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RESTI DI GUERRA FREDDA E NUOVI FALLIMENTI DELL’UNIONE EUROPEA – 2

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Segue da Capitolo 1

https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/estero/politica-internazionale/15125-resti-di-guerra-fredda-e-nuovi-fallimenti-dellunione-europea-1.html

Capitolo II – Repubblica Democratica del Congo. Il nuovo fallimento dell’Unione europea nel “grande gioco” africano  

di Paolo Raffone

Lo Stato Libero del Congo era proprietà personale di Leopoldo II re dei Belgi (1885-1908), divenne Congo Belga con lo status di “colonia” (1908-1960), dopo l’indipendenza e la lunga dittatura di Mobutu (1965-1997) si chiamò Zaïre e infine assunse definitivamente il nome di Repubblica Democratica del Congo (RDC). Si tratta di un enorme Paese che è geograficamente al centro dell’Africa, attraversato dal fiume Congo e che ha accesso diretto all’Oceano Atlantico. Secondo per estensione dopo l’Algeria, il Congo RDC ha un’estensione maggiore dell’intera Europa occidentale, una popolazione attuale di circa 100 milioni di abitanti che è proiettata a raddoppiare entro il 2050, e una ricchezza di risorse naturali ineguagliata nel mondo (minerali, terre rare, legno pregiato, ecc…). Sul territorio della RDC si trovano il 70% delle riserve mondiali di cobalto, vaste riserve di rame e coltan, e grandi giacimenti di litio per lo più non sfruttati (ufficialmente). Questi minerali sono fondamentali per lo sviluppo futuro delle tecnologie di nuova generazione, comprese le batterie per veicoli elettrici (EV).

Nella storia della RDC, le gigantesche risorse naturali sono state sfruttate principalmente dal Belgio e dalle compagnie statunitensi, come avvenne nel 1940 quando fu l’uranio del Congo Belga, dal più grande giacimento del mondo in Katanga, ad affluire negli Stati Uniti per costruire “le bombe” (1250 tonnellate di uranio che fruttarono al Belgio 2.5 miliardi di dollari)[1]. Il triangolo geopolitico USA-Belgio-Congo era cruciale allora ma anche oggi la centralità geopolitica “globale” della RDC, come vedremo, non può essere sottaciuta. Nascosti ma attivi dietro il triangolo geopolitico si celavano anche uomini d’affari sefarditi e agenti francesi, particolarmente nel Katanga dove hanno mantenuto ad oggi le loro posizioni.

Sin dall’indipendenza della RDC, dai paesi limitrofi, Ruanda e Uganda, la competizione tra il Regno Unito, la Germania e la Francia si materializzava in artificiose segregazioni e polarizzazioni etniche armate in milizie che, oltre a perpetrare massacri all’apparenza di violenza interetnica, penetravano nel territorio della RDC saccheggiandone foreste e miniere. Sfruttamento illegale di risorse naturali che attraverso “canali appropriati” raggiungono tutt’ora i mercati europei. Questo macabro gioco di interessi raggiunse il suo apice quando le milizie Hutu armate e formate dalla Francia compirono, nel 1994, il genocidio di oltre un milione di Tutsi in Ruanda. L’UE impantanata negli insuccessi delle guerre balcaniche della ex-Jugoslavia, non si accorse di nulla, così mettendo le basi per un profondo risentimento dei popoli e delle nazioni nella regione africana dei Grandi Laghi. Ad oggi, continuano le attività di milizie armate dall’esterno nel territorio della RDC. Ad esempio, le ambiguità del Ruanda anche in relazione al gruppo di guerriglieri M23 sono ben note. Prima della colonizzazione europea, le popolazioni Tutsi e Hutu vivevano da migliaia di anni attorno alla regione dei Grandi Laghi formando un insieme etnoculturale relativamente stabile.

E’ facile capire che nella RDC si perpetua da decenni non una guerra interetnica ma una guerra geopolitica figlia della Guerra Fredda! Il risentimento anti europeo, e in particolare anti francese, è fino ad oggi una costante che fa il paio con quello maturato con i recenti colpi di stato anti-UE e anti Francia nel Sahel.

Milizie genocidarie si sono nascoste nelle foreste limitrofe della RDC da dove gestiscono in proprio traffici di ogni genere mantenendo uno stato di guerriglia permanente, di collusione con governi stranieri e di sottomissione delle popolazioni locali, perpetrando documentate numerose, consistenti e gravi violazioni dei diritti umani e dei bambini costretti in schiavitù nelle miniere diamantifere, d’oro, di cobalto e di coltan. Ciò avviene in almeno tre distretti del nord-est della RDC, tra i più ricchi di risorse naturali. Dal 1999 l’ONU ha dispiegato la più grande operazione di mantenimento della pace (MONUSCO) con oltre 20000 uomini. Nel 2022, l’organizzazione regionale dell’Africa orientale (EAC) ha stabilito la propria missione di mantenimento della pace nella RDC (East African Community Regional Force – EACRF) composta da truppe del Kenya e altri paesi anglofoni.

Poche settimane prima delle elezioni presidenziali, legislative, dipartimentali e locali che si terranno insieme per la prima volta a partire dal prossimo 20 dicembre 2023 per circa quattro settimane, il presidente della RDC, Felix Tshisekedi, ha dichiarato che le truppe dell’EACRF e della MONUSCO sono “certamente inefficaci ma anche colluse con le milizie e i trafficanti” e ne ha chiesto “un ordinato e rapido ritiro”. Mentre anche la missione di osservazione elettorale dell’UE, come vedremo, ha deciso di ritirarsi per “difficoltà tecniche”, le forze di pace dell’Onu lasceranno la RDC entro fine 2023 mentre quelle dell’EAC hanno già completato il proprio ritiro. Tra le forze armate di queste missioni figura anche un contingente di 3000 peace-keepers cinesi che sembrano i soli ad essere apprezzati dalle popolazioni locali[2].

Il presidente Tshisekedi, candidato a un secondo mandato presidenziale, ha chiesto di rinegoziare gli “iniqui accordi” (Sino Congolaise des Mines – Sicomines pact) firmati nel 2008 dal suo predecessore, Kabila, con la Cina, che hanno concesso lo sfruttamento del 70% delle miniere congolesi (cobalto e rame) in cambio di opere infrastrutturali che apparentemente sono in grande ritardo di realizzazione. Il direttorato generale delle finanze della RDC ha calcolato che il valore commerciale complessivo dei minerali estratti dalla Cina è di circa 76 miliardi mentre gli investimenti cinesi nella RDC sono stati ridotti a causa delle pressioni del FMI, dagli iniziali 9 agli attuali 2.7 miliardi. Un accordo nato iniquo e diventato ingiusto!

Nel maggio 2023, Tshisekedi si è recato in una visita di stato di cinque giorni a Pechino. Da parte cinese il presidente della RDC, che è stato ricevuto con grande enfasi ed onori, è considerato un “partner strategico”. Il presidente cinese Xi ha annunciato che le relazioni bilaterali saranno “elevate e approfondite” (comprehensive strategic partnership) nel quadro di “un futuro condiviso”. I due presidenti hanno firmato vari documenti di cooperazione bilaterale in materia di investimenti, economia verde e digitale[3].

Non tutto è così semplice. Infatti, nel dicembre 2022, in occasione del US-Africa Summit in Washington, la RDC e lo Zambia avevano firmato un accordo preliminare (MoU) per sviluppare una “supply chain” per le batterie delle vetture elettriche. Una mossa della RDC e degli USA che insieme alle critiche del ministero delle finanze preoccupa Pechino. Si registra un discreto attivismo da parte del FMI e bilateralmente degli Stati Uniti, offrendo alla RDC complessivamente circa 3 miliardi di dollari di prestiti agevolati, per contrastare la dominante presenza cinese.

E’ evidente che nella RDC è in atto una competizione tra USA e Cina, con i primi avvantaggiati dalla facilità nel creare risorse finanziarie da offrire, e i secondi che restano comunque in una posizione dominante nel paese. Il presidente Felix Tshisekedi è il solo che possono bilanciare la competizione sino-americana per evitare di avere un risultato disastroso come avvenne per la ricchissima Libia che si era incautamente fidata degli europei, italiani in primis, tanto da depositare la sua enorme fortuna in banche europee.

E’ chiaro che la RDC si trova al centro delle mire esplicite di Pechino e di Washington. Invece, diversamente dal passato, il ruolo degli europei, ad iniziare da Belgio e Francia, sembra essere stato ridotto a poco più di agenti che sponsorizzano milizie ed estrazioni illegali. Non è un caso, come vedremo, che per la sua rielezione, il presidente Felix Tshisekedi abbia scelto di “mandare a casa l’UE” e di giocare una partita direttamente con USA e Cina. Un gioco ad alto rischio, non c’è dubbio. Ma cosa è stata capace di offrire l’UE a Tshisekedi per aiutarlo a “bilanciare” le due superpotenze? In che modo l’UE pensava di offrire delle garanzie alla “sua” ex colonia? Tshisekedi deve riuscire ad evitare il “bacio della morte” dei due principali contendenti mentre gli è apparso chiaro che dall’UE non poteva ricevere null’altro che seccature burocratiche e procedurali sulla condotta del ciclo elettorale.

Il Congo della Guerra Fredda, cioè quello europeo, non esiste più! La Repubblica Democratica del Congo è al centro della competizione globale, e può trarne vantaggi importanti. Una competizione grande che fa apparire re Leopoldo e i suoi cugini europei come dei signorotti di provincia in una foto in bianco e nero un po’ sbiadita. Una competizione semi-fredda che ha tutti gli ingredienti per sfuggire di mano e diventare “calda”. Sarebbe una catastrofe per l’intero continente africano e per l’UE che vedrebbe decuplicare le masse di persone che dall’Africa sub-sahariana sbarcherebbero sulle sue coste in fuga da guerre e carestie.

Tshisekedi non ha tempo da perdere. Il 20 dicembre è molto vicino, e la sua rielezione non deve soffrire o essere messa in dubbio. Liberatosi delle forze armate per la pace (MONUSCO e EACRF), utili foglie di fico per gli interessi neocoloniali europei, Tshisekedi è probabile che abbia tentato di raggiungere un accordo temporaneo di “convenienza” reciproca con Kagame, presidente del Ruanda e sponsor della guerriglia M23. Ma il ruolo di Kagame e del Ruanda resta ambiguo[4]. Allo stesso tempo, Tshisekedi sa bene che i tre principali candidati di opposizione e la Chiesa Cattolica sono residui della Guerra Fredda. In ogni caso, nonostante il tentativo interessato del Sud Africa, l’opposizione resta divisa[5]. Il Sud Africa, leader dell’organizzazione regionale SADC di cui è membro la RDC, teme che il successo di Tshisekedi con il sostegno cinese possa fare ombra al suo ruolo continentale e globale nei BRICS.

Il primo oppositore, Moïse Katumbi, ex governatore della regione del Katanga (ricca di rame) e proprietario della squadra di calcio di maggior successo del paese, è di origini greco-sefardite (il padre) e della casa reale del popolo Lunda Katanga. Katumbi è l’uomo più ricco della RDC, con un passato ricco di controversie, con vari passaporti sembra che quest’anno abbia optato per la nazionalità dello Zambia che secondo la legge congolese lo renderebbe ineleggibile. Katumbi vanta buone relazioni sia con gli americani che con i russi. Il secondo, Fayulu, un ex dirigente della ExxonMobil formatosi a Parigi che si definisce “presidente eletto”, è amico dei francesi e degli americani. Il terzo è Denis Mukwege, un premio Nobel per la pace e chirurgo ginecologico che ha trascorso gran parte della sua vita ad aiutare le vittime di violenza sessuale nel Congo orientale devastato dalla guerra, dove più di 100 gruppi ribelli si contendono il controllo delle risorse. Il cardinale Fridolin Ambongo, arcivescovo di Kinshasa, difende i vecchi interessi belgo-europei che non a caso fino a poche settimane fa erano rappresentati dal nunzio dell’Opus Dei, Ettore Balestrero. L’arcivescovo ha dichiarato che la Chiesa non ha “alcuna certezza che le elezioni saranno libere, inclusive, trasparenti e pacifiche”. Dichiarazioni rilasciate subito dopo aver ricevuto la visita dell’americana NED (National Endowment for Democracy), un organismo bi-partisan finanziato dal Congresso Usa e noto per i suoi collegamenti con la CIA[6]. Nonostante la RDC sia il più grande paese cristiano dell’Africa dove la Chiesa ha avuto da sempre un ruolo molto importante, la Commissione elettorale (CENI) ha subito accusato l’arcivescovo cattolico di fomentare la violenza post-elettorale[7]. Vecchi giochi e vecchi schemi di gioco, pensa Tshisekedi che, invece, per il suo paese vede un futuro ben diverso. D’altra parte, Trésor Kibangula, analista dell’Istituto di ricerca congolese Ebuteli di politica, governance e violenza di Kinshasa, ha detto ciò che tutti sanno da sempre: “è difficile immaginare un’elezione presidenziale congolese senza imbrogli”. E’ certo, però, che restano i rischi di violenze post-elettorali, specialmente se gli sponsor dei perdenti delle elezioni non si sentono garantiti dai vincitori e dai loro danti causa.

In gioco c’è la “fetta di torta” del business minerario congolese, non la libera espressione delle intenzioni popolari, come pilatescamente pretende l’UE.

Per capire il gioco del presidente Tshisekedi si può leggere il recentissimo libro “Une superpuissance en devenir : quand la RDC s’éveillera” (editore L’Aube) di Junior M’Buyi, fondatore di JPG Consulting Partners, una società di consulenza finanziaria che opera in più di dieci paesi[8].

Qualche estratto offre l’idea di cosa probabilmente pensa anche il presidente Tshisekedi.

“Per raggiungere la stabilità economica del paese, lo Stato dovrebbe dotarsi di strumenti come una banca nazionale. Oggi la Repubblica Democratica del Congo non ne ha una. C’è anche la necessità di istituire banche d’affari e di investimento con esperti del settore. Il Congo può svolgere un ruolo decisivo”.

“Grazie alla sua posizione centrale all’interno dell’Africa e proprio nel cuore della regione dei Grandi Laghi, potrebbe essere una locomotiva per il resto del continente africano. Da un lato, grazie al fiume Congo che attraversa il paese, la RDC ha eretto dighe idroelettriche (Inga I e Inga II). Se queste dighe funzioneranno a pieno regime, saranno in grado di fornire elettricità a tutti i paesi vicini (nove in totale) e persino all’Africa settentrionale. Dall’altra parte, c’è l’agricoltura. Se pienamente sfruttate, le risorse agricole della RDC da sole possono sfamare due miliardi di persone. Insomma, il Congo potrebbe essere in grado di sfamare tutta l’Africa”.

“Oggi, le relazioni dell’Africa con la Cina o la Russia sono partenariati economici. Penso che sia una scelta predefinita. Ricordiamoci che l’Africa e l’Europa (e la Francia) hanno una storia comune. Ma la mancanza di conoscenza del continente da parte dell’Europa e della Francia rende più facile per l’Africa rivolgersi a questi partner, che forse fanno meno interferenze politiche. L’Europa e la Francia avrebbero tutto da guadagnare gettando le basi per una relazione economica bilaterale con l’Africa in partenariati vantaggiosi per tutti. Investendo in Africa, creiamo ricchezza e posti di lavoro e formiamo le persone. Con la crescita, e attraverso l’effetto leva, i paesi europei beneficeranno automaticamente di questa crescita”.

In questo complesso ma esplicito quadro geopolitico, vediamo cosa ha pensato di fare l’Europa e l’UE.

Forte del parere positivo di una missione di valutazione sulla fattibilità e i rischi di una missione europea di osservazione elettorale (EU ExM) del luglio 2023, il capo della diplomazia europea, Josep Borrell, dopo aver consultato i governi e il parlamento ha lanciato la più grande e più importante missione di osservazione elettorale in Africa (EU EOM RDC 2023) che è composta da un Capo Osservatore, la parlamentare europea svedese del gruppo Verdi/Sinistra Nordica, Malin Björk, conosciuta per il suo impegno sulle questioni di gender e climate change, e 12 esperti “centrali” (core team) che coordinano circa 200 osservatori (42 di lungo termine, LTO) sparsi in tutto il paese e che si collega con le autorità congolesi e la Commissione elettorale indipendente (CENI) per valutare la “credibilità” del processo elettorale.

La EU EOM RDC 2023 è arrivata a Kinshasa il 21 novembre ma, nonostante il parere dei diplomatici francese, tedesco e spagnolo, è stata ritirata il 5 dicembre 2023 per decisione di Josep Borrell che in una nota diplomatica ha lamentato la persistenza di “problemi tecnici indipendenti dalla volontà dell’UE”. In realtà, i problemi tecnici nascondono quelli della sicurezza degli osservatori e delle loro comunicazioni su un territorio così vasto e nel quale si contano almeno 200 gruppi paramilitari attivi per ragioni etnico-sociali, economiche e di difesa di interessi privati, oltre ad interferenze militari di paesi limitrofi (Ruanda e Uganda). Tutti ricordiamo l’assassinio dell’ambasciatore italiano, Luca Attanasio, avvenuto a Goma il 21 febbraio 2021, ma anche i costanti rapporti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU che riferiscono dell’insicurezza nel paese e delle centinaia di morti mensili (l’ultimo rapporto mensile è di dicembre 2023[9]).

Ciò che sorprende è che la missione di valutazione di fattibilità (EU ExM, che non è accessibile pubblicamente) avesse risolto i problemi sia dell’organizzazione elettorale – mancati versamenti per oltre 300 milioni di dollari del governo alla CENI e insufficiente disponibilità di mezzi per il voto – sia della sicurezza – debole controllo territoriale dello Stato – raccomandando semplicemente “l’uso di telefoni satellitari”. Quanto è bastato a Borrell per lanciare la missione e chiedere alle autorità congolesi, in ottobre, l’autorizzazione all’uso di apparecchi satellitari. Borrell non ha mai ricevuto una risposta nonostante la EU EOM fosse invitata dal ministro degli affari esteri della RDC, Christophe Lutundula. Chissà cosa pensava Borrell. Si è mai reso conto Borrell del quadro geopolitico? Oppure, forse, burocraticamente si è trovato in un gioco più grande di lui che poi, magari su suggerimento dell’alleato americano, ha deciso di cancellare, lasciando però tutta l’Europa fuori dai giochi?

Ignorava forse Borrell che i servizi di sicurezza congolesi – ANR, guidati da un generale congolese di nazionalità belga, Christian Ndaywell – sono attivi anche negli assassini politici degli oppositori all’attuale regime? L’ultimo di cui si è saputo grazie ai report diffusi da Reporters sans Frontieres è stato Cherubin Okende, ex ministro, deputato dell’opposizione e portavoce del partito del leader dell’opposizione Moïse Katumbi, che è stato trovato assassinato il 13 luglio a Kinshasa. La stampa congolese racconta giornalmente di intimidazioni, arresti preventivi e repressione nei confronti di manifestanti ed esponenti politici di opposizione, nonché del mantenimento del copri-fuoco in almeno un terzo dei distretti elettorali del paese.

Mentre i parlamentari, come la capo osservatore svedese, hanno un ruolo sostanzialmente “decorativo”, nella composizione della EU EOM RDC 2023 attirano l’attenzione due membri. Il primo è il francese Stéphane Mondon (DCO, vice capo osservatore) che è il più importante perché è il vero capo operativo della missione ed è l’unico direttamente contrattato dai servizi della Commissione europea (FPI) con i quali ha sia una dipendenza funzionale sia gerarchica. La selezione del DCO si compie in base ai curriculum di una lista ristretta con ampia considerazione della volontà del paese di appartenenza e dei suoi interessi nel paese di osservazione. Con circa vent’anni di esperienza, Modron ha partecipato a molte missioni, sotto varie bandiere, principalmente in RDC, Burkina Faso e Madagascar. Oltre ad aver ricevuto la medaglia di bronzo della Defense National (1996), ha svolto importanti incarichi con le missioni dell’Onu nella RDC (MONUSCO 2016-2020). Il secondo è il diplomatico tedesco Martin Kobler che è membro del core team. Kobler è stato già rappresentante del Segretario Generale dell’Onu e direttore dal 2013 al 2015 della più grande e fallimentare missione di mantenimento della pace (MONUSCO), è stato inviato speciale dell’Onu in Afganistan (2010-11), in Iraq (UNAMI, 2011-13), e in Libia (UNSMIL, 2015 al 2017). Non c’è che dire, una squadra elettorale di altissimo livello!

Tuttavia, come vedremo, le autorità congolesi hanno avuto più di un motivo di sospetto su questa missione elettorale dell’UE.

Dopo la lunga dittatura militare di Joseph-Desirée Mobutu (1965-1997), che fu funzionale nella Guerra Fredda a tenere lontano l’URSS, seguirono le due guerre congolesi (1997-2003) con la partecipazione di Angola, Ruanda e Uganda (dietro i quali si nascondevano gli interessi francesi, inglesi, tedeschi e americani). Seguì il governo di transizione di Joseph Kabila che avrebbe dovuto portare a libere elezioni nel 2006 che, invece, videro riconfermare, anche nel 2011, Kabila contro Étienne Tshisekedi, noto oppositore sin dai tempi di Mobutu. Le elezioni del 2011 furono osservate dall’UE che nonostante le molte rilevate irregolarità salutò positivamente il processo elettorale raccomandando specifiche azioni di correzione per il futuro[10]. Kabila trattenne il potere oltre il limite costituzionale previsto (2016) e solo alla fine del 2018 si svolsero le elezioni presidenziali. Sul piano diplomatico, nel 2018 le relazioni tra la RDC, l’UE e il Belgio toccarono il punto più basso. La CENI annunciò all’inizio del 2019 che il nuovo presidente eletto era Felix Tshisekedi, figlio di Étienne, cresciuto dal 1985 in esilio a Bruxelles, in Belgio.

Nonostante i molti rapporti di osservazione elettorale che denunciavano brogli (L’UE non era presente), l’elezione di Felix Tshisekedi ha permesso un netto miglioramento delle relazioni diplomatiche con la RDC. All’inizio del 2018, il Belgio aveva ritirato il suo ambasciatore presso la RDC, Bertrand de Crombrugghe, a causa di “tensioni diplomatiche”, ma nel 2019 ha nominato Johan Indekeu poi spostato a Parigi nel giugno 2023. Nel 2019, l’Italia nominò ambasciatore Luca Attanasio (assassinato a Goma nel febbraio 2021), e la Santa Sede nominò ambasciatore Ettore Balestrero, porporato molto noto a Roma per i suoi legami con l’Opus Dei, il Segretario di Stato Tarcisio Bertone e gli ambienti della banca vaticana IOR. Nel gennaio 2023, papa Francesco si è recato nella RDC mettendo fine al lungo periodo inaugurato da papa Woytila nel 1985, e dichiarando che “l’Africa è degli africani e le potenze straniere devono smettere di rubarne le risorse”[11]. Un chiaro sostegno al presidente in carica Tshisekedi e alla sua volontà di riequilibrare gli accordi con la Cina. Nel giugno 2023, il nunzio Balestrero è stato nominato osservatore permanente all’Onu di Ginevra. Dopo il ritiro dell’ambasciatore dell’UE, il belga Bart Ouvry dichiarato da Kabila persona non grata nel 2018, dal 2019 l’UE è stata rappresentata dall’ambasciatore francese Jean-Marc Châtaigner che, lasciando non poche controversie sul suo operato – soprattutto in materia di gestione dei fondi europei e nella tutela dell’ambiente[12] – è stato sostituito nell’ottobre 2023, a meno di due mesi dalle elezioni presidenziali, dallo spagnolo Nicolás Berlanga Martinez. Quest’ultimo, che ha prevalentemente esperienza di sicurezza marittima nel golfo di Guinea, ha ricevuto un’accoglienza fredda da parte di Tshisekedi che ha tardato varie settimane prima di riceverne le credenziali, evento poi avvenuto quasi in coincidenza con il ritiro della missione di osservazione elettorale EU EOM RDC 2023.

Messaggio politico chiaro! L’Europa e l’UE sono fuori dal “grande gioco” africano.

La Repubblica Democratica del Congo sta uscendo dalla Guerra Fredda.

Secondo alcuni, il progetto del presidente Tshisekedi sarebbe di creare le condizioni per gestire il “banco” della competizione sino-americana alzando la “posta”. Vinca il migliore, con il quale la RDC potrà federarsi per una decina d’anni[13].

Intanto, gli Stati Uniti rinforzano il proprio attivismo diplomatico nella RDC e nella regione.

Il 1° dicembre scorso, Politico riferisce che un alto funzionario dell’intelligence statunitense ha presentato una proposta dettagliata ai leader del Congo e del Ruanda la scorsa settimana per un patto per ridurre i combattimenti nel Congo orientale e ha promesso di aiutare a far rispettare l’accordo. I leader della RDC e del Ruanda hanno in gran parte sottoscritto il piano degli Stati Uniti, che include impegni per il Ruanda a ritirare le sue forze e attrezzature militari offensive entro il 1° gennaio e per il Congo a mettere a terra i suoi droni forniti dalla Cina[14].

Questo attivismo mostra che gli Stati Uniti stanno svolgendo un ruolo molto più attivo di quanto precedentemente rivelato nel tentativo di calmare le tensioni nella regione sempre più instabile, dove il conflitto tra le forze congolesi e i ribelli sostenuti dal vicino Ruanda minaccia di degenerare in una guerra totale tra i paesi. Una prospettiva che l’amministrazione Biden vuole evitare a tutti i costi. Il 20 novembre gli Stati Uniti hanno organizzato una riunione segreta in una stanza dell’aeroporto di Kinshasa con il presidente congolese Tshisekedi e quello ruandese Kagame. Mentre l’UE si occupava di “telefoni satellitari”, Cameron Hudson, ex analista della CIA per l’Africa, ha dichiarato che “gli Stati Uniti da anni cercano di contenere la Cina in Africa e le intenzioni di Tshisekedi di rinegoziare gli accordi con la Cina vanno proprio in quella direzione. Invece, la guerra di proxy nel Congo orientale rischia di far deragliare tutto questo”[15].

Messaggio chiarissimo al Ruanda e ai paesi europei che si nascondono dietro Kagame, Francia in testa: la Repubblica Democratica del Congo non è più affare europeo!

 

[1] https://it.insideover.com/storia/usa-belgio-congo-belga-prima-bomba-atomica.html

[2] https://english.news.cn/20230801/c4a5d54e6e2045aba9be1d6624071d50/c.html

[3] https://english.news.cn/20230526/b12f8959af6b48cebe88e04f846e5caf/c.html

[4] https://www.foreignaffairs.com/africa/rwanda-congo-uganda-kagames-revenge

[5] https://www.africanews.com/2023/12/04/presidential-election-in-the-drc-delly-sesanga-joins-moise-katumbi//

[6] https://international.la-croix.com/news/politics/congolese-electoral-body-accuses-cardinal-of-preparing-the-ground-for-protests/18786

[7] https://international.la-croix.com/news/politics/congolese-electoral-body-accuses-cardinal-of-preparing-the-ground-for-protests/18786

[8] https://www.lepoint.fr/afrique/junior-m-buyi-la-rdc-une-future-superpuissance-17-10-2023-2539814_3826.php

[9] https://www.securitycouncilreport.org/monthly-forecast/2023-12/democratic-republic-of-the-congo-23.php

[10] https://www.eods.eu/library/FR%20DR%20CONGO%202011_fr.pdf

[11] https://www.aljazeera.com/news/2023/1/31/pope-condemns-poison-of-greed-stoking-conflict-in-dr-congo

[12] https://econewsrdc.com/delegation-de-lue-en-rdc-jean-marc-chataigner-quitte-la-rdc-avec-un-bilan-controverse/

[13] https://www.theeastafrican.co.ke/tea/oped/comment/dr-congo-should-federate-with-us-or-china-4377486

[14] https://www.africaintelligence.com/central-africa/2023/05/22/kinshasa-receives-first-batch-of-three-chinese-attack-drones,109976363-bre

[15] https://www.politico.com/news/2023/12/01/biden-congo-war-00129620

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