TL’importante ora è non dare ragione a Liutprando e chiudere la partita con l’Inghilterra e le sue mire egemoniche
Giorgia Meloni è una leader, rara avis in un’Unione Europea costellata di falliti, di nani e di camerieri ed è questo il motivo per il quale Donald Trump, oltre ad essere volgare, ha anche commesso un errore che non ammetterà mai, perché il suo ego ipertrofico non gli consente di capire che essere cafoni non si addice ad un leader mondiale.
Delle sue performance da bassifondi portuali ci occuperemo in seguito, ma l’errore che ha commesso è quello di non aver ammesso, e non ammetterà, che una delle due critiche rivolte agli europei: immigrazione senza regole e politica energetica folle e distruttiva, è scaduta, in quanto riguardo all’immigrazione, proprio Giorgia Meloni ha costruito nell’Unione Europea una maggioranza che ha fatto passare norme che favoriscono il respingimento dei clandestini e una regolazione dei flussi migratori.
Se uno non ha l’ego ipertrofico, ammette di aver toppato, ma per Trump il suo errore non esiste.
Nell’intervista a Maurizio Belpietro, nell’ambito del “Giorno della Verità”, Giorgia Meloni ha detto una cosa fondamentale che, però ha delle conseguenze.
Il nostro presidente del Consiglio ha detto che “noi non possiamo oggettivamente consentire che il regime degli ayatollah si doti di testate nucleari nel momento in cui ha anche – e ce lo ha ampiamente dimostrato – missili a lungo raggio. Non solo gli Stati Uniti o Israele, noi non ce lo possiamo permettere”.
Per essere conseguenti è necessario considerare che l’Iran dei pasdaran e degli ayatollah è un Paese governato da fanatici assassini che da quando sono al potere hanno dichiarato e dichiarano di voler estirpare della faccia della Terra Israele. Una banda di assassini che ha mandato a morte migliaia di persone e che solo nel gennaio scorso ha ucciso 36 mila persone.
La buffonata del controllo dell’AIEA serve solo a chiudere un conflitto ai fini delle elezioni di medio termine, ma i fanatici sciiti la boma atomica, prima o poi, tenteranno di averla e allora anche l’erbivora Europa dovrà mettere in cantiere di metterci del suo e non di stare a vedere cosa fanno gli Stati Uniti.
È solo questione di tempo, ma il tema si riproporrà, perché gli assassini fanatici sono tali e tali rimangono.
Lo stesso dicasi per la difesa della libera navigazione negli stretti, questione che riguarda i commerci mondiali e che non può soggiacere a una bada di assassini.
Anche qui non è sufficiente dire che gli europei pattuglieranno a pace fatta, perché la pace è una finzione temporanea.
Giorgia Meloni ha garantito all’Italia stabilità, nonostante tutto, e quando dico nonostante tutto intendo per tutto anche, e soprattutto, l’opposizione molteplice che sta fuori dal Parlamento.
Giorgia Meloni ha ben governato ed è auspicabile che lo faccia fino alla fine della legislatura e oltre.
Giorgia Meloni nell’intervista a Maurizio Belpietro ha assicurato che il Governo varerà il piano per dotare l’Italia di centrali nucleari prima della fine della legislatura e che già ha fatto passi in tal senso.
Ottima cosa che fa onore al pragmatismo del centrodestra e che denuda la follia ideologica dei rosso verdi proni al Green Deal, Affare Verde della City di Londra, come spiega anche Pietro Imberti in un articolo di questo giornale.
E qui si arriva al nodo sul quale Trump ha ragione e pone un problema ormai ineludibile: la fine di quest’Unione Europea, la quale è un mostro burocratico che continua ad avere una politica energetica disastrosa.
Il tema è quello di mandare a casa la von der Leyen e i suoi compari burocrati e finti politici e di chiudere la vicenda disastro di Maastricht per salvare quel che resta del Vecchio Continente.
Il Green Deal deve essere eliminato come un cancro metastatico, senza se e senza ma.
E qui credo abbia ragione Marcello Veneziani quando ricorda che Liutprando, re dei Longobardi, notava che gli italiani hanno una specialità: non sono mai servi di un solo padrone, ma sempre di due.
Non possiamo dire che Giorgia Meloni abbia il profilo della serva, anzi, credo sia, dopo Bettino Craxi, l’unico esempio di schiena dritta che l’Italia ha avuto in un asilo Mariuccia di camerieri, consulenti, estimatori di ogni altro Paese che non sia il nostro.
Tuttavia, c’è un’ambiguità che va risolta: non si può stare con gli Usa e con gli inglesi, perché gli inglesi sono la City (dove si coniugano gli interessi neocoloniali delle monarchie europee con la finanza ebraica e dove si intermediano gli affari del green).
Non solo: gli inglesi sono quelli che impedendo nel 2022 un accordo tra Kiev e Mosca, in combutta con gli USA di Joe Biden, hanno trascinato la guerra fino ai nostri giorni, disastrando le finanze europee e mettendo l’Unione Europea in rotta di collisione contemporaneamente con Mosca e con l’attuale Washington.
La dimostrazione della follia europea dalla quale è necessario prendere le distanze, anche al fine di smontarla, è la riunione di ieri e Berlino delle cinque maggiori potenze militari dell’Europa, riunitesi in vista del vertice NATO di inizio luglio.
Il formato E5 è demenziale: tre falliti filo inglesi assieme a due leader che, in teoria, dovrebbero essere allineati con gli USA di Donald Trump.
Il fallito cancelliere tedesco Merz, ha detto che si aspettava la presenza di Keir Starmer, altro fallito, nonostante si sia dimesso. Il terzo fallito è Macron, ça va sans dire.
Il gruppo E5 è stato costituito nel 2024, in un contesto di spinta europea al riarmo e di coordinamento del sostegno per Kiev.
Ecco il nodo: o stai con i falliti dell’asse inglese o con gli Usa.
Al vertice del G7 della scorsa settimana, al quale hanno partecipato sia Trump, sia il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, i leader hanno concordato di aumentare le forniture di sistemi di difesa aerea all’Ucraina, rafforzare le sanzioni contro la Russia e concedere alle aziende ucraine licenze per la produzione di missili a lungo raggio e sistemi di difesa aerea.
In quella e in altre occasioni Zelensky ha chiesto all’Europa di fare di più, anche per compensare l’affievolimento degli sforzi diplomatici statunitensi per porre fine ai combattimenti.
In seguito, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha deciso di muoversi per riaprire i canali diplomatici con la Russia, mossa criticata nel corso della riunione del Consiglio della settimana scorsa da Macron e dal cancelliere tedesco Friedrich Merz (i falliti al carro degli inglesi), che insieme ad altri leader UE hanno frenato sulla prospettiva che lo stesso Costa venisse nominato rappresentante dell’UE per eventuali negoziati con Mosca.
Critica inutile, in quanto Mosca ha detto a chiare lettere che non parla con Bruxelles, ma con Washington.
Capire che l’Unione Europea è un ostacolo a qualsia cosa è sempre tardi, ma non è il caso di disperare. Il cadavere puzza e prima o poi dovrà essere sepolto.
Dulcis in fundo, una carrellata sul campione dell’insulto.
Joe Biden ha definito Vladimir Putin “criminale di guerra”, “macellaio”, “stronzo pazzo”, “dittatore assassino”. Bill Clinton rivolto a Netanyahu ha detto: «Chi cazzo pensa di essere?». Barack Obama (in privato su Netanyahu, a microfono aperto): «Sei stanco di lui; e io? Io devo trattare con lui ogni giorno» (in risposta a Sarkozy che lo definiva bugiardo). Henry Kissinger, in commenti privati duri, come quello su Indira Gandhi: «cagna e strega».
In generale, gli insulti pubblici diretti sono rari nella diplomazia tradizionale (per evitare crisi internazionali), ma Trump ha normalizzato un approccio più personale e mediatico.
Donald Trump ha battuto ogni record mondiale. Ha chiamato Kim Jong-un (Corea del Nord): “Little Rocket Man” (Piccolo Uomo Razzo) e ha vantato il suo “bottone nucleare” più grande. Justin Trudeau (Canada) è stato definito: “Dishonest & weak” (Disonesto e debole) e “two-faced” (faccia da ipocrita).
Emmanuel Macron si è beccato commenti personali sulla moglie Brigitte che lo tratterebbe “estremamente male” e sul fatto che Macron stesse “recuperando da un destro alla mascella”.
L’inglese Keir Starmer è stato così definito: “This is not Winston Churchill that we’re dealing with” («Non è un Winston Churchill quello con cui abbiamo a che fare»). Anche Papa Leone XIV s’è preso i suoi insulti: “Weak on crime” (debole sulla criminalità) e «terribile in politica estera».
Benjamin Netanyahu in una telefonata riportata si è sentito dire: “Sei completamente pazzo… Ti sto salvando il culo… Che cazzo stai facendo?”. Trump ha anche usato espressioni come “shithole countries” (paesi di merda) per alcune nazioni africane e Haiti.
In fondo, se diciamo che è un cafone siamo dei gentlemen.





