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Laura Pausini satanista? Blasfemia o semplice scelta artistica?

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Laura Pausini

La follia di chi scambia un costume di scena per un messaggio demoniaco e attribuisce interpretazioni improbabili ai testi delle canzoni

Laura Pausini satanista. Sgombriamo subito il campo dai pazzi scatenati. In rete circola da mesi questa teoria, costruita su prove che definire ridicole è un complimento.

Messa in piedi da gente graziata dalla legge Basaglia, che ha chiuso i manicomi, questa follia da social ha però un merito. Ci consente di mettere a fuoco una cosa a cui ormai siamo insensibili.

La si potrebbe sintetizzare con un vecchio detto aggiornato alla società odierna: scherza con i santi, ma lascia stare i fanti (perché menano). Procediamo però con ordine.

Le puntate sono due.

La prima è del 27 marzo di quest’anno. Siamo al Yo Canto Tour a Pamplona, nella Spagna mariana con la Settimana Santa alle porte.

Nello stupore generale, Laura Pausini sale sul palco con velo nero, l’abito lungo, una corona di dodici stelle sul capo e un Bambino dorato tra le braccia.

Già è un cazzotto in bocca per un cristiano praticante, ma ancora non basta. Alle spalle della Pausini, completano il quadro le vetrate gotiche da cattedrale. Ci sono dodici stelle: non undici, non tredici.

Laura sta impersonando la Donna dell’Apocalisse, l’iconografia mariana più riconoscibile che esista.

E indovinate un po’ cosa canta, vestita così? “Hijo de la luna”, la vecchia canzone dei Mecano. La leggenda gitana di una madre che vende il primogenito alla luna in cambio di un marito. Ha fatto tombola.

Da una parte la Madre che dice sì a Dio per la salvezza di tutti. Dall’altra una donna che cede il figlio per interesse. Sovrapposte. Sullo stesso palco, con lo stesso vestito.

Questa però non è opera del demonio: è opera di uno stylist imbecille e di un direttore creativo cretino con l’intento di provocare.

Il che è peggio, perché il demonio almeno ci mette convinzione.

Va però detto che una donna intelligente come la Pausini avrebbe dovuto sentire puzza di bruciato, non di zolfo per carità, quando le hanno proposto la sceneggiata sacrilega.

Ovviamente i botti a colori sui social non si sono fatti attendere.

Rapidi come saette sono apparsi i sapienti per indicare all’ignaro mondo le prove inconfutabili del patto con il diavolo stretto dalla Pausini.

Poco è importato che fossero gli stessi che conoscono la soluzione per lo Stretto di Hormuz e che, contemporaneamente, correggono ogni formazione della nazionale di calcio.

Più dotti di un esorcista paludato, hanno individuato nell’asta del microfono due ali decorative che “chiaramente” mostrano Bafometto, l’idolo con la testa di caprone dell’immaginario satanista. Fantasia al galoppo.

Non contenti, hanno rivolto l’attenzione (impossibile trattenersi dal ridere) al testo della canzone in inglese che contiene la parola “ball” (palla) che suona come Baal, una antica divinità pagana. E, dunque, è un’invocazione occulta al demonio.

Roba da ricovero. A voler essere smaccatamente sinceri, in quella parola si vedono piuttosto le balle che raccontano. Ma, al confronto di tanta sicumera, questo è solo il giudizio di un povero scriba.

Poi c’è la seconda puntata, addirittura in mondovisione. È la finale dei Mondiali, due miliardi di spettatori sono incollati alle TV.

Laura Pausini, insieme a Robbie Williams e Nicole Scherzinger, canta “Desire”, l’inno ufficiale della FIFA. Ed ecco rispuntare la coda del diavolo, che si presenta come metafora dell’odio da sconfiggere.

Apriti cielo e spalancati terra. Per gli improvvisati teologi social è la conferma del rituale satanico planetario. Mentre, sinceramente, è solo una brutta canzone, dal testo scontato e lagnoso.

Accade poi l’incredibile.

Laura, anziché mutuare da Totò un pernacchio spettacolare e poi canticchiare “il vostro cervello se ne è andato e non ritorna più”, decide di difendersi su Instagram.

Spiega il testo riga per riga, come un’imputata al tribunale di TikTok. Assolta?

Ma quando mai. Nei processi social l’assoluzione non è prevista. Figurarsi poi in quelli per stregoneria.

Fin qui gli eventi, risibili quanto si vuole. Ma guardati in controluce mostrano una deriva: siamo diventati insensibili ai temi religiosi che fondano la nostra cultura.

Per reati immaginari, una scenografia sicuramente discutibile e una parola in una canzonetta, un’artista amatissima e con trent’anni di carriera è stata quasi condannata al rogo.

Per il reato vero, la Madonna travestita da fiaba pagana, non una domanda. Non un dibattito serio.

Il motivo è semplice: la Madonna si può tirare in ballo gratis. Non ha l’ufficio legale, non ha i fan club che ti assediano casa, non manda diffide.

Provate invece a immaginare la stessa sceneggiata con i simboli dell’Islam, durante il Ramadan.

Quanto durerebbe il tour, un quarto d’ora? Quali sarebbero le reazioni dei fedeli e quali le conseguenze? Non occorre rispondere.

Ma resta la domanda più importante: sarebbero loro nel giusto o qualcuno potrebbe ritenerli esagerati, utilizzando il metro di giudizio occidentale.

Perché da noi, il sacro cristiano è l’unico negozio dove si entra, si prende e non si paga. Lo sanno persino i paracarri e non serve neanche ricordarlo.

Lo sa perfino la Pausini, che ha pagato salato il no a Bella Ciao in una TV spagnola. La sinistra le fece scontare settimane di gogna. Mentre davanti alla Vergine ha detto sì. Il listino prezzi a quella voce, infatti, recita gratis.

E il bello è che chi si offende passa pure dalla parte del torto, collezionando epiteti come bigotto, medievale, oscurantista e, il più ridicolo di tutti, “non capisce l’arte”.

Il risultato di un simile trattamento è scontato.

Davanti a quel palco nessuno si è indignato. Gli stadi hanno cantato a squarciagola, i telefonini hanno ripreso e tanti saluti.

Con una sola eccezione ed è la beffa finale di questa storia: i matti. In un Occidente anestetizzato, sono gli unici ad aver fiutato che su quel palco c’era qualcosa di storto.

Naso giusto, ma cervello in vacanza. La profanazione era sul palco e loro sono andati a cercarla nelle ali di un microfono o nelle parole di una strofa melensa.

Dobbiamo dargliene atto, sono l’ultimo allarme antincendio rimasto in casa. Non funziona bene, suona per la sigaretta e tace per l’incendio. Ma è l’unico installato. Tutti gli altri li abbiamo staccati noi, per dormire meglio.

Fine della storia e i conti di Ferragosto si chiudono così: la Pausini si è spiegata, i soloni social si sono sfogati, stylist e direttore creativo hanno incassato, il pubblico ha cantato.

L’unica rimasta senza una parola è la Madonna. Ma tanto lei non fa causa: coi santi, oggi, si scherza gratis.

Ancora buon Ferragosto a tutti, allora. Che poi sarebbe l’Assunta. Ma anche questo, ormai, chi se lo ricorda.

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