Home Politica L’eredità del debito pubblico italiano

L’eredità del debito pubblico italiano

0
debito pubblico

Un’analisi storica del deficit, tra prima Repubblica e gestione COVID

Chi ha causato il debito pubblico italiano? Quelli che hanno prodotto i disavanzi primari.

Per capire chi ha creato il debito pubblico italiano non basta guardare al debito accumulato.

Bisogna distinguere tra due fattori: il saldo primario, cioè la differenza tra entrate e spese al netto degli interessi, e il costo degli interessi sul debito già esistente.

Il primo mostra quando lo Stato genera nuovo debito con le proprie politiche di spesa e tassazione; il secondo misura quanto pesa l’eredità del passato.

La storia italiana è chiara. Il problema nasce a meta degli anni Settanta, quando i conti pubblici entrano stabilmente in disavanzo primario. Ma la fase decisiva è quella compresa fra il 1980 e il 1994.

Nel 1980 il debito pubblico era attorno al 59% del PIL; nel 1993 era circa al 119%, e nel 1994 superava il 120%. Cioè in poco più di un decennio il rapporto debito/PIL raddoppia.

Negli anni Ottanta lo Stato continua a spendere, al netto degli interessi, più di quanto incassa. Il saldo primario rimane negativo per tutto il decennio e, in diversi anni, supera il 3% del PIL in disavanzo.

Nel 1983 era pari a -2,3% del PIL, nel 1984 a -3,1%, nel 1985 a -4%, e resta negativo fino al 1994.

Il debito accumulato a causa dei disavanzi generava interessi sempre più gravosi: tra il 1982 e il 1993 la spesa per interessi fu mediamente molto elevata, amplificando la crescita dello stock.

In altre parole, la spesa primaria eccessiva costruì il problema; il costo degli interessi lo rese esplosivo.

Chi governava in quegli anni?

I governi di centro-centrosinsitra della Prima Repubblica, dominati dalla Democrazia Cristiana e sostenuti, nella fase del pentapartito, da PSI, PSDI, PRI e PLI.

In particolare, la fase di maggiore espansione del debito coincide con gli anni Ottanta: governi DC, i due governi Craxi, poi Goria, De Mita e Andreotti.

Non è una responsabilità di una sola persona o di un solo partito, ma di una classe di governo e di coalizioni che per anni hanno rinviato l’aggiustamento dei conti pubblici.

Nel 1992 l’Italia registra dopo anni un avanzo primario. Ma il debito/PIL, tuttavia, continua a salire fino al 1994 perché il costo degli interessi sullo stock già accumulato resta molto alto e l’economia attraversa una fase difficile.

Da quel momento, per i successivi 25 anni i governi di centro-destra ma anche gli altri mantengono avanzi primari. Ma operano tutti in un Paese che ha già un debito superiore al 100% del PIL: possono aumentarlo o ridurlo, ma non ne sono gli originari creatori.

La montagna di debito che ancora condiziona l’Italia viene costruita soprattutto fra il 1975 e il 1994, e la sua esplosione avviene tra il 1980 e il 1994, sotto i governi della Prima Repubblica e del pentapartito.

Dal 1992 in avanti, la questione prevalente diventa la gestione di un debito già eccezionalmente alto.

Ma si arriva al ma. Il 2020/2022 che ha riaperto una fase di forti disavanzi. Nel 2020 il saldo primario è crollato a -6,1% del PIL; nel 2021 è rimasto a -5,5%; nel 2022, era ancora negativo per circa il -3,8% secondo le revisioni Istat.

La decisione di adottare il lockdown con il crollo dell’attività economica, gli ammortizzatori sociali, hanno prodotto un deficit enorme a cui il superbonus ha dato il colpo di grazia, con un forte impatto sul disavanzo e sul debito.

In particolare, l’effetto sul debito è stato comunque rilevante: nel 2020 il rapporto debito/PIL è salito di oltre 20 punti, arrivando a circa al 155% del PIL. Tra il 2020 ed il 2023 l’Italia ha aumentato il suo debito di 454 miliardi più della meta del periodo 1970 – 1991 (814 miliardi di euro).

Autore

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui