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Disinformazione, la prima vittima è la Politica

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Disinformazione, la prima vittima è la Politica

Urge ridiscutere i rapporti tra poteri in una società matura e democratica

Nel mondo civile e nei nostri codici, gettare fango su una persona, a maggior ragione se fatto a mezzo stampa, è un reato e come tale viene perseguito.

Nella realtà italiana è diventato, ormai da anni, diritto di cronaca. E viene esaltato. Soprattutto se la vittima è un politico: la notizia come clava fa “vendere”.

Nel mondo civile, e negli strumenti della nostra civiltà giuridica, alla dimostrazione che hai sbagliato nell’esprimere un giudizio negativo segue il risarcimento del danno eventualmente provocato ma anzitutto scuse, pubblicizzate con la stessa risonanza che ha avuto l’errore fatto.

Per i maître à penser nostrani chiedere questo significa fagocitare una qualche libertà non meglio specificata, da scegliere in un lungo elenco di diritti intangibili.

Poi, ai media tradizionali, si sono aggiunti i social. Sono entrati a gamba tesa in questo scenario falsato. E sono diventati la distorsione eletta a linguaggio comune, tra gente comune, su cose comuni ed in comune.

Qui la “creatività” è al suo massimo nelle offese e nella invenzione di mostri: ma c’è anche tanta disinformazione. Aiuta in questo il nuovo strumento: l’AI.

È usato per inventare una realtà che non c’è: una foto, un episodio, un filmato, una testata, un giudizio. Ma non è invenzione neutra. Serve a qualcuno. Colpisce qualcuno. Specula su qualcosa. Ed è nella mani di una moltitudine di incontrollabili.

C’è chi la usa per sfogare solo genericamente le proprie frustrazioni, altri le proprie insicurezza o il disagio di una generazione. Produce, in questo caso, domande, prima che cattiverie. Ma altri sanno bene contro chi, perché, con quali effetti produrre menzogne.

Il concetto di intangibilità della libertà “di pensiero” comporta, nell’attuale mainstream, atteggiamenti che vanno ben oltre il non procedere a censure.

Sembra ignorarsi il precetto che quando un mezzo – che sarebbe di progresso per la scienza e per la conoscenza – diviene arma per controllare e indirizzare, più o meno direttamente, il contesto civile attraverso i suoi umori, e dunque i giudizi, e dunque gli atteggiamenti, e dunque i comportamenti, in questo c’è il segno di una civiltà che muore.

Per inedia dei veri valori che potrebbero opporsi. Anzi, dovrebbero.

La prima a soccombere è la politica. Preda di sciacallaggio. Con l’informazione che, usando i nuovi strumenti in modo cinicamente strumentale, diventa non espressione di una libertà, ma di una studiata ricerca di sottomissione del pensiero agli altrui ragionamenti.

È la dimostrazione di un modo di pensare distorto, che provoca valutazioni distorte di politiche distorte da menti politiche distorte. È la conseguenza di anni di deformazione dei concetti di libertà, di dignità, di verità.

Sento qualche timido bisbiglio sul valore negativo dei social e su cosa poter fare per rendere i pericoli che comporta meno pungenti.

Credo che sia sbagliato affrontare solo questo problema senza aver affrontato – e prima – quello più generale del valore dell’informazione corretta. E, dunque, ridiscutere dei rapporti tra poteri in una società matura e democratica. Senza infingimenti.

Già, poteri. Quello dell’informazione è un potere, importante, significativo, e senza alcuna regola ma neanche esplicita autoregolamentazione. Il quarto potere.
Di comune accordo, senza forzature, ed in sintonia con esso è questo che va messo sul tavolo.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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