A cura di Agenzia Nova
Trump: “Negoziati costruttivi con l’Iran, ma Hormuz resta bloccato fino alla firma dell’accordo”
Il presidente Usa ha ringraziato i Paesi del Medio Oriente per il loro sostegno e ha aperto alla possibilità che Teheran aderisca agli Accordi di Abramo
I negoziati con l’Iran procedono “in modo ordinato e costruttivo”, ma il blocco dei porti iraniani “resterà in pieno vigore fino a quando un accordo non sarà raggiunto, certificato e firmato”.
Lo ha scritto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sul proprio profilo Truth Social.
Il capo della Casa Bianca ha precisato di aver istruito i propri rappresentanti a “non affrettarsi” perché “il tempo è dalla nostra parte”, aggiungendo che “entrambe le parti devono prendersi il loro tempo e fare le cose per bene”.
Il presidente ha paragonato i negoziati in corso all’accordo nucleare del 2015 siglato dall’amministrazione dell’ex presidente Barack Obama, definito “uno dei peggiori accordi mai conclusi dal nostro Paese” e “una via diretta verso lo sviluppo di un’arma nucleare da parte dell’Iran”.
Trump ha sottolineato che la relazione con Teheran si sta trasformando in “qualcosa di molto più professionale e produttivo”, ribadendo tuttavia che l’Iran “non può sviluppare o procurarsi un’arma nucleare”.
Il presidente USA ha infine ringraziato i Paesi del Medio Oriente per il loro sostegno e ha aperto alla possibilità che l’Iran aderisca agli Accordi di Abramo.
L’accordo degli Stati Uniti con l’Iran non sarà annunciato oggi perché mancano ancora diversi dettagli da definire e ci sono ancora divergenze su alcune formulazioni, riferisce “Axios” citando un alto funzionario dell’amministrazione Trump.
“Alcune parole sono importanti per noi e alcune parole sono importanti per loro”, ha spiegato il funzionario, aggiungendo che il sistema iraniano “nella sua configurazione attuale non si muove rapidamente” e che ci vorranno diversi giorni perché l’accordo ottenga tutte le approvazioni necessarie.
Il funzionario ha precisato che, secondo le informazioni d’intelligence ottenute dagli Stati Uniti, la Guida suprema della rivoluzione islamica Mojtaba Khamenei avrebbe approvato il modello generale dell’accordo, ma che “se questo si tradurrà in un accordo finale è ancora una questione aperta”.
Tregua di 60 giorni, negoziati sul nucleare e riapertura di Hormuz nella bozza d’intesa
L’accordo che Stati Uniti e Iran sono vicini a firmare prevede un’estensione del cessate il fuoco di 60 giorni durante la quale lo Stretto di Hormuz verrebbe riaperto, l’Iran potrebbe vendere liberamente petrolio e si terrebbero negoziati per limitare il programma nucleare iraniano. Lo riferisce “Axios”, citando fonti vicine ai colloqui.
Sia il presidente USA Donald Trump che i mediatori hanno indicato che l’accordo potrebbe essere annunciato oggi, 24 maggio, anche se non è ancora finalizzato e potrebbe ancora saltare. Nel dettaglio, entrambe le parti firmerebbero un protocollo d’intesa della durata di 60 giorni, prorogabile per mutuo consenso.
Durante questo periodo lo Stretto di Hormuz sarebbe aperto senza pedaggi e l’Iran si impegnerebbe a rimuovere le mine per consentire il libero transito delle navi. In cambio, gli Stati Uniti revocherebbero il blocco dei porti iraniani e concederebbero alcune esenzioni dalle sanzioni per permettere all’Iran di vendere petrolio liberamente.
Una fonte governativa statunitense ha precisato che più rapidamente l’Iran rimuoverà le mine, più rapidamente verrà revocato il blocco, definendo il principio chiave dell’accordo quello di “concessioni in cambio di risultati concreti”.
L’Iran aveva chiesto lo sblocco immediato dei fondi congelati e una riduzione permanente delle sanzioni, ma Washington ha chiarito che ciò avverrà solo a fronte di concessioni tangibili.
Sul fronte del nucleare, la bozza del memorandum include impegni dall’Iran a non sviluppare mai armi nucleari e a negoziare la sospensione del programma di arricchimento dell’uranio e la rimozione delle scorte di uranio altamente arricchito. Teheran avrebbe già fornito ai mediatori impegni verbali sulla portata delle concessioni che è disposta a fare.
Le forze statunitensi mobilitate negli ultimi mesi rimarranno nella regione durante i 60 giorni e si ritireranno solo in caso di accordo definitivo. La bozza prevede anche la fine della guerra tra Israele e Hezbollah in Libano, condizione che ha suscitato preoccupazione del premier israeliano Benjamin Netanyahu, espressa durante una telefonata con Trump il 23 maggio.
Un funzionario statunitense ha tuttavia precisato che non si tratterebbe di “un cessate il fuoco unilaterale” e che Israele sarebbe autorizzato ad agire qualora Hezbollah tentasse di riarmarsi o di provocare attacchi.
Sempre ieri Trump ha sondato diversi leader arabi e musulmani in una conferenza telefonica – tra cui i vertici di Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Egitto, Turchia e Pakistan – e tutti si sono detti favorevoli all’accordo.
Il Pakistan ha svolto il ruolo di principale mediatore, guidato dal feldmaresciallo Asim Munir che si trovava a Teheran venerdì e sabato. Nelle ultime ore, Trump – che aveva oscillato tra il proseguimento dei negoziati e il lancio di una ondata di attacchi contro l’Iran – si sarebbe orientato verso la soluzione diplomatica.
Se le richieste sul programma nucleare iraniano venissero soddisfatte, Trump sarebbe pronto a “resettare” le relazioni con Teheran e a offrire all’Iran la possibilità di sviluppare appieno il suo potenziale economico, che il presidente USA ritiene “enorme”.





