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La casa nel bosco

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La casa nel bosco

L’immersione nella natura per ritrovare la propria essenza e contemplare la Bellezza

Ho vissuto la fanciullezza in un paesino della Sabina. I suoi ritmi di vita agreste mi hanno reso forte e armonico.

L’alimentazione era frutto della terra prima che inventassero il “bio” e il gioco aveva qualcosa di mitico.

Frequentai le elementari con la cartella di cuoio di mio nonno passata poi al cugino. C’era una sorta di sana economia nella gestione delle cose: non buttavamo quelle utili, senza per questo esserne dipendenti.

Ma poi tutto è cambiato. Niente di quello che sia fonte di vita e di felicità viene più reso disponibile, ma sostituito dal superfluo e da cose distruttive moralmente e fisicamente. Un po’ come l’ossigeno che, com’è noto, è l’elemento vitale senza il quale non si può vivere.

Ebbene, in città ci sono sempre più fonti di ossido di carbonio che non di ossigeno. Gli urbanisti complici di sindaci ignoranti o corrotti progettano parcheggi, centri commerciali, alveari abitativi e dimenticano che senza le piante respiriamo gas tossici.

Potete scommetterci che se chiedete in giro, non dico quanti elettroni ha un atomo di ossigeno (ne ha 8) ma chi lo produce in natura e come è venuto per la prima volta sulla Terra, troppe persone farebbero scena muta a dimostrazione del disinteresse dilagante su ciò che veramente conta. Però, potete scommetterci che i loro problemi respiratori li risolveranno passando dalla farmacia e comprando palate di medicine.

All’ossigeno che scarseggia non ci pensa nessuno e se qualcuno lo segnala, viene preso per fanatico e inviato dallo specialista che lo curerà di questa “fissazione” con appositi farmaci per reintegrarsi in questa bella società di malati.

Sfogliando distrattamente una vecchia rivista, ‘CasAntica’, mi saltano agli occhi quelle immagini di abitazioni, magari in campagna, arredate in stile storico medievale con buon gusto funzionale alla vita piacevole a dimensione d’uomo, come si diceva una volta, che rappresentano una sorta di rifugio spirituale dalle brutture oscene del vivere cosiddetto moderno.

Io che sono anche un cultore profondo di metapsichica, mi immagino che intriganti emozioni si potrebbero provare, di notte e nel silenzio più totale della campagna, in quei luoghi coinvolgenti.

Le considero case senza tempo, che registrano pensieri, azioni, stati d’animo, di chi le ha abitate nel corso degli anni. La prosaicità e lo squallore dei formicai metropolitani ci annullano le facoltà, ci rendono cronicamente nervosi, ci risucchiano la forza vitale fino alla depressione.

La modernità ci ha costretti e fatto pure credere che vivere in città sia intrigante, socialmente utile, si incontrano persone, si lavora e si è al passo coi tempi.

L’esperienza, invece, di vivere in un luogo sospeso nel tempo, quasi una dimora filosofale, col cervello acceso, in un’atmosfera incantata, non è come farlo nel motel sul raccordo anulare, in una stanzetta bianca stile ospedaliero, che ispirerebbe gesti insani.

Certo, pochi possono permettersi di andare a vivere in campagna, ma nessuno mi impedisce di promuovere la poesia della vita e far prendere decisamente le distanze da tutto ciò che uccide lo spirito e, infine, la voglia stessa di vivere.

E termino riflettendo sul piano della metafisica della vita.

Intanto attingere dal pozzo senza fondo – Tutto ciò che esiste proviene da un luogo che sta all’interno di ogni cosa – per vivere è l’essenza della Creazione, per effetto del quale tutte le cose esistono.

Gli atomi mangiano la massa e per questo ad essi viene conferito pure il peso, la carica elettrica alle particelle di cui essi sono composti e, non ultimo, tutta l’intelligenza necessaria per funzionare alla perfezione in grazia di Dio.

Del pari noi esseri viventi, fatti di atomi rivestiti di luce, abbiamo bisogno di alimentarci di carica erotica (il sesso è solo un effetto) e di accendere il cervello per il nostro benessere. Per effetto di come mangiamo, di dove viviamo e delle idee che ci accendono la mente, godiamo o meno del benessere.

La salute, già, da non confondere col benessere materiale legato al denaro. Foriero di salute, dunque è quello che mangiamo, la situazione funzionale a un’atmosfera erotica (l’ambiente, la casa, la contemplazione della Bellezza) e la qualità dell’informazione che entra nella nostra testa.

Non ci fa bene rimpinzarci ai nefastfood, vivere in abituri offerti dall’architettura di massa e farci bombardare di scemenze televisive. Sorprende che ci si ritrovi malati e del tutto rincitrulliti?

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