Vediamo anche protagonisti nel dibattito politico quelli che da sempre avevamo osservato operosamente silenti nel manifestare opinioni proprio perché operosamente attivi nel garantire equilibrio
Il piacere della critica non l’ho mai trovato superiore a quello delle realizzazioni.
Così l’osservazione della politica dell’oggi mi imbarazza molto costringendo a una inversione di comportamento che non mi si addice.
Ma i fatti sono quelli che sono e il commento ad essi… conseguente al loro spesso incomprensibile accadere.
A Milano si inaugura l’intitolazione dell’aeroporto internazionale a Silvio Berlusconi.
Ennesima fonte di polemiche.
Detto che non mi è parsa una scelta indispensabile, l’atteggiamento del sindaco di Milano e dei suoi correi pidini mi è parsa la solita idiozia.
Questi ultimi potevano ben essere contrari, ma se la scelta è stata ormai determinata, peraltro superando persino le loro intemerate presso l’autorità giudiziaria, sarebbe stato istituzionalmente opportuno accettare le regole della democrazia e del buon senso.
Ma, si sa, anche quest’ultimo è un atteggiamento sconosciuto, soprattutto in una certa parte dello schieramento politico.
Rispetto alla non indispensabilità della intitolazione mi spiego.
Mi preoccupa essere con ricordi diversi… soprattutto perché significano un ineludibile trascorrere del tempo.
Certo che di illustri uomini delle Istituzioni ne abbiamo conosciuti nella storia della nostra Repubblica.
Uomini che hanno messo le basi, piuttosto solide, affinché il nostro Paese uscito distrutto dalla guerra, raggiungesse il consolidato prestigio di essere fra le primissime economie mondiali.
E, nonostante tutto, riesce a mantenerlo pur con le inevitabili situazioni che potrebbero essere migliori e che avrebbero potuto essere migliori.
Perché governare è faticosamente difficile e governare in modo perfetto è oggettivamente impossibile.
Ritornando a quegli uomini, oggi, il loro ricordo è forse nell’intitolazione di qualche via o di qualche edificio scolastico.
Pur nei lunghi decenni del potere l’auto celebrazione è rimasta al di fuori della quotidianità.
Insomma, la discrezione nell’interpretazione di un gravoso dovere quale quello di governare ha fatto premio al favore della celebrazione dei seguaci… pur postuma, recentemente postuma o più anticamente immaginata.
C’è da dire che molto è cambiato non tanto nella politica, ma perfino nell’interpretazione di quelle norme e di quei comportamenti che avrebbero dovuto mantenere un codice interpretativo costante.
Un esempio.
La Costituzione, che i soliti noti adorano nella sua inviolabilità, appunto per ciò, non mi pare abbia cambiato funzioni o ruoli delle varie istituzioni.
Eppure, oggi vediamo protagonisti quotidianamente nel dibattito politico quelli che da sempre avevamo osservato operosamente silenti nel manifestare opinioni proprio perché operosamente attivi nel garantire equilibrio e compensazione con il loro ruolo, quello a loro assegnato nella Carta.
Garanzia e controllo.
Non sto a parlare del corpo giudiziario… troppo evidentemente facile.
Non è che voglio criticare il Capo dello Stato per le sue affermazioni su ogni argomento dello scibile.
La scorsa settimana si è così trovato… tirato per la giacchetta che una volta a scuola si indossava.
Ma, salvo il mio apprezzamento più volte riaffermato, forse varrebbe quella operosità nella discrezione che prima ricordavo.
E così da Malpensa sono finito, con un facile e abusato gioco di parole, a mal pensare… portandomi fuori tema, ma non tanto.


Eugenio Baresu, ex parlamentare, già Segretario della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi. Autore, antiquario.


