di candidarmi, l’ho fatto perché mi sentivo impotente di fronte a tanta sofferenza e violenza “. Sin dall’indomani del naufragio di Lampedusa, il dr. Bartolo, dichiara di ” aver iniziato a raccontare quello che avevo visto negli anni, prima ai giornalisti e poi nelle scuole, per cercare di mettere un freno alla narrazione tossica che la destra ha sempre fatto del fenomeno migratorio. Essere testimone di eventi così devastanti ti investe di una grande responsabilità”.
Andare a Bruxelles è stato e continua ad essere un’ulteriore spinta per questo impegno, afferma il divenuto on.le Pietro Bartolo, il quale ” è convinto che solo la politica possa davvero cambiare la gestione dei flussi migratori”. Ma Pietro Bartolo, “è anche convinto che bisogna uscire da questa folle e continua corsa elettorale e tornare alla vera ragione del fare politica: il progresso della nostra società e il bene comune”. Le mie previsioni, afferma l’on. Bartolo, “erano sbagliate e il motivo è semplice : su questi temi non c’è unanimità di intenti in Europa”.
L’approvazione del Patto sulla Migrazione “è un’altra opportunità per cambiare questa situazione, ma solo se al centro del Patto porremo la solidarietà tra gli Stati membri e nei confronti dei migranti”. L’on.le Bartolo, afferma: “credo che sui valori fondanti dell’U.E., sul rispetto e la tutela dei diritti umani e della democrazia, non possiamo e non dobbiamo scendere a compromessi”. Conclude con le parole di un grande progressista, il nostro David Sassoli, per il quale l’Europa era “una grande potenza di pace posta tra l’Atlantico e gli Urali, posta al di sopra del grande continente africano dove gli europei stessi sono andati a rubare tutto, con la schiavitù e il colonialismo, e al quale devono restituire una prospettiva di pace e di sviluppo”.
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.