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La priorità è tornare a studiare le varie forme di leadership

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In Europa leader funzionali solo alle proprie clientele di riferimento

Siamo in un mondo politico, quello italiano ed Europeo, esageratamente stracolmi di azzecca garbugli e presunti furbi. Risultato uno spettacolo squallido dove la burocrazia senza anima pretende di assumersi ruoli che per natura non possono competerle.

Il vuoto di leadership è palese.

La mastodontica burocrazia, che per sua natura non può avere visione politica e quindi strategia, opera per depotenziare una cultura che dia un anima e una griglia di regole democratiche che portino ad una vera selezione di una leadership funzionale e autorevole.

Le sabbie mobili dove si è immersa la UE di Maastricht e uno spettacolo indecoroso sotto ogni punto di vista.

Il ridicolo ha affossato anche astruse ideologie. Serve prenderne atto.

E pensare che si fanno pure pagare le spese per la difesa e chiedono “deleghe informali certificati di rappresentanza” per giocare – ma con garanzia di paracadute e di tutela personale – ad un tavolo dove i vecchi paradigmi di Yalta di fatto oggi vengono ridisegnati e aggiornati secondo l’esigenza di nuove regole di stabilità. Chi chiede deleghe non è in grado di percepire la realtà dei nuovi paradigmi che si vanno costruendo.

Quello che è penoso nel contesto dei Paesi della UE e che chi rivendica burocraticamente un ruolo da leader lo pratica sulla base di una delega espressa da una leadership saggia o irrazionale che sia, ma è tale perché opera sul campo e ha una visione.

Idee come quella di nuovi paradigmi che hanno l’ambizione di poter produrre stabilità su questioni fondamentali come la strategia energetica, le grandi infrastrutture internazionali, lo sviluppo della IA attraverso protocolli di sicurezza.

Idee strategiche che possono non piacere, perché mettono in un angolo rendite di posizione come parassitarie e evidenziano con nuovi percorsi i nuovi bisogni e le nuove priorità imposte da una strategia energetica dove l’introduzione del fenomeno della IA – intelligenza artificiale – porta ad una forte domanda stabile di strategia energetica.

Gli effetti sono intuibili, ma questo è il prezzo da sviluppare per garantire un paradigma centrato su trasparenza ed efficienza in tutti i servizi di pubblica utilità.

Effetti sicuramente significativi anche per il proseguo del welfare e sui temi di sviluppo diffuso e di sicurezza.

Questo costringe tutti, Stati e persone individuali, a prendere atto del disastro prodotto della manipolazione della politica avventuristica e pretestuosa – dove si costruivano manipolazioni di ampio spettro sui temi ecologici – che in realtà ha solo stabilizzato un potere sui pilastri storici garanti della rendita parassitaria.

Un simbolo evidente e palese ha riguardato la politica del Green Deal, che ha avuto la sua attuazione nell’epicentro – mal calcolato per i suoi effetti perversi – nella delega monopolistica di contrattazione alla borsa di Londra come unico luogo dove venivano contrattati i certificati Verdi e Bianchi come elementi compensativi di una continuità di inquinamento specialmente per l’industria cinese.

Risultato evidente a tutti: la delocalizzazione dell’industria europea verso la Cina, ai paesi Ue il costante aumento delle accise a carico delle industrie e a tutto tondo delle persone fisiche.

Una risposta adeguata a tale disastro può essere affrontata solo in un quadro di riferimento internazionale dove leadership razionali possono sforzarsi di costruire un percorso di reciproca legittimazione per garantire stabilità e certezza di investimenti produttivi, servizi transnazionali efficienti e stabili.

Un percorso che rimetta in gioco rendite di posizioni, grandi e piccoli diritti strumentali di veto.

La cronaca giornaliera indica che tanti sono i nodi che stanno venendo al pettine: teste che cadono perché non sono in grado di percepire un principio di realtà in itinere.

Il problema centrale di fondo  in Europa riguarda quasi tutti i Paesi dove leader temporanei – molto carenti e in deficit nella percezione della realtà reale – hanno pensato di supplire a questa carenza fondamentale per impostare un gioco che non prevede bisogno di capacità di sintesi sul piano della geopolitica ma liturgie e trappole inconcludenti per affermare un presunto diritto di veto.

Risultato di fronte a tutti? Lo spettacolo del Green Deal è la palese cartina di tornasole certificata.

Questa è la conseguenza principale della loro autodelegittimazione: leadership di cartapesta solo capaci di mettere le mani in tasca usando il bieco autoritarismo della burocrazia della Ue di Maastricht.

Oggi sarebbe per molti politici tornare a studiare il principio e i fondamentali che regolano le varie forme di leadership secondo un grande e autorevole studioso di leadership Wilfred Bion, “la leadership non è una competenza innata o una prerogativa personale del singolo, ma una funzione inconscia del gruppo. Il gruppo seleziona (o crea) un leader per soddisfare i propri bisogni emotivi latenti e gestire le ansie profonde.”

Forse solo così si può tornare a capire – senza insistere nel fare impropriamente il ruolo dello psichiatra salvaggio- il ruolo dei “ leader Chiocciola “ funzionale solo alle proprie clientele di riferimento che alla fine si azzoppano da sole.

Ecco perché serve oggi avere il senso della percezione della realtà  e una visione funzionale alla pace e alla stabilità

 

Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

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